FISIOLOGIA. 13/10.
Come funzionano e cosa sono le cellule eccitabili?
Le cellule eccitabili sono le cellule che formano i muscoli ma non solo il
muscolo scheletrico.
Tratteremo la biofisica delle cellule eccitabili e parleremo dei segnali elettrici.
Le cellule muscolari, i neuroni parlano tra di loro attraverso segnali elettrici: se
una cellula si contrae è perché ha ricevuto o ha generato un segnale elettrico.
Quindi noi andremo a vedere quali sono i meccanismi alla base della genesi dei
segnali elettrici.
Per cellula eccitabile si definisce una cosa ben specifica: è una cellula che è
capace di modificare nel tempo, in base all’arrivo di determinati stimoli, il
proprio potenziale di membrana.
Le cellule, quindi, hanno un potenziale di membrana ossia hanno una differenza
di potenziale tra l’esterno e l’interno della membrana plasmatica ossia del
rivestimento che identifica la cellula. Il potenziale è come una batteria che si
misura in millivolt. Normalmente per la maggior parte delle cellule non
eccitabili questo valore di potenziale di membrana è costante nel tempo ossia
se la batteria ha x millivolt quella rimane sempre uguale nel tempo
indipendentemente da ciò che succede.
Tutte le cellule del nostro corpo hanno un potenziale di membrana. E tutte le
cellule non eccitabili fanno si che questo potenziale di membrana sia sempre
costante nel tempo.
Le cellule eccitabili hanno una marcia in più: questo potenziale può cambiare
nel tempo in seguito all’arrivo di determinati stimoli quali l’arrivo di molecole
piuttosto che altre cose.
Le cellule eccitabili, quindi, sono i neuroni per eccellenza ma anche le cellule
muscolari sia del muscolo scheletrico (attaccato alle ossa che serve per il
nostro movimento) sia del muscolo cardiaco (volontario) e con il muscolo liscio
(involontario).
Per studiare la biofisica delle cellule eccitabili dobbiamo soffermarci su 4 punti:
-trasporti di membrana.
-potenziale di membrana
-potenziali graduati e potenziali d’azione.
-trasmissione sinaptica.
TRASPORTI DI MEMBRANA
Che cos’è la membrana plasmatica?
La membrana plasmatica è una sorta di barriera che separa fisicamente una
cellula dal resto. Dobbiamo pensare una cellula come un insieme di cose
compartimentalizzate all’interno di questa barriera della membrana plasmatica
e che la isola dall’ambiente esterno. Questo isolamento non deve essere un
isolamento totale perché la cellula ha una propria identità ma non può essere
isolata dall’ambiente esterno (non saremmo un organismo). Tutti gli organi
interagiscono tra di loro perché le cellule interagiscono tra di loro. Quindi la
membrana plasmatica non è semplicemente un muro che separa l’interno della
cellula dall’esterno, ma è una barriera che preserva l’identità cellulare e al
tempo stesso le consente lo scambio di informazioni con l’esterno da e verso
l’esterno. Dunque, la membrana plasmatica isola la cellula, le da una forma ma
al tempo stesso le consente di comunicare con l’esterno.
Come fa la membrana plasmatica ad isolare la cellula?
Il liquido intracellulare ha una composizione completamente diversa da quello
che è il liquido extracellulare. Di base c’è l’acqua ma cambia la composizione.
In particolare, ciò che cambia è la quantità della natura di particolari molecole
(ma non sono molecole) chiamate ioni quali per esempio il sodio. Abbiamo
quindi atomi che hanno acquisito o perso cariche. La quantità e la natura di
questi ioni è diversa tra l’interno e l’esterno della cellula.
Come si isola l’acqua da una parte e dall’altra? Devo metterci una barriera
impermeabile all’acqua tramite elementi idrofobi, per esempio, i lipidi che per
definizione sono idrofobi (basta vedere una goccia di olio che nell’acqua
galleggia e non si miscela).
Quindi la mia barriera contiene lipidi però se contenesse solo lipidi questa
barriera respingerebbe in tutto e per tutto l’acqua quindi la natura ha costruito
una particolare barriera che noi chiamiamo fosfolipide. È una molecola
particolare che ha delle code di idrocarburi di lipidi che respingono l’acqua però
presente delle teste polari idrofiliche dove ci sono dei fosfati. Succede che lo
strato fosfolipidico nella parte della cosa respinge l’acqua ed è idrofobica
mentre la parte della testa attira l’acqua ed è idrofilica. Se io prendessi un po'
di fosfolipidi e li buttassi in acqua questi interagiscono e fanno si che tutte le
cose si mettano una verso l’altra e tutte le teste verso fuori.
