Indice:
1. Composizione del suolo in tre frasi: Solida, Liquida e
gassosa
2. Biologia del suolo: Macro e meso-fauna Biomassa microbica
Attività enzimatiche La rizosfera
3. Ritenzione: Scambio cationico e anionico Adsorbimento
speci co Complessazione Adsorbimento molecolare
4. Stato chimico: Reazione(pH),Potere tampone Suoli a pH
anomalo e loro correzione Potenziale redox (Eh) Suoli
sommer
5. Fattori della nutrizione vegetale: Macro- e micro-nutrienti
Forme chimiche e disponibilità Trasformazioni (ciclo dei
nutrienti)
6. Genesi ed evoluzione del suolo: Descrizione del pro lo
pedologico Pedogenesi Classi cazione dei suoli Cartogra a
dei suoli (Seminario)
7. Valutazione e gestione della fertilità del suolo: Analisi del
suolo Analisi della pianta Fertilizzanti: Concimi, ammendanti,
correttivi, biostimolanti
8. Suoli anomali: Suoli acidi Suoli salini Suoli alcalini Suoli
contaminati Pagina 1
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Composizione del suolo in
tre frasi
Il suolo è un sistema multifasico e multicomponente, prodotto
della trasformazione di sostanze minerali e organiche, operata
da fattori ambientali attivi per un lungo periodo di tempo alla
super cie della crosta terrestre, caratterizzato da speci ca
organizzazione e morfologia.
Il suolo si forma all’interfaccia tra litosfera, idrosfera, biosfera e
atmosfera in seguito ad azioni combinate e continue di tipo
sico, chimico e biologico, operate da vari fattori climatici,
biologici e antropici.
Distribuzione percentuale volumetrica dei costituenti del suolo
e formata dal 40/60% dalla frazione minerale, dal 0,1/10%
dalla sostanza organica, dal 10/50% da acqua e dal 0/40% da
aria. Pagina 2
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Un pò di de nizioni:
suolo sistema naturale
1. Il è un derivante da processi di
alterazione chimica, sica e biologica (weathering) a carico
della super cie terrestre (rocce).
2. Il suolo di erisce dalle rocce alterate poiché mostra una
strati cazione verticale (orizzonti) facilmente distinguibile
per colore, composizione e tessitura.
3. Il suolo è un sistema estremamente eterogeneo e
multifasico e multicomponente,
complesso, che genera e
sostiene la vita sul nostro pianeta.
sistema biologico
4. Il suolo è un complesso e diversi cato,
che serve da habitat a milioni di specie e miliardi di singoli
individui che spaziano dai microscopici batteri e funghi no
ai macroscopici lombrichi, formiche e piccoli mammiferi.
sistema
5. Dal punto di vista chimico il suolo è un
biogeochimico, aperto e dinamico, poiché scambia
energia e materia con gli altri comparti ambientali
(atmosfera, litosfera, idrosfera e biosfera).
6. Il suolo è una risorsa non rinnovabile. Pagina 3
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Il sistema suolo
Il suolo, distinto dal materiale roccioso, ospita organismi e
microrganismi, risponde a variazioni ambientali e antropiche, e
si forma attraverso processi che ne alterano la composizione e
le proprietà.
Il suolo, sistema tridimensionale variabile, dipende dalle
condizioni ambientali durante formazione ed evoluzione.
Il suolo è il mezzo di crescita per le piante superiori e quindi la
base della vita per gli animali e per l’uomo.
Il suolo fornisce il sostegno e il nutrimento minerale e idrico alle
piante, permette la conservazione e la trasformazione delle
spoglie vegetali e animali garantendo il mantenimento degli
elementi nutritivi e dell’energia nell’ecosistema: è quindi “nodo
degli equilibri ambientali”.
Il suolo è un fragile componente dell’ambiente. Il suo utilizzo
per la produzione vegetale e per lo smaltimento di residui deve
essere tale da minimizzare gli e etti negativi di tali attività e
conservarlo per le generazioni future. Pagina 4
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Le funzioni del Suolo
ECOLOGICHE SOCIO-ECONOMICHE
Produzione di biomassa • Produzione agraria
(cibo, foraggi, energie • Supporto agli insediamenti
rinnovabili e materie prime) umani (case, industrie,
• Capacità di ltrare, infrastrutture e ricreazione) e
tamponare e trasformare allo smaltimento dei ri uti
(protezione delle falde, • Fonte di materiali, incluse le
delle catene alimentari, acque
della biodiversità) • Protezione e conservazione
• Difesa del patrimonio del patrimonio culturale,
biologico e protezione di paleontologico e archeologico
ora e fauna
Il limite superiore del suolo coincide con la super cie terrestre.
