FARMACI dell’INFIAMMAZIONE
INFIAMMAZIONE
È un processo difensivo estremamente complesso ed essenziale per la vita; può essere
innescata da un danno tissutale, un processo infettivo o dalla risposta immunitaria.
Si sviluppa solitamente in 3 fasi:
● Acuta
● Ritardata
● Cronica
Le prime due sono più vicine tra loro.
FASE ACUTA
Nella fase acuta prevalgono vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare
(aumentano i liquidi e le sostanze che passano) e l’attivazione dei meccanismi
promuoventi l’estravasazione dei leucociti.
Vengono anche prodotti numerosi mediatori chimici, tra cui istamina, serotonina,
bradichinina, fattori dell’attivazione piastrinica (PAF), eicosanoidi, frammenti del
complemento e la modulazione dell’espressione di molecole di adesione e dei loro ligandi
(fase cellulare).
FASE RITARDATA
Anche detta subacuta, vede una massiccia infiltrazione tissutale di leucociti e una
corrispondente alta concentrazione di citochine.
I primi ad arrivare sul sito interessato sono i granulociti neutrofili e gli eosinofili. I primi
fagocitano i microrganismi e li uccidono rilasciando radicali liberi ed enzimi proteolitici; inoltre
sono anche in grado di rilasciare citochine, chemochine e altre molecole proinfiammatorie
necessarie al reclutamento di altre cellule proinfiammazione e molecole del sistema
immunitario nel sito dell’infiammazione.
Dopo alcune ore vengono reclutati i monociti che si differenziano in macrofagi una volta
attivati dalle molecole proinfiammatorie. Quesi secernono citochine e producono altri fattori
(NO, IL-2, fattori angiogenici, metalloproteinasi). 1
Sono inoltre in grado di presentare l’antigene ai Linfociti T che a loro volta, raggiunto il sito,
producono citochine specifiche in relazione alla loro differenziazione.
FASE CRONICA (anni)
In questa fase prendono il sopravvento i meccanismi responsabili della degenerazione
tissutale e della fibrosi.
L’infiammazione evolve verso la risoluzione o cronicizzazione, a seconda dell’entità dello
stimolo antigenico e dal tipo di citochine prodotte che condizionano la differenziazione e
l’apoptosi delle cellule del sistema immunitario.
Se lo stimolo persiste → intensificazione del processo infiammatorio con degranulazione
delle cellule infiammatorie e rilascio di enzimi lisosomiali che danneggiano le cellule vicine
che, a loro volta, possono liberare acido arachidonico e altri precursori che favoriscono la
liberazione di altri precursori che a loro volta favoriscono la liberazione di altre molecole che
aumentano il danno cellulare (chinine, citochine, neuropeptidi, ROS).
Il tessuto va incontro a fibrosi → perde la sua struttura iniziale e ne acquisisce una di un
tessuto cicatriziale che ne altera quindi la funzionalità.
L’infiammazione è riconoscibile mediante 4 segni clinici:
● Rossore (eritema)
● Dolore (iperalgesia)
● Calore
● Rigonfiamento (edema)
Questi possono portare a un’alterata funzionalità del tessuto/organo.
Uno dei fattori dell’infiammazione sono le prostaglandine che originano dall’acido
arachidonico. Questo viene rilasciato all’idrolisi della fosfatidilcolina, mediata dall’attivazione
della fosfolipasi A2.
L’acido arachidonico viene metabolizzato da 3 diversi enzimi:
● COX → ciclossigenasi, per la sintesi di prostanoidi
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