Quindi se io prendessi un mucchietto di fosfolipidi e li buttassi in acqua ciò che
otterrei è quello che io chiamo una micella: questa non può essere una cellula
perché dentro l’acqua per definizione non ci può stare essendo le code
idrofobiche.
Nella mia concezione di cellula io ho acqua internamente ed esternamente e
per ottenere ciò non metto uno strato di fosfolipidi ma ne metto due uno
difronte all’altro. In questo modo io internamente ho materiale idrofobico che
interagisce una con l’altra perché le code apolari possono tranquillamente
interagire tra loro e le teste polari che possono interagire con l’acqua, sono
messe una difronte all’altra: una che affaccia nel versante intracellulare e una
nel versante extracellulare. A questo punto ho costruito la membrana
plasmatica che definisco come doppio strato fosfolipidico.
Anche l’acqua è una molecola particolare perché è una molecola che di base è
elettricamente neutra nel complesso ma è una molecola polarizzata perché per
come sono messi idrogeno e ossigeno è vero che ho tante cariche positive
quante negative e il complesso fa zero però queste cariche sono dislocate nello
spazio e quindi è come se fosse una molecola bipolare: neutra nel complesso
ma non nella singola parte specifica.
La cellula ha ragione di esistere non se è un elemento isolato indipendente
dall’esterno ma se può comunicare con l’esterno.
Ma cosa si comunica con l’esterno?
Si comunica ioni. Uno ione deve avere la possibilità di passare da una parte
all’altra della cellula.
Il fatto che ci sia acqua sia dentro che fuori la cellula è un fattore non
indifferente perché lo ione è un atomo carico. Nel momento in cui io butto uno
ione dentro l’acqua lo ione non rimane isolato nell’acqua, ma l’acqua, che è
una molecola polare da punto di vista della carica, si va a disporre intorno a
questo ione andando a formare un guscio d’acqua che riveste lo ione (non
esiste lo ione a secco nell’acqua ma la carica dello ione attira a sé l’acqua che
forma un guscio che si muove in maniera solidale con lo ione). Se il mio ione è
rivestito d’acqua, può lo ione passare attraverso la membrana plasmatica? No,
perché interagisce tranquillamente con le teste polari ma poi questo guscio
viene bloccato dalle cose idrofobiche, quindi, è impossibile per uno ione
passare attraverso la membrana plasmatica.
Come faccio a fare questi scambi da una parte all’altra?
La membrana plasmatica non è fatta solo del doppio strato fosfolipidico ma ci
sono anche altre strutture ancorate alla membrana plasmatica come particolari
proteine che riescono a formare delle zone di passaggio da una parte all’altra.
Ma anche tramite altri meccanismi.
Quanti tipi di trasporti possiamo avere?
A guidare il movimento è un passaggio all’interno di una differenza di
potenziale, gradiente (variazione di qualcosa). Questo passaggio avviene senza
dispendio di energia. Tutti i trasporti che avvengono senza dispendio di energia
vengono chiamati TRASPORTI PASSIVI (movimento di qualcosa da una parte
all’altra che avviene grazie all’esistenza di un gradiente senza consumo attivo
di energia.
I movimenti che avvengono con dispendio di energia vengono chiamati
TRASPORTI ATTIVI (contro gradiente.)
Dunque, non posso avere un trasporto passivo sempre e solo e soltanto perché
l’energia nessuno me la regala. Per aver determinato il gradiente che mi fa
muovere passivamente qualcosa, io devo necessariamente aver speso energia.
È un ciclo continuo.
I trasporti attivi e passivi si dividono in sottofamiglie.
Il trasporto passivo lo dividiamo in 3 tipologie:
-diffusione semplice.
-diffusione facilitata.
-attraverso canali ionici.
