Disegno e modellistica, Università Mercatorum di Roma
Indice
- Il graffitismo
- Proiezione ortogonale
- Proiezione ortogonale esercizio
- La prospettiva
- Prospettiva esercizio
- Gli eventi artistici
- Il mondo antico
- Verso il mondo moderno
- Le tecniche pittoriche
- La teoria delle ombre
- Il colore
- La grafica
- La rivoluzione industriale
- Design 1
- Design ecosostenibile
- Design italiano
- Grafica: impatto sull'utente
- La modellistica
- Stampi e schocche
- Il pantone
- Rendering
- Modello polistirolo
- Modello legno
- Presentazione del lavoro
- Design e moda
- Ergonomia
- Metodologia della progettazione
- La comunicazione visiva
- Design dell'auto
- Sociologia
- Oreficeria
- Lo stilista
- Architettura
- Arredamento di interni
- La fotografia
- Tecnologia dei materiali
- Light designer
- Modellazione 3D
- Realtà virtuale
- Come nasce una scarpa
- Come nasce uno smartphone
- Urban design
Disegno e modellistica: prerogativa della materia
Figure nate sotto la stella della creatività hanno ispirato e condotto le scelte delle persone verso canoni estetici in alcuni casi talmente importanti da rimanere impressi nella mente. La perdita del mondo dell’artigianato che fino a qualche decennio fa rappresentava una fonte di lavoro per migliaia di persone, non solo dava la possibilità di acquistare nelle vicinanze della propria abitazione, ma forniva lavoro alle famiglie. Dall’altro versante, la grande distribuzione ha costretto la clientela a scegliere tra prodotti industriali all’interno di grandi catene di distribuzione spesso abbastanza lontano dai luoghi in cui abitano.
Il ruolo del progettista può essere fondamentale, molti sono gli esempi di aziende che sono state rilanciate da una nuova idea apportata da un valido progettista, è successo ad esempio con la Volkswagen, che è uscita dalla crisi grazie all’intervento di Giugiaro che ha disegnato per loro la famosa autovettura Golf. È molto importante osservare tutto ciò che ci circonda al fine di incrementare la nostra creatività.
Osservazione e ispirazione
Si intende analizzare il concetto di progettualità sin dal momento dell’osservazione iniziale di ciò che ci circonda come momento di ispirazione fino alla consegna del manufatto al committente. Tutti questi passaggi possono essere descritti attraverso un linguaggio prettamente didattico oppure, come in questo caso, analizzandolo in maniera più pratica e trasversale. L’azione progettuale, come si sa, non ha né regole e neanche un metodo preciso, la storia ci insegna che le migliori idee spesso sono nate da eventi ed osservazioni casuali.
Il progetto è istinto, è spinta vitale, è un vortice di emozioni, ma anche di vincoli di ogni tipo, di conoscenza scientifica, dei materiali, delle tecnologie. Il disegnatore o il progettista hanno il compito di fermarlo su carta. I passaggi che compongono l’idea sono svariati sotto più punti di vista. È importante acquisire ogni tipo di informazione imparando a ragionare simultaneamente prendendo in considerazione il fatto che ogni espressione progettuale è legata l’una all’altra e insieme seguono e determinano gli eventi del costume. Chi ha un’idea deve tener conto di ogni singolo passaggio e devono combaciare. Importante tener conto dell’obiettivo finale.
L’osservazione e ispirazione fin dai tempi antichi hanno determinato, prima la sopravvivenza della razza umana, e poi, in un secondo momento, anche la sua evoluzione sociale e soprattutto estetica, innescando un processo che nei secoli avrebbe cambiato il modo di vedere le cose quotidianamente. L’osservazione è uno strumento di ricerca: “come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?” così si interrogava lo scrittore Joseph Conrad. “Avere spirito di osservazione” vuole dire avere acutezza, perspicacia nel cogliere elementi e aspetti particolari, caratteristiche anche poco appariscenti, ma che possono tornare utili nel lavoro, nella ricerca e nel progetto. Guardare è il mezzo più immediato, diretto ed efficace, per entrare in possesso di informazioni che per un progettista sono molto importanti.
