SBOBINA 1 CHIMICA FARMACEUTICA del 3\03\2024
Testi consigliati (ci sono in biblio):
Thomas L. Lemke, David.A.Williams, Victoria.F.Roche e S.William. Zito, "FOYE's Principi
• di chimica farmaceutica", Piccin. VII Edizione
Alberto Gasco, Fulvio Gualtieri e Carlo Melchiorre, Chimica Farmaceutica Zanichelli. II
• Edizione (qui ci sono anche le sintesi)
John M. Beale Jr., John H. Block "Wilson & Gisvold Chimica farmaceutica" Casa Editrice
• Ambrosiana (è un po più datato)
Graham L. Patrick Chimica farmaceutica, Edises (ha solo alcune parti che vengono
• spiegate in maniera adeguata)
Essendo un esame di chimica si da per scontato che si conosca la chimica organica, in
particolare i principali gruppi funzionali, la loro reattività, le principali molecole eterocicliche,
ma prevede anche che abbiamo acquisito le conoscenze di fisiologia, di patologia e di
farmacologia generale.
La differenza principale tra chimica farmaceutica 1 e 2 è che l’anno scorso vedevamo farmaci
rivolti verso organismi patogeni e quindi la linea comune era riuscire a debellare questi agenti
infettivi senza produrre troppi danni all’organismo, questo risulta in parte semplice in quanto
la maggior parte dei microrganismi non hanno delle strutture cellulari complesse come quelle
che invece si trovano nel nostro organismo, anche se già con gli agenti patogeni eucarioti la
questione cambia perché è più difficile ottenere la selettività.
Nel corso di chimica farmaceutica e tossicologica 2 invece ciò che affronteremo sono farmaci
che sono rivolti a sistemi del nostro organismo, e anche qui bisogna trovare farmaci che siano
quanto più selettivi, in alcuni casi questo è stato possibile, in altri no.
ORGANIZZAZIONE DEL CORSO:
introduzione su ciò che avremo già dovuto vedere in altri esami sul funzionamento
• fisiologico di organi e sistemi
cosa succede quando insorge una determinata patologia in breve
• interazione dei farmaci con le macromolecole biologiche
• che struttura chimica devono avere i farmaci per poter interagire con le macromolecole
• biologiche
quali sono i rapporti struttura-attività, che sono il sistema per studiare quali sono le
• parti fondamentali di una classe di molecole, sono necessarie per l’interazione con la
macromolecola biologica
come le molecole vengono trasformate dal metabolismo del nostro organismo, per cui
• a partire dalla struttura chimica della molecola bisogna sapere quali sono le principali
vie metaboliche che possono portare all’attivazione di quelli che vengono detti più
propriamente profarmaci fino ad arrivare ad un metabolita che si comporta da farmaco
propriamente detto, oppure come i farmaci possono essere metabolizzati facendo
perdere la loro attività con formazione di molecole che non hanno attività
farmacologica ma che in alcuni casi possono esercitare un effetto tossico.
Vedremo poi una trentina di sintesi
•
COSA CI VERRA’ CHIESTO ALL’ESAME:
domande su classi di farmaci e non su una singola molecola
• sapere la struttura generale della classe di farmaci e le relazioni struttura-attività
• descrivere in modo sintetica come agiscono i farmaci, se sono selettivi, che effetti
• terapeutici hanno
come vengono metabolizzati
• che effetti collaterali o tossici possono avere
• verrà chiesta 1 sintesi (può essere anche diversa da quella che mostra lei ma deve
• seguire le regole della chimica)
dobbiamo aver superato tutti gli esami del 2 anno
obbligo di frequenza di almeno 65%
il corso è di 9 CFU
Affinché un farmaco esplichi un’azione biologica è necessario che vada ad interagire con un
recettore, per il momento da intendere come una qualsiasi macromolecola biologica, può
essere perciò una proteina strutturale, un enzima, un acido nucleico, i ribosomi, o un recettore
propriamente detto.
I farmaci si legano alla macromolecola biologica formando un legame reversibile nella maggior
parte dei casi, anche se alcuni possono formare anche dei legami irreversibili. Questa è una
delle prime differenze tra farmaci visti in chimica farmaceutica 1, perché quest’anno il legame
irreversibile non deve più essere visto come vantaggio perché a legami irreversibili molto
spesso sono legati effetti collaterali e tossici. Inoltre qualora insorgano effetti collaterali, se un
farmaco è legato in modo irreversibile è molto più complicato andare a ripristinare la
funzionalità della macromolecola biologica a cui il farmaco è legato.
Quest’accezione generalista di recettore, nasce agli inizi del 1900 quando i recettori
propriamente detti neanche si conoscevano ed è una teoria formulata dal fisiologo John
Langley che capisce che una molecola estranea per poter esercitare la sua azione deve
interagire con qualcosa che si trova nel nostro organismo e la chiama “sostanza ricettiva”.
Il farmaco quindi va a legarsi in maniera reversibile con il recettore formando un complesso
farmaco-recettore.
Questo legame può essere più o meno stabile e quindi si ha un equilibrio tra farmaco e
recettore e il complesso farmaco-recettore.
