Capitolo 2: I costi
Definizione del concetto di costo e classificazione dei costi
Tra le finalità del sistema di controllo c’è quella di supportare il controllo decisionale: come costruire le informazioni opportune per sostenere il processo decisionale dei manager? Saranno soprattutto utili dati economici-finanziari che unificano tutte le attività e tutte le gestioni interne fornendo una sintesi dei dati a supporto del processo decisionale. Come supportare il processo decisionale attraverso i dati economici-finanziari?
I sistemi di controllo sono caratterizzati dall’impiego di grandezze di tipo economico:
- Struttura organizzativa del sistema di controllo: è definita grazie alla responsabilità accounting, cioè attraverso l’individuazione di grandezze economico-finanziarie idonee ad esprimere il contributo delle differenti unità organizzative al raggiungimento degli obiettivi aziendali;
- Struttura tecnico-contabile del sistema di controllo: è costituita da strumenti che elaborano informazioni economico-finanziarie;
- Processo: attraverso di esso l’attività di controllo direzionale si sviluppa e ha come oggetto prevalente la fissazione di obiettivi e la rilevazione di risultati di carattere economico-finanziario.
I costi rappresentano la classe di valori economico caratterizzati dalla maggiore complessità e articolazione — il costo di un bene o di un servizio è costituito dal valore delle risorse ‘consumate’ per lo svolgimento delle attività che rendono disponibile quel bene o servizio.
Caratteristiche: il riferimento alle risorse consumate dall’azienda e il valore monetario attribuibile a tali risorse (è un elemento essenziale per verificare il rispetto delle condizioni di efficienza ed efficacia della gestione).
Le principali classificazioni di costo
Non esiste un concetto di costo onnicomprensivo, valido in tutte le circostanze: esistono costi diversi per scopi diversi. I costi possono essere classificati osservando le relazioni che esistono con: il livello di attività dell’impresa; l’oggetto di calcolo; le esigenze di controllo direzionale.
La classificazione dei costi in relazione al livello di attività
Osservando il comportamento delle differenti classi di costo al variare del livello di attività aziendale, è possibile distinguere tra costi variabili e costi fissi — la classificazione fa riferimento alla variabilità dei costi rispetto al variare del volume di attività dell’impresa in un predefinito ambito spaziale e temporale e conseguentemente la correlazione con il volume di attività d’impresa nel breve periodo ed entro un predefinito intervallo di variazione.
Costi variabili
Si definiscono costi variabili i costi che variano, nel loro importo complessivo, in misura strettamente proporzionale al variare del volume di attività — a fronte di ogni incremento unitario dei livelli di attività, i costi variabili crescono di un ammontare costante (k). Il costo variabile varia nel suo ammontare totale ma rimane costante nel suo ammontare unitario.
I costi classificabili come variabili sono: costi per il consumo di materie prime e ausiliarie, costi per le lavorazioni esterne, costi per l’energia per forza motrice, costi per le provvigioni pagate a rappresentanti, costi per manodopera e costi di trasporto. Poiché si assume che la variazione del costo complessivo sostenuto sia perfettamente proporzionale al variare del volume di attività, si può rappresentare il costo variabile totale con una retta che parte dall’origine e la cui inclinazione rappresenta geometricamente il costo variabile unitario. Questa è una semplificazione perché, ad esempio, il costo variabile potrebbe diminuire per fattore esperienza o per le economie di scala.
Il costo variabile è dato da: Cvun = Pcosto x Stdfisico dove Pcosto indica il prezzo unitario di acquisto del fattore produttivo e Stdfisico esprime il quantitativo di fattore produttivo associato alla realizzazione di un’unità di prodotto.
Due ipotesi semplificatrici: il prezzo-costo del fattore produttivo considerato non muta al variare del grado di utilizzo del fattore stesso; il consumo unitario del fattore produttivo resta costante a fronte di livelli di attività crescenti.
Nella realtà aziendale raramente si riscontra un comportamento perfettamente lineare dei costi variabili soprattutto per ampie variazioni dei livelli di attività perché vi sono effetti sui prezzi di acquisto delle risorse e vincoli tecnologici che portano i costi variabili a non avere un comportamento lineare. Tuttavia, nell’ambito di un definito intervallo di attività, definito area di rilevanza, è possibile verificare la linearità della funzione di costo variabile: le classi di costo in esame crescono, infatti, proporzionalmente ai livelli di attività.
Costo del lavoro: nella voce costo del lavoro è compreso lo stipendio degli operai, della impiegata, dei manager etc. — bisogna scomporre il costo del lavoro: bisogna distinguere tra personale dell’area produzione e personale dell’area amministrativa e commerciale. Questi ultimi hanno un salario fisso (escluse le provvigioni) perché il loro operato non dipende dai volumi di produzione. I primi si possono suddividere in coloro che si occupano di attività di supervisione e coordinamento (capi reparto, persona che opera su processi automatizzati, manodopera indiretta etc.) e sono caratterizzati da un salario fisso, e in coloro che intervengono direttamente sul processo produttivo e sul prodotto oggetto della produzione (coloro che operano in un laboratorio di alta moda - relazione tra capacità del lavoratore, efficienza ed intervento sul prodotto) e dunque, in questo caso, si considera il loro salario come variabile al fine di supportare al meglio il controllo decisionale avendo a disposizione un dato veritiero. Un’altra voce di costo del lavoro variabile sono le provvigioni: nella parte commerciale esistono le provvigioni ovvero delle percentuali sul fatturato generato che incentivano i lavoratori (sono proporzionali rispetto al fatturato generato e per questo è una voce di costo variabile).
Costi fissi
Si definiscono fissi i costi che, nel loro importo complessivo, si mantengono costanti al variare del volume di attività entro una definita area di rilevanza — a fronte di ogni incremento unitario dei livelli di attività i costi fissi si mantengono inalterati nel loro comportamento complessivo.
I costi classificabili come fissi sono: costi per l’ammortamento degli impianti, i costi di vigilanza, lo stipendio del direttore di produzione e del personale amministrativo o commerciale, i canoni di locazione degli immobili, l’affitto, i costi per la pubblicità e le spese amministrative.
I costi fissi presentano un comportamento opposto a quello dei costi variabili: la funzione di costo fisso è perciò rappresentabile come una retta parallela all’asse delle ascisse. La rappresentazione grafica delle classi di costo al di fuori dell’area di rilevanza prescelta è assimilabile ad una sorta di retta ‘a scalini’.
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