Ci si deve addestrare all’osservazione, trasformarla in disciplina di studio, in modo tale da renderla “strutturale” ai fini della nostra impostazione progettuale. Addestrarsi all’osservazione è utile per la moda, l’arte, il design, per questo motivo, frequentare musei, mostre, eventi, non solo può risultare estremamente divertente e culturalmente istruttivo, ma è anche un’occasione per interrogarci su noi stessi e sulle nostre tendenze artistiche. Spesso la frequentazione di luoghi d’arte innesca un meccanismo di approfondimento personale. È statisticamente provato che se educati sin da piccoli alla frequentazione di musei e mostre si matura una creatività più spiccata da adulti, oltre che a far decollare la curiosità. Il progetto è impeto, è spinta vitale, è un vortice di emozioni, ma anche di vincoli di ogni tipo, di conoscenza scientifica, dei materiali, delle tecnologie.
Il disegno
È indispensabile e importante trasmettere sensazioni, messaggi ed emozioni attraverso un codice fatto di segni e colori. Il segno è fondamentale. L’uomo comincia attraverso il disegno a cercare di spiegare e spiegarsi qualcosa che ancora non era in grado di capire. Caverne, grotte, rocce all’aperto sono l’indiscutibile testimonianza che l’uomo ha inventato segno e parola contemporaneamente, le più famose, la Grotta di Lascaux e Pont d’Arc in Francia, quella di Altamira in Spagna. Allora come adesso, il segno è progetto. Attraverso il disegno si possono raccontare idee ed emozioni immediate.
Il disegno continua a rimanere il miglior modo per raccontare un qualcosa. Si parte dall’osservazione delle cose che ci circondano, dagli input e dai particolari che possano destare la nostra curiosità e immaginazione. Si osserva- si coglie l’idea- lo si porta su carta. Il disegno tradizionale quello base, è solitamente realizzato su una superficie cartacea attraverso una matita, ma come sappiamo si possono usare anche pastelli, carboncini o pennelli a seconda della tecnica che preferiamo. Tutti strumenti che vanno usati a seconda delle sensibilità dell’artista o dalle caratteristiche del supporto su cui si va a disegnare. Ogni tecnica ha un supporto che li accoglie ed è affine al nostro modo di comunicare le idee.
A volte l’idea può partire dall’osservazione della natura, elementi organici che per la loro semplicità hanno il potere di far scaturire dei “meccanismi” che poi trovano riscontro perfino in progetti che hanno un fine prettamente tecnologico, per esempio la proboscide dell’elefante piuttosto che dalla conformazione di una conchiglia. L’idea non nasce necessariamente dai nostri pensieri ma da cose casuali a volte. Il designer non deve mai abbandonare la visione di ciò che lo circonda. Mai pensare che un oggetto già fatto non si possa fare, potrebbe succedere un’innovazione di tipo tecnologica.
Il disegno è anche un modo veloce per vedere l’oggetto in diversi volumi e posizioni, e l’occhio attento del progettista ne anticiperà la forma voluta, decidendo di volta in volta cosa lasciare e cosa togliere. In realtà non è necessario che chi disegna debba essere particolarmente bravo, bravo è colui che sa elaborare un’idea per creare un progetto. È molto stimolante fare dei disegni senza aver paura di usare tecniche più complesse e sofisticate, usando se serve, materiali e strumenti simultaneamente, ottenendo così, delle realizzazioni articolate e sperimentali. La fantasia e la creatività partono anche nel cimentarsi in diverse tecniche.
Il disegno dal vero
Il disegno dal vero acquista precisione ed affidabilità quando segue alcune semplici regole che ci aiutano a restituire maggiore senso realistico al lavoro che stiamo facendo. Tutto ciò che ci circonda rappresenta motivo di spunto e ispirazione, ma indubbiamente cominciare ad osservare le cose più semplici ci può aiutare a mettere a fuoco più velocemente le nostre lacune. È necessario esercitarsi senza perdere la motivazione: sbagliando si impara.
- È importante concentrarsi con attenzione sul soggetto o la composizione di oggetti che hai scelto come modello, questo ci aiuterà a disegnare ciò che effettivamente vedi nel tuo specchio d’azione.
- Scomporre cosa dobbiamo disegnare e capire le proporzioni. Prendiamo come esempio da disegnare una mela inserita in un contesto di oggetti.
- Dopo aver osservato bene la composizione e le relazioni che esistono tra di loro, è bene prendere qualche misura, individuare le forme.
