ECONOMIA AZIENDALE: UNA PRIMA DEFINIZIONE
L’economia aziendale è una scienza che studia l’attività economica a livello di istituto.
È influenzata dalle valutazioni personali e dai giudizi di valore di coloro che ne sviluppano
concetti e teorie.
L’economia studia quindi le condizioni e le modalità di svolgimento dell’attività economica
all’interno di tutti i tipi di istituto e i molteplici risultati che tale attività produce con l’obiettivo di
migliorare efficacia ed efficienza a beneficio del singolo istituto, di tutti i suoi stakeholder e
del sistema socio economico complessivo.
L’attività economica viene svolta per le persone e dalle persone nell’ambito degli istituti.
Ogni persona può avvertire bisogni che, per essere soddisfatti, necessitano dell’utilizzo di
beni economici.
Ogni attività economica viene svolta all’interno degli istituti.
L’attività economica comprende:
processi di produzione e di consumo di diversi beni, con l’obiettivo di soddisfare bisogni
individuali o collettivi delle persone;
processi di risparmio e investimento, per migliorare efficienza e sviluppo dei processi
produttivi. Le persone
L’attività economica è svolta sulle persone e per le persone, di conseguenza gli esseri umani
sono posti al centro della scienza economica.
La teoria economica neoclassica poggia sulle seguenti affermazioni:
● le persone compiono scelte razionali;
● gli individui massimizzano la loro utilità, le imprese i profitti;
● le persone agiscono in modo autonomo e sulla base di informazioni complete e
rilevanti.
Nel tempo l’approccio neoclassico è stato però messo in discussione da molti economisti.
La teoria più moderna invece è basata su:
● le persone sono spinte non solo da motivazioni economiche;
● possono assumere comportamenti egoistici ma anche altruisti;
● compiono le proprie scelte in un contesto di razionalità limitata;
● sono guidate a decidere non solo secondo una sfera razionale, ma anche quella
emotiva.
● le persone hanno limiti di tempo e limiti cognitivi
2. I BISOGNI
I bisogni si possono definire come uno stato di tensione dovuto alla mancanza totale o
parziale di qualcosa che è percepito come essenziale, opportuno o desiderato.
I bisogni cambiano nel tempo in base all’evolversi della società, della situazione economica,
della tecnologia…
I bisogni possono essere classificati secondo diverse categorie:
1. Naturali vs sociali;
2. Primari vs secondari;
3. Universali vs specifici;
4. Individuali vs collettivi;
5. Presenti vs futuri.
Vi è la piramide di Maslow che classifica i bisogni secondo una gerarchia.
3. I BENI ECONOMICI
Il soddisfacimento dei bisogni in genere richiede la disponibilità di beni.
Così come i bisogni, anche i beni economici possono essere classificati:
1. Prodotti vs servizi, questo dipenderà dal loro grado di tangibilità;
2. Materiali vs immateriali;
3. Differenziati vs commodity, in base alla possibilità di sostituirli;
4. Complementari vs fungibili, se funzionano anche da soli o meno;
5. Con utilizzo unico o durevole nel tempo;
6. Escludibili vs non escludibili, dipende se è possibile impedirne il consumo;
7. Pubblici vs privati;
8. Consumo vs strumentali.
Per essere classificato come bene economico, l’oggetto dovrà possedere queste tre
caratteristiche: utile, non liberamente disponibile e trasferibile o erogabile.
Qualora mancasse una di queste caratteristiche, il bene verrà definito come asset.
Tra gli esempi più comuni di asset troviamo: le risorse immateriali non separabili, le
risorse relazionali, risorse finanziarie.
4. GLI ISTITUTI
Il termine istituto comprende qualsiasi società umana, ovvero comunità o aggregazione di
persone costituita per realizzare nel tempo un determinato scopo, operando al servizio di
certi bisogni in condizioni di autonomia ma nel rispetto di regole interne e esterne.
La parola istituto deriva da istituzione che si riferisce a sistemi di regole relativamente
stabili nel tempo e generalmente accettate dalle persone all’interno di un gruppo sociale.
