FORZA, GIUSTIZIA, LEGGE E POLITICA NEL PENSIERO GRECO E IN PLATONE
il rapporto tra forza e giustizia costituisce una delle ossessioni centrali della cultura e della
letteratura greca, una linea di continuità che attraversa autori diversi e si manifesta in contesti storici
e filosofici differenti.
Il problema fondamentale è stabilire se la giustizia rappresenti un limite alla forza o se, al contrario,
coincida con essa.
ESIODO
Esiodo affronta questo tema nella sua opera "le opere e i giorni" all'interno dell'apologo dello
sparviero e dell'usignolo in occasione del processo con il fratello.
l'apologo mostra come si comportano gli esseri viventi quando non rispettano la giustizia: lo
sparviero incarna la forza che si impone, mentre l'usignolo rappresenta il debole schiacciato.
dimostra che la giustizia non può essere la legge del più forte.
La prepotenza non schiaccia soltanto i deboli, ma conduce anche ai forti sventure future.
Nel brano successivo all'apologo Esiodo compie un'operazione ulteriore, affermando che la
giustizia non è solo giusta ma anche utile.
Si introduce così il rapporto tra giustizia e utilità: per Esiodo la giustizia è causa dell'utilità.
Questa relazione verrà ripresa anche da altri autori che però rovesceranno il rapporto, sostenendo
che la giustizia è conseguenza dell'utilità.
Un episodio che afferma l'alternativa opposta, secondo cui all'origine di tutto vi è la forza, è
raccontato da Tucidide nella “guerra del Peloponneso”.
gli ateniesi si recano sull'isola di melo, che in quel momento non intende schierarsi, e impongono la
fedeltà ad Atene.
Per porre fine alla discussione avanzano un argomento definitivo: esiste una legge che vale sempre,
quella per cui i forti comandano e i deboli periscono.
Questa sarebbe una legge naturale, valida universalmente, e gli ateniesi aggiungono che, sei mesi si
trovassero nella stessa posizione, farebbero esattamente la stessa cosa.
ANTIGONE E CREONTE
il dialogo tra Antigone e Creonte rappresenta una delle più importanti manifestazioni del confronto
tra diritto naturale e diritto positivo.
la donna risulta essere esponente del diritto naturale, della legge superiore che la portò a trasgredire
le norme della città, sommamente ingiuste, di cui si faceva garante Creonte, che impone la sua
autorità per processare Antigone che aveva usato seppellire il fratello pollice quando lui lo aveva
espressamente vietato in quanto egli era traditore della città.
Antigone segue quella che per lei era la legge del sangue, in quanto temeva più una punizione
eterna da parte degli dèi piuttosto che una terrena da parte di chi impone la legge derivante
dall'ordinamento della città.
possiamo leggere l'atteggiamento di Creonte e il tentativo di tenere salda la tradizione della Polis
che vedeva come fondamento della città e unione delle sue parti il nomos, la legge che prevaleva sul
genos.
L'eccessiva violenza però aveva portato la città di sgrida mento stesso ma che, risultando non
giusta, aveva avuto l'effetto opposto. Secondo Esiodo, infatti, il diritto non è solo una negazione
della forza ma anche l'espressione dell'utilità dell'intera comunità e non solo di chi comanda.
tuttavia, come sottolineano Hegel e altri interpreti, lo scontro non è soltanto giuridico ma anche
politico e sociale. Antigone difende una modalità di convivenza fondata sul sangue, sui legami
familiari e sui clan, mentre Creonte difendono nuova idea di comunità politica, quella della Polis,
che supera il sangue e richiede obbedienza alle leggi comuni.
da un lato vi è l'idea che bisogna sempre obbedire a chi comanda, dall'altro la consapevolezza che
una comunità politica implica obbedienza, poiché se ciascuno disubbidisce alle leggi che ritiene
ingiuste la città sarebbe invivibile.
Vi sono dunque delle ragioni anche dalla parte di Creonte.
Antigone trova la soluzione al conflitto tra legge ingiuste e giustizia attraverso il sacrificio:
disobbedisce consapevolmente e paga le conseguenze della sua disobbedienza.
Ciò che rende credibile la disobbedienza civile è proprio il sacrificio.
SOFISTI
I sofisti, attivi ad Atene tra il V e il IV secolo a.C., affrontano il rapporto tra natura, legge e forza.
Fonte, nel trattato sulla verità mostra cosa significa concretamente quando la forza coincide con la
giustizia.è giusto obbedire alle leggi della città quando vi sono testimoni, ma quando non vi sono è
meglio obbedire alle leggi della natura, secondo cui il forte prevale sul debole.
Le leggi della natura sono originarie e quindi più forti di quelli della città. Se si viola una legge
della città e si viene scoperti si subisce una sanzione, ma se non si viene scoperti non si subisce né
una punizione n&eacut
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La giustizia e la forza: alle origini del pensiero politico
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