- Per prendere le misure di riferimento puoi usare la matita e i pollici delle dita: prova a tenere la punta della matita su uno dei bordi dell’oggetto da misurare e a far scorrere il pollice sulla matita fino a che non collima con l’altro lato.
- Per capire le proporzioni della mela puoi prenderne la larghezza e confrontarla con la sua altezza. In questo modo potrai constatare che la mela è alta una volta e un quarto la sua larghezza e potrai riportare questa proporzione sul tuo disegno.
- Non è necessario riportare sul disegno la misura che è stata presa sul modello, quello che ti interessa è la proporzione tra la prima e la seconda misura.
- Quando prendi le misure il tuo braccio deve essere ben steso, usa la stessa unità per misurare lo spazio tra i vari oggetti.
- Ricordati di eseguire tutte queste operazioni lavorando con un tratto leggero, lo rafforzerai definitivamente quando sarai sicuro del risultato ottenuto.
Il graffitismo
Il graffitismo è una forma d’arte e di disegno molto importante. Possiamo tranquillamente considerarlo come l’ultima nata tra le discipline artistiche che conosciamo e con le quali siamo abituati a relazionarci, ma fondamentalmente è importante per la sua grande valenza istintiva. È una manifestazione sociale e culturale diffusa in tutto il mondo, si basa sull’espressione della creatività tramite interventi pittorici prevalentemente nelle città. Appunto perché esercitato su dei muri ed edifici urbani, è considerato un atto vandalico. È una disciplina da esterni.
Indubbiamente prende spunto dalla più antica arte dei murales, ma a differenza di questa, il graffito esprime spesso una condizione di disagio da parte dell’artista. È ormai noto quanto sia pericoloso praticare questo tipo di arte, lavorano su facciate di palazzi, a notevoli altezze, rischiando di ferirsi a causa delle accidentali cadute. La caratteristica di questa forma artistica è quella di essere esercitata attraverso lo strumento delle bombolette spray, disciplina perfetta per chi vuole velocemente distribuire del colore su una superficie. Alcuni di essi che avevano scelto un percorso di ricerca, hanno preferito dipingere in spazi appositamente predisposti per loro. Alcuni hanno cominciato in un certo senso a dipingere legalmente in spazi gestiti dalle amministrazioni comunali. Questa iniziativa istituzionale è stata organizzata per cercare di arginare il dilagare del fenomeno nel contesto dei centri storici o di quartieri residenziali.
Molto importante a livello sociale è l’apporto che ha dato il graffitismo, giovani, che grazie a questa disciplina, hanno potuto denunciare le loro problematiche. Nasce per raccontare un messaggio, le loro problematiche, parlano di sé. Il graffitismo trova una sua dimensione parallela musicale nel fenomeno della musica Rapper. Nel corso degli anni molti artisti hanno comunque maturato nuove tendenze creative per cui, pur mantenendo radici nei graffiti, sono riusciti a sconfinare nella pubblicità, nel design, nell’abbigliamento, nella moda, contaminando il tipico stile negli anni ottanta con ideali più razionali.
È possibile affermare che molti artisti oramai integrati nel sistema convenzionale del mercato dell’arte, traggono il loro valore da esperienze precedenti spesso formalmente illegali (episodi nati da contestazioni come nel '68 portarono in alto il proprio ideale in cui si credeva).
Proiezione ortogonale
Esistono 3 punti di vista fondamentali: Alto, fronte, lato. Tre le viste che compongono le proiezioni ortogonali. Da considerare una rappresentazione oggettiva, ma in realtà nessuno di quei punti di vista è possibile per l’occhio umano, perché presuppone una distanza infinita dall’oggetto osservato, in modo tale che non subisca deformazioni prospettiche. Quando osserviamo un oggetto a distanza ravvicinata, le linee tra loro parallele appaiono convergenti. Via via che allontaniamo l’oggetto, queste linee convergono sempre meno, se ci allontanassimo fino a un punto posto all’infinito le linee parallele tornerebbero ad essere tali.
Già in passato gli artisti trasportavano su un piano piatto le mappe delle città, parliamo appunto di “piante” ma mancava ancora la correlazione con le viste in alzato. Bisogna infatti aspettare un’altra epoca per arrivare alla descrizione definitiva del metodo delle proiezioni ortogonali, e fu infatti durante l’Illuminismo, che il francese Gaspard Monge (1746-1818), matematico e disegnatore, nel 1794 elaborò la sua Geometria descrittiva, cioè la disciplina che si occupa della rappresentazione di oggetti attraverso operazioni di proiezione sul piano.
