8-settembre: Biologia 1
La biologia è la scienza che studia la vita.
L’origine della vita: circa 3.7 miliardi di anni fa si sono formati gli stromatoliti a causa di
sedimenti di carbonato di calcio e per questo si possono definire strutture sedimentarie.
Dopo il big bang l’universo si è evoluto e sulla terra si è sviluppata la vita ma nel resto
dell’universo non sappiamo cosa sia veramente successo. La vita non aveva la forma che
possiede adesso ma si ipotizza che ci fosse un mondo pre-DNA che si basava sull’RNA.
Tuttavia, prima ancora di questa macromolecola deve essere successo qualcosa che la ha
creata.
Gli esseri viventi avevano proprietà fondamentali simili alle nostre. Sono unità altamente
organizzate e hanno un genoma con caratteristiche metaboliche (trasformare materia in
energia) e capaci di riprodursi ed evolversi (per questo non si sono estinti). Pertanto, gli
esseri viventi hanno come caratteristiche principali genoma, metabolismo, riproduzione,
evoluzione.
C’è un diverso complesso di organizzazione. Riproduzione, crescita, sviluppo e morte: i
viventi si riproducono, si accrescono e si differenziano e infine muoiono seguendo le
istruzioni presenti nel loro programma genetico. Il metabolismo serve perché gli organismi
incamerano energia e la trasformano per compiere tutte le loro funzioni (es. movimento).
Inoltre, gli esseri viventi devono dare delle risposte in funzione dell’ambiente in cui vivono
quindi devono avere capacità di reagire agli stimoli ambientali. Legato a questo c’è
l’adattamento evolutivo.
La vita si è originata spontaneamente (così si pensava inizialmente) perché la materia si
aggrega e quindi si genera spontaneamente. Ovviamente è stato soggetto di discussione, fino
a che la teoria è stata confutata da un medico che fece un esperimento con un pezzo di
carne. Un pezzo chiuso in un barattolo e un altro in un barattolo lasciato aperto. Il secondo si
era decomposto e c’erano mosche ma nel primo, seppur si era decomposto, non c’erano
mosche. Pertanto, le mosche non si generano spontaneamente (prova inconfutabile ma non
tutti ci credevano). Dopo ci fu l’esperimento di Pasteur che fece un esperimento simile ma
con un contenitore con un collo ricurvo da cui non passava aria e questa entrava solo se il
collo veniva rotto portando così batteri.
Le cellule primordiali come si sono create? L’ipotesi più credibile prevede che i processi
chimici e fisici nell’ambiente della Terra primordiale finirono per produrre cellule rudimentali
a partire da materiale inorganico attraverso una serie di stadi. Pertanto, si parla di
evoluzione chimica.
Evoluzione chimica:
1. Sintesi abiotica di piccole molecole organiche
2. Formazione di polimeri
3. Origine di molecole auto-replicante da sole
4. Impacchettamento in protobionti circondati da membrana
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Anche questa teoria venne messa in esame da Oparin che formulò la teoria dell’evoluzione
chimica, secondo cui le molecole presenti nei primordiali oceani avrebbero reagito fra loro
fino a formare le biomolecole. Oparin ipotizzò che dai gas dell’atmosfera si sarebbero potute
formare grandi quantità di molecole organiche; col tempo, esse si sarebbero raccolte nei mari
e nei laghi del pianeta, dando origine a un «brodo primordiale». Venne poi fatto un
esperimento di Miller-Urey (1953) di simulazione delle condizioni verosimilmente presenti
sulla Terra primitiva. Riscaldamento dell’acqua in presenza di
CH4, NH3, and H2; la miscela vaporizzata viene colpita da
scariche elettriche. Si ottiene produzione ed accumulo di
composti organici (4 amminoacidi e poi con altri esperimenti ne
trova molti di più). Prima usava solo scariche elettriche ma poi
negli esperimenti successivi simula anche fattori ambientali
come la presenza di vulcani, i quali hanno avuto un ruolo
fondamentale nell’origine della vita.
Bisogna però poter formare dei polimeri: insieme di monomeri (elementi di base) che fanno
una struttura complessa e anche i monomeri dovevano essere lì prima che si formasse la
vita. Se l’acqua passa nelle rocce riscaldate porose essa evapora e forma dei polimeri.
RNA (acido ribonucleico) è un filamento fatto da 4 basi diverse. Si pensa che uno si sia
generato spontaneamente e abbia fatto d a base come filamento da cui stampare per
generare altri. Si ipotizza quindi che le prime cellule fossero basate sulla trasmissione delle
info attraverso RNA e non DNA. Questi RNA potevano auto-replicarsi ma questa è più di
un’ipotesi perché adesso accade.
Tra le molecole di base presenti all’origine della vita, alcune sono
solubili in acqua, mentre altre non lo sono, come ad esempio l’olio.
Nel brodo primordiale, i fosfolipidi si sono organizzati
spontaneamente formando membrane fosfolipidiche, poiché sono
molecole anfipatiche. In presenza di acqua, infatti, i fosfolipidi
tendono ad aggregarsi in strutture ordinate come doppi strati e
vescicole, capaci di racchiudere una soluzione acquosa. L’RNA svolge
il ruolo di intermediario tra DNA e proteine perché, nel corso
dell’evoluzione cellulare, si sono susseguiti diversi stadi evolutivi che
hanno portato all’attuale organizzazione della cellula.