Il margine inferiore raggiunge la profondità interessata dai
processi di alterazione e/o esplorata dalle radici delle piante
superiori In genere, il margine inferiore non risulta esattamente
individuabile, fatta eccezione per i suoli di montagna dove la
roccia può essere super ciale. Pagina 5
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Il degrado del Suolo
Il degrado del suolo è causato da diversi fattori, tra cui l’uso e
la gestione non sostenibili del territorio, nonché da eventi
climatici estremi che derivano da una complessa interazione di
fattori sociali, economici e politici.
I principali fattori che contribuiscono al degrado del suolo sono
l’erosione, la perdita di sostanza organica, la compattazione, la
salinizzazione, l’acidi cazione, l’inquinamento chimico e
l’impermeabilizzazione. Questi fattori rappresentano minacce
signi cative per la salute e la fertilità del suolo. Pagina 6
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I componenti del Suolo
La fase solida è caratterizzata dalla presenza di componenti
inorganici (valore medio 45%), come frammenti di rocce,
minerali primari e secondari, e materiali amor . Contiene
anche componenti organici (valore medio 5-7%), tra cui residui
vegetali e animali più o meno decomposti, biomassa microbica
e sostanze umiche di neogenesi.
La fase liquida è costituita dall’acqua, che contiene sostanze
inorganiche e organiche disciolte o disperse, in sospensione, e
colloidi di varia natura (valore medio 10-40%).
La fase gassosa è una miscela di gas e vapori, con una
composizione simile a quella dell’aria atmosferica, ma con un
contenuto
maggiore di
vapore d’acqua e
anidride
carbonica. Pagina 7
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Minerali e rocce
Per comprendere i processi di formazione del suolo (de niti da
numerose e complesse reazioni di trasformazione dei materiali
litici esposti all’azione di agenti atmosferici e biologici) risulta
importante conoscere i caratteri e la composizione della
litosfera.
Le rocce sono aggregati di uno o più minerali che si trovano
generalmente allo stato cristallino.
I minerali sono sostanze inorganiche presenti nella litosfera. Si
distinguono per la composizione chimica costante o variabile
entro limiti precisi, proprietà siche speci che e una peculiare
struttura cristallina. Questa struttura cristallina è caratterizzata
da una disposizione ordinata, tridimensionale di atomi, ioni o
molecole.
Minerali primari: si formano durante la solidi cazione delle
masse magmatiche.
Minerali secondari: si originano in seguito a precipitazione e
(ri)-cristallizzazione, successiva ai processi di alterazione di
quelli primari. Pagina 8
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Le Rocce
Caratterizzate dalla presenza di minerali dello stesso tipo o, più
frequentemente, di tipo diverso, si formano in ambienti
geologici di erenti.
La classi cazione in base all’origine
Le rocce ignee si formano dal ra reddamento e dal
consolidamento di masse litiche completamente o
parzialmente fuse. Le rocce sedimentarie, invece, sono
costituite da depositi di materiali più o meno alterati derivati da
rocce preesistenti. Le rocce metamor che si originano dalla
trasformazione di rocce ignee e sedimentarie a causa di
cambiamenti nelle condizioni sico-chimiche (temperatura e
pressione) diverse da quelle dell’ambiente in cui si sono
formate.
Le rocce ignee e
metamor che
costituiscono oltre
il 95% della crosta
terrestre, ma
coprono solo il
25% della sua
super cie. Al
contrario, le rocce
sedimentarie
rappresentano
meno del 5% della
crosta, ma sono
presenti sul 75% della super cie terrestre. Pagina 9
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Dinamica di formazione
Le rocce ignee, formatesi a profondità considerevoli, possono
emergere in super cie a causa di sollevamento, alterazione ed
erosione. I prodotti dell’erosione, trasportati, mescolati con
materiali diversi, depositati e diagenizzati, danno origine alle
rocce sedimentarie. In ambienti caratterizzati da temperature e
pressioni elevate, le rocce preesistenti subiscono
metamor smo e ultrametamor smo, generando rocce
metamor che o rocce eruttive plutoniche secondarie.