Ogni istituto ha uno scopo: quello di svolgere al meglio il proprio compito produttivo a
beneficio di certi utilizzatori, soddisfacendo al tempo stesso gli stakeholder.
Realizzare nel migliore dei modi la propria missione produttiva è quindi funzionale a
remunerare il lavoro, il capitale e tutti gli altri fattori produttivi.
Gli istituti vengono classificati secondo 4 macroclassi:
1. Famiglie, intese nel senso allargato, fondate su vincoli economici e affettivi;
2. Imprese, sono caratterizzate dalla libertà di iniziativa in campo economico.
Hanno l’obiettivo di ottenere profitti mirando a remunerare il capitale a massimo rischio;
3. Istituti non profit, sono accomunati dal fatto di avere natura privata e di non poter
distribuire dividendi.
Questo non significa però che non possano produrre utili, infatti sono fondamentali per
intraprendere iniziative di sviluppo;
Sono Associazioni, imprese sociali, fondazioni, enti ecclesiastici e altri istituti non profit.
4. Istituti della Pubblica Amministrazione, sono quelli che svolgono funzioni di pubblico
interesse e sono distinti in:
1. Istituti pubblici territoriali, quali lo Stato, le Regioni, le Province.
Le attività economiche caratteristiche di questo tipo di istituzioni sono: produzione di beni
pubblici, emanazione di leggi e regolamenti…
2. Altri istituti pubblici, facenti capo a settori di intervento dello Stato, hanno diversi gradi
di autonomia e responsabilità decisionale e nella gestione di risorse.
Caratteristiche comuni degli istituti
Tutti gli istituti si accomunano secondo diversi aspetti:
● hanno una missione produttiva;
● devono procurarsi le risorse;
● devono soddisfare i bisogni degli stakeholders;
● sono luoghi di lavoro e vita comunitaria;
● operano in contesti mutevoli;
● devono produrre risultati economico-finanziari;
● devono essere gestiti in modo responsabile.
Tuttavia gli istituti godono anche di alcuni elementi caratterizzanti come:
1. Scopo, orienta le decisioni e le attività degli organi di governo e di coloro che le
gestiscono.
Lo scopo è distinto in:
scopo ideale (che dovrebbe perseguire);
lo scopo che esso realmente e concretamente persegue.
2. Esposizione alla concorrenza, esprime se e in che misura il prodotto o servizio
offerto debba confrontarsi con prodotti e servizi offerti da altri istituti a soddisfare gli
stessi bisogni di certi clienti. Tuttavia la concorrenza funge anche da stimolo
all’efficienza e all’innovazione.
3. Stakeholder, sono un gruppo di individui o un singolo individuo che è in grado di
influire sulla capacità di un istituto di raggiungere i suoi obiettivi e/o che risente delle
attività svolte per raggiungere l’obiettivo. Possono essere distinti in:
destinatari dei beni prodotti dall’istituto → clienti;
coloro che apportano le risorse necessarie → finanziatori;
altri.
4. Risultato economico-finanziario, il risultato residuale è la differenza fra proventi e
costi. Questo risultato è soggetto a incertezza e infatti può essere sia positivo che
negativo. Gli aggregati di istituti
Si definisce aggregato l’insieme di 2 o più istituti che collaborano in modo relativamente
stabile, strutturato e variamente formalizzato al fine dello svolgimento coordinato o congiunto
di una o più attività.
Tra i principali tipi di aggregati troviamo:
1. I gruppi di imprese, caratterizzati da un insieme di imprese giuridicamente distinte,
che operano in differenti aree geografiche o impegnate in differenti attività o linee di
business (Stellantis).
2. Le joint venture, conosciute anche come imprese a controllo congiunto, sono
aggregati che coinvolgono un numero in genere limitato di imprese. Una JV è però
un’impresa distinta il cui capitale a rischio è conferito, spesso in parti uguali
(Kering–Yoox Group).
3. Le costellazioni o reti di subfornitura, ruotano attorno ad un’impresa leader che
affida la realizzazione di certi prodotti, parti o componenti oppure lo svolgimento di
alcune lavorazioni a un numero spesso elevato di imprese partner specializzate,
dando loro specifiche tecniche, supporto organizzativo, tecnologico, nel quadro di
rapporti continuativi e stabili.