Grazie all’invenzione del microscopio, Robert Hooke osservò per la
prima volta le cellule: studiando il sughero, notò delle piccole strutture che chiamò cellule,
dal termine latino cellulae, che significa “piccole cellette”. In seguito, gli studi sulle cellule si
ampliarono: Schwann osservò al microscopio le cellule animali. Da queste osservazioni
nacque l’idea che ogni essere vivente deriva da altri esseri viventi e che tutti gli organismi
sono costituiti da cellule. Inoltre, ogni cellula deriva da un’altra cellula. Per questo motivo, la
cellula è considerata l’unità fondamentale della vita.
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La nomenclatura binomiale cioè il sistema di classificazione delle cellule lo diede
Linnaeus. La tassonomia è quella branca della biologia che si occupa della identificazione,
denominazione e classificazione degli organismi, sia attuali che fossili, sia dal punto di vista
teorico che pratico. La nomenclatura binomiale permette agli studiosi di tutto il mondo di
identificare in maniera inequivocabile le singole specie. Sistema gerarchico di categorie
tassonomiche progressivamente più ampie. A
partire dalle singole specie raggruppate nel
genere, i generi con proprietà simili formano la
famiglia, le famiglie affini costituiscono un
ordine; gli ordini, a loro volta, sono raggruppati
per far parte della classe. Le classi con similarità
sono incluse nello stesso phylum. I phyla
costituiscono i sei regni. Un ottavo livello di
classificazione è infine quello dei tre grandi
domini dei Bacteria, Archaea ed Eukarya in cui
sono inclusi tutti i regni.
In origine la classificazione è fatta su base morfologica oggi su base molecolare. Più sono
grandi le differenze più si sono separate velocemente da un progenitore comune.
L’evoluzione: per Lamarck è avvenuta spiegando l’esperimento della giraffa che si allunga
per mangiare e quindi poi le è cresciuto il collo. Quindi formulò il principio dell’eredità dei
caratteri acquisiti. Poi ci fu Darwin che viaggiò e pubblicò “L’origine delle specie” dove
spiega che gli organismi avevano caratteristiche simili ma tra loro c’è la competizione e
magari alcuni hanno migliori caratteristiche; gli individui di una popolazione presentano
differenze, alcune di queste variazioni ovvero quelle migliori sono ereditabili; a causa della
limitatezza delle risorse (cibo, spazio, ecc.), gli individui competono per la sopravvivenza; le
variazioni che conferiscono un vantaggio in un determinato ambiente aumentano le
probabilità di sopravvivenza e riproduzione degli individui che le esprimono; sulle popolazioni
agisce il processo di selezione naturale; con il tempo la selezione naturale porta alla
comparsa di nuove specie che hanno un genoma migliore. Pertanto, l’ambiente rappresenta
lo strumento e il mezzo per indirizzare lo sviluppo delle popolazioni: esso seleziona
positivamente gli organismi che sono meglio adattati per la sopravvivenza. Oggi ci basiamo
sulle proteine ma prima sugli acidi nucleici per classificare su base molecolare. (N.B. e
Archea sono dei batteri che vivono in condizioni estreme ma sono più simili agli eucarioti).
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Tutti gli organismi viventi sono formati da una o più cellule. Ogni cellula “ha vita” nel senso
che può crescere, riprodursi, trasformare l’energia, reagire agli stimoli ambientali, adattarsi e
così via. Tutte le cellule, pur nella loro straordinaria diversità, nello stesso organismo e tra
organismi diversi, hanno qualcosa che le accomuna in quanto possiedono le proprietà degli
esseri viventi, e possiamo ancora dire che, pur nella diversità, si somigliano per alcuni aspetti
fondamentali. Le cellule si somigliano marcatamente sotto il profilo chimico: sono infatti
composte dagli stessi tipi di molecole che partecipano agli stessi tipi di reazioni; questo
perché svolgono le funzioni di base con lo stesso tipo di “macchinario” funzionale. Sono fatte
da una membrana plasmatica, il citoplasma dove si svolgono funzioni cellulari, il materiale
genetico dove si trovano le info della regolazione cellulare. In base all’organizzazione del
materiale genetico e alla presenza di comparti cellulari chiamati organuli si distinguono:
• le cellule procariotiche: tipiche di microrganismi come batteri e archei
• le cellule eucariotiche: tipiche degli organismi più complessi e possono essere pluri- o uni-
cellulari
Cellule procariotiche: sono le più semplici e sono
talmente piccole che noi non le possiamo vedere a
occhio nudo ma ci serve uno specifico microscopio che
fa vedere fino ai micron. Si identifica una zona del
citoplasma, detta nucleoide, in cui è presente il DNA
sotto forma di un singolo cromosoma circolare. In
alcuni batteri sono presenti ulteriori molecole di DNA
circolari, di numero variabile, denominate plasmidi.
Sono prive di organuli e membrane interne, eccetto i
ribosomi che sono presenti e più piccoli di quelli
eucariotici. Le cellule procarioti sono delimitate da una parete cellulare formata da
peptidoglicano, la membrana plasmatica racchiude il citoplasma. La cellula procariote nel
citoplasma può presentare dei corpi di inclusione che svolgono una funzione di riserva
energetica. Molte cellule batteriche sono circondate da una capsula o da uno strato
mucoso all’esterno della parete cellulare che è importante soprattutto quelli patogeni
perché evadono il sistema immunitario. Alcune hanno anche il flagello (simile alla coda) che
permette di muoversi e ci possono anche essere pili con i quali si scambiano materiale
genetico o le fimbrie con le quali si attaccano, aderiscono alle cellule tipo quelle sulle nostre
pareti.
La parete cellulare: caratteristiche: involucro rigido ma permeabile presente in tutte le
cellule batteriche (eccetto micoplasmi e alcuni archeobatteri). Porosa, elast