Le rocce
sedimentarie e
metamor che, che
derivano tutte dalle
rocce ignee,
possono essere
soggette a diversi
processi, tra cui
erosione e
deposizione,
deformazione e
ricristallizzazione
(che portano alla
formazione di rocce
metamor che) e fusione parziale. Pagina 10
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Le rocce ignee
Sono il risultato del ra reddamento e della solidi cazione di
masse fuse, anche parzialmente, ad alta temperatura. Le rocce
ignee si dividono in due categorie principali: intrusive ed
e usive. Le rocce ignee intrusive si formano quando il magma
si ra redda e si solidi ca in profondità all’interno della crosta
terrestre. Al contrario, le rocce ignee e usive si formano
quando il magma raggiunge la super cie e si ra redda
rapidamente, dando origine alle lave.
Il granito è un esempio di roccia ignea intrusiva, mentre la
riolite è un esempio di roccia ignea e usiva. Le specie minerali
presenti in queste rocce sono relativamente limitate. Circa il
90% delle rocce ignee è composto da silicati, mentre il restante
7% è costituito da magnetite, apatiti e altri minerali accessori.
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Rocce sedimentarie
Sono il risultato dei processi di alterazione, erosione, trasporto
e accumulo di sedimenti sulla super cie terrestre da parte di
agenti esogeni come
acqua, vento e ghiaccio.
Una caratteristica
distintiva è la
strati cazione. Si
dividono in due categorie
principali:
Rocce clastiche: si
•
formano dall’accumulo di
frammenti derivanti dalla
disgregazione di rocce
preesistenti.
Rocce chimiche: si
•
formano dalla
precipitazione di sali
minerali dall’acqua,
come ad esempio il
Carbonato di Calcio. Pagina 12
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Rocce metamor che
Sono il prodotto di trasformazioni siche e chimiche in rocce
preesistenti, causate da variazioni di pressione o temperatura
che destabilizzano i minerali. Questi processi portano alla
formazione di nuove associazioni mineralogiche e
caratteristiche strutturali.
Questi cambiamenti ambientali coinvolgono sia la struttura
mineralogica che la composizione chimica della roccia. Pagina 13
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Gli ossidi e gli idrossidi
A seguito della alterazione chimica della roccia, si liberano in
soluzione metalli alcalini e alcalino terrosi (come K , Mg , Na
+ 2+ +
e Ca ), che vengono quasi sempre allontanati a causa della
2+
loro elevata solubilità. Silice, allumina, ferro e manganese,
invece, evolvono verso forme di ossidi/idrossidi insolubili,
amorfe o cristalline, che ne riducono le perdite per lisciviazione.
Questi elementi in uenzano i processi di aggregazione,
cementazione, occulazione, la de nizione della carica
super ciale delle particelle colloidali e la reazione del suolo.
Evoluzione: Strutture minerali -> forme ioniche ->forme amorfe
->forme cristalline. Pagina 14
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I minerali
Dal punto di vista chimico, i minerali si distinguono in silicati e
non silicati (tra cui carbonati, solfati, alogenuri, fosfati, ossidi e
solfuri). Sono organizzati in strutture ioniche, dove il catione
centrale lega un numero di anioni (numero di coordinazione)
che dipende dal rapporto dei raggi degli ioni coinvolti. Nella
maggior parte delle entità cristalline, i diversi tipi di legame non
sono nettamente separati. Generalmente, gli elementi presenti
sono tenuti insieme da legami in parte ionici e in parte
covalenti.
Cristallo, Reticolo Cristallino, Cella
Elementare
Un cristallo è una struttura in cui un insieme di ioni, atomi o
molecole è disposto in sequenze ripetitive ordinate,
caratterizzate da distanze sse (a, b, c) e angolature sse (α, β,
γ) lungo le tre direzioni dello spazio, formando un reticolo
cristallino. Questa struttura cristallina deriva dalla ripetizione,
lungo le tre direzioni dello spazio, di un modulo di base ideale
chiamato “cella elementare” o “cella unitaria”. La cella
elementare è la più piccola parte di un reticolo cristallino che
contiene tutte le informazioni sulla disposizione degli ioni nel
reticolo stesso, che si ripete innumerevoli volte nelle tre
direzioni dello spazio. La cella elementare è fondamentale per
determinare la formula chimico-mineralogica di qualsiasi
composto cristallino. Pagina 15
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Il Legame Chimico
Il legame ionico implica il trasferimento di uno o più elettroni da
un atomo all’altro, con conseguente interazione tra le specie
ioniche di carica opposta formatesi. Questi ioni mantengono le
loro con gurazioni elettroniche indipendentemente dalla
struttura e dalla composizione chimica del minerale.
Il legame covalente, invece, comporta la condivisione di
strutture elettroniche esterne tra atomi neutri coinvolti nel
legame. Questo porta alla perdita di identità elettronica e a una
fusione più coerente delle strutture atomiche, con conseguenti
legami generalmente più forti rispetto al legame ionico.