1. Diffusione semplice
Una molecola si sposta da una parte all’altra in base alla sua
concentrazione. Una molecola si muove da dove è più concentrata a
dove e meno concentrata. Inizialmente ho un gradiente, piano piano si
arriva ad un equilibrio. questo dipende da due fattori: dalla differenza di
concentrazione e da quanto è facile è il passaggio. Maggiore è la
differenza di concentrazione, più rapido sarà il flusso; minore è
l’impedimento che io do alla diffusione, maggiore sarà il flusso. Dunque,
se io ho una molecola da una parte tanto concentrata e la stessa
molecola da un’altra parte poco concentrata questa si muoverà secondo
il gradiente di concentrazione. In termini di membrana plasmatica: se io
ho lo stesso ione (tralasciato dalla sua parte carica) all’interno della
membrana e poi ho pochi ioni della stessa specie esternamente e
abbiamo questa particolare porta che ci permette il passaggio di questa
determinata molecola, gli ioni passeranno da dove sono più concentrati a
dove sono meno concentrati. Tanto più è la differenza tanto più sarà il
flusso. La velocità di diffusione di queste molecole dipende non solo dalla
differenza di concentrazione ma anche dalla temperatura: più la
temperatura è alta più questi scambi sono performanti. Nel coefficiente
di diffusione non dobbiamo tener conto solo della temperatura ma anche
della superficie di scambio. Questi scambi da una parte all’altra che sono
guidati dalla differenza di concentrazione e dalla temperatura, dipendono
anche dalla superficie attraverso il quale avviene lo scambio: più è larga
la superficie di scambio e più lo scambio sarà veloce. La natura ha
ottimizzato questo! Laddove deve massimizzare la velocità degli scambi,
massimizza l’area a parità di dimensione. Le porte di passaggio di queste
molecole non sono tutte uguali per tutte le molecole: la mia cellula è
selettiva e decide quali molecole far entrare. Quindi ora non parliamo più
di impermeabilità ma di impermeabilità selettiva. La mia membrana
cellulare ha delle porte che sono specifiche per ogni singola specie che
deve andare a considerare e non è detto che queste porte siano
necessariamente aperte per tutti quanti. La diffusione semplice prevede
che non ci sia impedimento della molecola/ione nell’andare avanti.
2. Diffusione facilitata.
Ci possono essere delle condizioni particolari in cui l’impedimento c’è ma
noi lo aggiriamo, e questo è il caso della diffusione facilitata. Es: la porta
girevole. Vi è un impedimento che divide l’interno dall’esterno e fa una
selezione per la specie e per il flusso. La diffusione facilitata è una
diffusione in cui c’è un passaggio di molecole da una parte all’altra che
avviene sempre mediante gradiente di concentrazione ma con l’unica
limitazione che io devo sottostare ai tempi fisici di questo trasportatore
che mi consente il passaggio da una parte all’altra. Questo trasportatore,
nel caso pratico, è una proteina che si intercala nella membrana
plasmatica che ha possibilità di accogliere ciò che deve trasportare. Una
proteina è una catena di amminoacidi (20 amminoacidi ognuno
caratterizzato dalla propria formula chimica, ma ciò che la caratterizza è
l’insieme di atomi che caratterizza questo amminoacido fa si che questo
abbia una sua polarità e idrofobia). Quando vado a costruire la catenella
di amminoacidi che forma la proteina tutti questi amminoacidi
interagiscono tra di loro e la proteina non rimane una catenella sciolta,
ma grazie alle interazioni idrofobiche con l’acqua, elettrostatiche, questa
proteina inizia ad avere una propria forma. Se noi questa proteina la
inseriamo in un doppio strato fosfolipidico dove ci sono altre interazioni
idrofobiche e cosi via possiamo ottenere un oggetto nella membrana
plasmatica che può avere varie forme ad esempio si può aprire a creare
un canale o essere chiuso ad impedire un passaggio. Una molecola che
passa attraverso queste proteine aperte esternamente riceve uno ione e
nel momento in cui questa molecola si aggancia per fare interazione con
questa proteina gli va ad alterare l’equilibrio che aveva raggiunto prima
con i suoi elementi amminoacidici e quindi trova un nuovo equilibrio
andandosi a modificare dal punto di vista strutturale. Quindi poi la
molecola si può staccare e passare all’interno della cellula. La molecola
per poter passare deve semplicemente sottostare ai tempi di questa
modifica strutturale. Quindi il passaggio tramite diffusione facilitata
segue la stessa legge della diffusione semplice con l’unica limitazione
che la velocità è limitata e se io ho tante molecole non tutte riescono ad
essere trasportate. Questo è fondamentale perché ci sono alcuni processi
che hanno bisogno di una velocità limitata e i trasportatori fanno questo.