4. Le reti di franchising, caratterizzate dal fatto che l’impresa leader è di norma un
produttore affermato che distribuisce i propri prodotti mediante distributori-partner
(Benetton).
5. Un consorzio, al tempo stesso sia impresa che rete di imprese, in quanto svolge
una o più attività per conto delle imprese associate. Questo influisce con benefici sui
risultati economici.
6. Associazioni di categoria, si formano per perseguire e difendere interessi comuni a
imprese di dimensioni simili o appartenenti allo stesso settore.
7. Distretto industriale, è costituito da un numero elevato di imprese medio-piccole, che
appartengono allo stesso settore e hanno sede in uno stesso territorio, solitamente
più piccolo di una provincia.
Gli aggregati possono essere classificati secondo quattro caratteristiche:
● Grado di formalizzazione: ci sono aggregati formali, disciplinati da regole formali
(gruppi, joint venture e consorzi) e gruppi informali (reti di subfornitura).
● Presenza o meno di istituto leader: alcuni sono caratterizzati dalla presenza di
un’impresa leader, che svolge ruoli di governo e coordina le attività oggetto
dell’aggregato.
● Unità o meno del “gruppo di controllo”, ossia di coloro che detengono la
maggioranza del capitale.
● Intensità del legame con il territorio (distretti industriali), formati da imprese che
condividono l’appartenenza a un territorio, valori e la cultura della propria comunità.
Il modello di analisi degli istituti
Ogni istituto può essere analizzato mediante un modello generale di analisi.
Ogni istituto può essere visto come una realtà composta da 3 sistemi tra loro collegati.
1. Il sistema della gestione rappresenta il cuore dell’istituto, è costituito dalle attività
svolte dalle persone che vi lavorano e dalle risorse e capacità utilizzate, nonché
dell'assetto strategico-organizzativo.
2. Il sistema dei risultati, costituito dalle performance e dalle conseguenze della
gestione.
3. Il sistema della governance descrive chi e come prende le decisioni che governano
l’istituto.
Ogni sistema è collegato in maniera più o meno diretta, difatti:
● il sistema della governance si riflette sul sistema di gestione, questo perché il primo
si occuperà di prendere decisioni che verranno poi applicate dal secondo;
● il sistema della gestione si rifletterà sui risultati aziendali e viceversa, questo perché i
dati relativi ai risultati dovranno essere periodicamente raccolti e analizzati per
valutare l’efficienza o meno della gestione;
● il sistema dei risultati influisce sul sistema della governance perché può essere
necessario un ampio intervento che parta direttamente dall’alto.
Possiamo definire quindi l’istituto come un insieme di sistemi dinamici, collegati e aperti, e
quindi connessi all’ambiente in cui è inserito.
Col termine ambiente si intende tutto ciò che è al di fuori dell’azienda e con cui essa si
relaziona.
Esempi:
1) Lo Stato aumenta l’IVA → aumento dei prezzi → impatto sull’impresa
2) Invenzione di un nuovo prodotto → si genera un nuovo bisogno → impatto
sull’ambiente IL SISTEMA DELLA GESTIONE
Il sistema della gestione si compone di tre elementi: attività, risorse e capacità, assetto
strategico–organizzativo.
● Le attività di gestione definiscono la natura (tipologia) dell’istituto e possono essere
classificate in:
1) Correnti, quelle svolte quotidianamente;
2) Di rinnovamento, svolte in modo straordinario con lo scopo di rinnovare (migliorare)
le attività correnti.
Le attività dell’istituto vengono effettuate dalle persone utilizzando le risorse.
● Le risorse sono classificate in risorse umane e risorse patrimoniali; a loro volta
distinte in tangibili, non tangibili e finanziarie.
● L’assetto strategico–organizzativo, che include la strategia, ossia il metodo con
cui l’istituto raggiunge gli obiettivi che si è posto.
La strategia è espressa in:
1) Posizionamento strategico attuale, che rappresenta le attività correnti attuali;
2) Posizionamento strategico target, che rappresenta il risultato da raggiungere
(posizionamento ideale → obiettivo futuro);
3) Strategia di rinnovamento, ha l&rsqu