I legami chimici presenti nelle strutture minerali presentano un
carattere misto ionico-covalente, con una prevalenza generale
del carattere ionico. A di erenza del legame covalente, i legami
minerali non presentano la rigidità tipica di quest’ultimo.
Il legame Si-O è quasi equamente ripartito tra legame ionico e
covalente, mentre il legame Al-O è per circa il 40% covalente e
per circa il 60% ionico.
Immaginando gli ioni come sfere rigide, la disposizione di
anioni e cationi in una struttura cristallina articolare segue una
geometria speci ca e raggiunge la stabilità elettronica. Va
notato che il modello ionico è una sempli cazione, poiché gli
atomi nei cristalli sono solo parzialmente ionizzati e alcuni
elettroni sono condivisi. Le distanze tra cationi e anioni
associati variano entro certi limiti, a seconda del numero di
coordinazione e di altri fattori strutturali. Pagina 16
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La carica ionica ed il raggio ionico nei
minerali
La carica ionica, o valenza, è il rapporto tra la carica elettrica di
uno ione e quella di un protone. Il raggio ionico si riferisce alle
dimensioni di uno ione. Il raggio dell’anione ossigeno è
considerato costante e pari a 0,140 nm in tutte le specie
minerali. Al contrario, il raggio dei cationi non è sso e varia. La
somma dei raggi del catione e dell’anione rappresenta la
distanza interatomica tra i due ioni. Pagina 17
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Sostituzione Isomorfa
L’isomor smo, o sostituzione isomorfa, è un fenomeno in cui
un catione centrale all’interno dell’unità strutturale di un
minerale viene sostituito da un altro catione con dimensioni
simili, compatibili con lo spazio disponibile, e carica uguale o
diversa (la carica non in uisce sul fenomeno). Questo processo
può veri carsi durante la cristallizzazione del minerale ed è
in uenzato dalle condizioni speci che al momento della
cristallizzazione. Se la sostituzione avviene con cationi di carica
uguale, il minerale mantiene la neutralità elettrica. Tuttavia, se
la carica di erisce, si crea uno squilibrio di carica. La carica
negativa in eccesso, tipicamente derivante da questi fenomeni,
viene neutralizzata dall’adsorbimento sulla super cie, in forma
scambiabile, di altri cationi, come K+, Na+, Mg2+ e Ca2+.
Nei llosilicati del suolo, le principali sostituzioni isomorfe
coinvolgono gli ioni Mg2+, Fe2+ e Fe3+ che sostituiscono
l’Al3+ nelle unità ottaedriche, e l’Al3+ che sostituisce il Si4+
nelle unità tetraedriche. Pagina 18
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Silicati
Sorosilicati:
I sorosilicati si formano dalla polimerizzazione di
due unità [Si2O7 6-], creando un legame Si-O-Si.
Sono generalmente molto resistenti, ma i
tetraedri in cui Al3+ sostituisce Si4+ sono meno
stabili. Il gruppo dei sorosilicati comprende
minerali come emimor te, gehlenite e
akermanite. Pagina 19
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Ciclosilicati:
I ciclosilicati, come [Si3O9 6-], [Si4O12 8-]n e [Si6O18 12-]n,
presentano una struttura cristallina caratterizzata da una
regolare sovrapposizione di anelli esagonali. Ogni anello è
composto da sei unità tetraedriche, ognuna delle quali
condivide due ioni ossigeno basali con le altre due. Le colonne
esagonali sono tenute insieme da cationi diversi. Gli anelli
formati dalla polimerizzazione di tre o quattro tetraedri sono
meno comuni. Il berillo [Be3Al2Si6O18] e la tormalina
[(Na,Ca)3(Li,Al)6(Fe,Mn,Al)3(BO3)(Si6O18)] sono esempi di
ciclosilicati. Questi minerali sono relativamente resistenti ai
meccanismi di decomposizione e tendono a
accumularsi nelle rocce secondarie.
Gli inosilicati, noti anche come silicati a
catena singola, comprendono i pirosseni e gli
an boli. I pirosseni presentano unità strutturali
allineate nella stessa direzione e disposte in
catene singole di lunghezza inde nita. I
cationi Mg2+, Fe2+ e Ca2+ neutralizzano le
cariche negative residue, mentre l’Al3+ può
parzialmente sostituire questi cationi. I
pirosseni si trovano comunemente nelle rocce
ignee.
Gli an boli, invece, h
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