Ci sono tante molecole che sono trasportate con i trasportatori uno dei
più importanti è il glucosio.
3. Diffusione attraverso canali ionici
In questo caso non abbiamo più una molecola qualsiasi ma abbiamo una
molecola carica e la molecola carica se si deve muovere, si deve
muovere necessariamente grazia all’ausilio di questa particolare proteina
che va a creare un canale d’acqua all’interno della membrana plasmatica
per consentire a questo ione che si muove solidamente con un guscio
d’acqua, di passare da una parte all’altra. Quindi noi abbiamo la catena
amminoacidica che riesce a creare un canale pieno d’acqua attraverso il
quale lo ione si può muovere. Lo ione si muove per gradiente di
concentrazione ma a questo punto, avendo una carica elettrica, è
soggetto anche alle forze di attrazione elettriche. Non vi è solo il
gradiente chimico, ma questo diventa gradiente elettrochimico perché
noi abbiamo una forza chimica e una forza elettrica che devono
equilibrarsi tra di loro. Quindi uno ione positivo in un ambiente negativo
si muove tranquillamente, ma uno ione positivo verso un ambiente
positivo non è detto che si muova neanche se è tanto concentrato perché
bisogna tener conto anche della carica elettrica. Questo passaggio
attraverso canali ionici è velocissimo, riusciamo a far passare anche un
miliardo di ioni al secondo (siccome parliamo di ioni parliamo di corrente
elettrica: la corrente elettrica generata da un canale ionico può anche
essere elevata perché ne muoviamo tantissimi di questi ioni). Questi
canali dobbiamo pensarli come proteine (che hanno una loro interazione
elettrostatica/idrofobica) che possono avere uno ione negativo all’interno
che impedisce l’entrata degli ioni positivi. Quindi per definizione il
passaggio attraverso i canali ionici è selettivo. Noi abbiamo dei canali
ionici che fanno passare solo gli ioni positivi e non fanno passare quelli
negativi oppure canali ionici che fanno passare solo alcune specie ioniche
e non altre. Tutto questo si basa su una serie di fattori. Cationi verso
anioni: io posso avere all’interno di un canale un impedimento di carica e
lo ione positivo viene bloccato da un qualcosa positivo all’interno del
canale e viene respinto. Per quanto riguarda alcune specie (perché il
calcio si e il sodio o viceversa) dipende dalla valenza dello ione, dalla sua
grandezza fisica e da quanto diventa grande nel momento in cui si
circonda di acqua poichè gli ioni non sono palline non sono tutti uguali:
dunque possiamo avere degli ioni grandi che si circondano di particelle di
acqua molto grandi e pertanto sono talmente tanto grandi che non
riescono a passare attraverso la porta. Quindi riesco a fare non solo una
selettività elettrica ma anche una selettività chimica. Bisogna ricordare
che noi non abbiamo IL canale iodico, noi per la singola specie ionica
abbiamo una miriade di canali; per quella stessa specie non esiste solo il
canale del sodio, ma esistono canali del sodio, potassio ecc e ognuno
funziona secondo le proprie necessità. Io posso avere il canale del sodio
ma mica questo canale è sempre aperto, può essere chiuso e poi arriva
qualcosa, uno stimolo che gli permette di aprire. Non c’è solo l’apertura
dovuta ad un legame chimico con qualcosa ma ci sono particolari canali
che si aprono se cambia il potenziale di membrana e vengono chiamati
canali voltaggio dipendenti: ogni qualvolta si apre un canale ionico
entrano ioni, scorre corrente, e il potenziale cambia e quindi il canale
voltaggio dipendente è qualcosa di complicato perché è una sorta di
ridondanza del segnale elettrico. Le specie ioniche a cui siamo interessati
sono 3,4= sodio, potassio, e calcio e in parte anche cloro. Il calcio ha un
ruolo diverso dal sodio potassio e cloro perché sodio, potassio e in parte
cloro regolano il potenziale di membrana invece il calcio no, serve più da
messaggero intracellulare tranne che per le cellule muscolari cardiache
dove invece partecipa al potenziale di membrana.
Questo gradiente qualcuno deve generarlo quindi non può esistere solo il
trasporto passivo ma deve necessariamente esistere il trasporto attivo.
Io posso raggiungere due tipi di equilibrio che mi portano al moviment
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