Egli riesce ad intuire l’importanza di poter vedere l’oggetto in ognuno dei suoi lati così da poterlo facilmente spiegare e illustrare. La definizione ortogonale infatti deriva dal fatto che la direzione di proiezione è ortogonale (cioè perpendicolare) al piano. Eseguire una proiezione ortogonale di un oggetto, significa in pratica, guardarlo da tre differenti punti di vista e disegnare sul foglio ciò che vediamo. Nell’esecuzione di una proiezione ortogonale, l’oggetto e i piani di riferimento non dovranno mai essere modificati, rimangono “bloccati” nello spazio. Ciò che cambierà ogni volta è soltanto il punto di vista da cui osserviamo l’oggetto.
Proiezione ortogonale esercizio
I disegni del tempo che sono arrivati fino a noi dimostrano come abbiano sperimentato con grande entusiasmo la nuova teoria, addirittura cercando di trasportarla anche su delle vedute molto complesse e ricche di ornamenti architettonici. Chiaramente nelle prime prove e nei primi progetti si respira un’aria di sperimentazione, ma andando avanti nel tempo le proiezioni ortogonali vennero studiate a tal punto che le regole istituite sono rimaste invariate fino a noi. La sua esplicita caratteristica è di trasportare visivamente un solido da una fase bidimensionale ad una tridimensionale.
Poniamo la sorgente luminosa in alto sopra l’oggetto. Il solido proietterà la sua ombra sul piano sottostante che, per la sua posizione prenderà il nome di piano orizzontale. Spostiamo la sorgente luminosa frontalmente all’oggetto; questo proietterà un’altra ombra sul piano posto alle sue spalle. Questo piano prende il nome di piano verticale perché disposto ortogonalmente a quello precedente. Spostiamo, infine, la sorgente luminosa di fianco all’oggetto. Questo, proietterà un’ombra sul piano posto di lato che prende il nome di piano laterale.
La prospettiva
Il termine «prospettiva» deriva dal latino “perspectiva” e dal verbo perspicere che significa “vedere attraverso” o secondo altre fonti “vedere chiaro”. Nel disegno, la prospettiva, allarga i propri benefici anche nella pittura ma anche nella scultura in bassorilievo o altorilievo. Avere una realizzazione prospettica è utile perché permette di spiegarlo in maniera efficiente, immediato, a noi o al committente, ciò ci aiuta a discutere della realizzazione con i collaboratori. Si può dire tranquillamente che la prospettiva c’è ma non vede, sì nel senso che i nostri occhi la vedono naturalmente, la sfruttano momento per momento per ogni cosa che facciamo, ma in realtà quando chiediamo di spiegarla ai tanti, pochi ci riescono.
Nell’antichità e nel Medioevo non esisteva distinzione tra ottica e prospettiva, fino a quando gli artisti fiorentini del 15° sec. egiziani, nel chiedersi appunto come realizzare la profondità delle figure su di una parete, avevano attuato una sorta di divisione dei piani, al primo, quindi quello appunto in primo piano vi erano le figure più grandi e automaticamente subito dopo c’erano le figure sempre più piccole quindi più lontane.
In Grecia, insieme alle ricerche prospettiche, si elaborano quelle chiaroscurali, studiando le ombreggiature, per tentare di dare risalto e profondità alle immagini. I romani realizzavano gli affreschi delle architetture, per poi aggiungerci figure sempre più piccole sullo sfondo, a imitazione di una tridimensionalità. Fu Giotto quando ad Assisi e nella cappella degli Scrovegni a Padova, ne diede una plausibile rappresentazione spaziale, pur non giungendo ancora alla perfezione, e soprattutto, senza definirne le regole.
Bisogna arrivare al Rinascimento quando Filippo Brunelleschi teorizzò e mise in atto le regole per eseguire un dipinto in prospettiva, egli infatti gettò le basi seguendo precise regole geometriche, tenendo conto del punto di fuga centrale e della distanza dell’osservatore dalla superficie dipinta. Successivamente altri artisti e architetti del tempo aggiunsero nuove regole come la prospettiva aerea che prende in considerazione il fatto che la lontananza...
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