Quest’equilibrio è regolato dall’affinità chimica che c’è tra farmaco e recettore ma non solo,
perché il complesso tra farmaco e recettore è anche caratterizzato da una certa stabilità (agli
inizi del 1900 questo non si sapeva) quindi non basta che un farmaco sia affine al proprio
bersaglio biologico ma bisogna anche andare a considerare quanto è stabile il complesso
farmaco-recettore, ossia la velocità di dissociazione del complesso farmaco-recettore, nonché
la velocità di associazione e quindi di formazione del complesso farmaco-recettore.
Sempre prima che si conoscessero le strutture delle macromolecole biologiche, chiamate
generalmente recettori o macromolecole recettrici, è stata formulata da Emil Fischer la
cosidetta teoria chiave serratura. Fischer comprende che la struttura di una molecola deve
essere tale da potersi adattare ad una macromolecola biologica così come una chiave si adatta
alla propria serratura e va ad aprire o chiudere la serratura e quindi attiva o disattiva la
macromolecola biologica.
Questo però è un modello molto grezzo perché quando noi pensiamo alla serratura di una
porta, si ha un cilindro metallico e la chiave che se ha i dentini (gruppi funzionali) che
combaciano con il cilindro della serratura si riesce ad aprire o chiudere la serratura. Ma il
farmaco e le macromolecole biologiche non sono dei pezzi di metallo statici, ma sappiamo che
le molecole possono ruotare e flettersi per cui non abbiamo una chiave rigida che si inserisce
in una serratura rigida ma abbiamo un farmaco flessibile che si inserisce in una
macromolecola flessibile, per cui il sistema è molto più complesso perché esistono tante
conformazioni del farmaco e tante conformazioni della macromolecola biologica.
Il farmaco deve potersi disporre all’interno della macromolecola biologica adattandosi a essa
in maniera naturalmente flessibile, e ugualmente la presenza del farmaco fa si che nella
macromolecola biologica avvengano dei cambi conformazionali che possono portare
all’incremento o la riduzione dell’attività della macromolecola biologica.
Come si può ottenere questo adattamento reciproco tra farmaco e macromolecola biologica?
Naturalmente noi non possiamo andare a modificare le macromolecole biologiche ma
possiamo costruire dei farmaci che si adattino a queste, possiamo perciò andare a modificare i
gruppi funzionali presenti in modo da avere un migliore adattamento alla macromolecola
recettrice, per cui come quando si ha un mazzo di chiavi e non ci si ricorda quale chiave apre
una determinata serratura, si può costruire la chiave studiandone i dentelli giusti che possa
adattarsi a quella macromolecola biologica, e questo è uno dei compiti della chimica
farmaceutica che si avvale anche di metodiche di analisi della conformazione dei farmaci e
delle macromolecole biologiche.
Un farmaco interagisce con la macromolecola biologica formando dei legami che possono
avere forza di diverse entità, tra i legami che hanno elevata forza e per cui è necessario fornire
energia per rompere il legame, c’è il legame covalente.
I legami covalenti esistono già nelle macromolecole biologiche, ad esempio in una
macromolecola biologica in cui siano presenti diversi residui di cisteina che si trovano a
distanza opportuna l’una dall’altro si possono andare a formare dei legami covalenti tra i due
diversi gruppi tiolici dei residui di cisteina, questo fa si che la macromolecola biologica assuma
una determinata conformazione, ma questo è anche importante perché un farmaco che
contenga un gruppo tiolico può andare a formare dei legami covalenti (ponte di solfuro) con
residui di cisteina con la macromolecola biologica e questi sono dei legami particolarmente
stabili ( si può quasi parlare di legame irreversibile tra farmaco e macromolecola biologica) in
quanto l’energia di legame è superiore ai 200 kj\mole).
Normalmente però le interazioni tra farmaco e macromolecola biologica non avvengono per
formazione di legami covalenti ma avvengono per formazione di legami che presentano
un’energia di legame notevolmente inferiore a quella presente nei legami covalenti e quindi si
possono avere formazioni di interazioni in cui si stabiliscono:
legami ionici
• legami idrogeno
• interazioni tra catione e sistema di elettroni pi greco di un anello aromatico
• interazioni dipolari
• iterazioni a trasferimento di carica
• interazioni idrofobiche
• interazioni di tipo sterico
•
questi legami deboli e interazioni possono essere legami che portano a un’attrazione tra
farmaco e macromolecola recettrice o a una repulsione.
Esaminiamole una per volta…
LEGAME IONICO
Il legame ionico tra le interazioni deboli è quello dotato di forza maggiore anche se questa è
circa 1\10 rispetto alla forza di un legame covalente. Perché si stabilisca un legame ionico è
necessario che nella macromolecola biologica e nel farmaco siano presenti delle cariche,
queste non è detto che si trovano già esistenti nel farmaco.
Ad esempio l’aspirina contiene acido acetilsalicico, quindi è presente sicuramente un gruppo
carbossilico, quando questo è nel blister, il gruppo carbossilico è indissociato (come COOH)
mentre a pH fisiologico è dissociato (come COO- cioè come ione carbossilato).
Quando c’è ad esempio lo ione carbossilato questo può andare ad interagire con un
amminoacido carico positivamente (es arginina).
Questa interazione tra cariche positive e negative nette, comporta la formazione di un legame
che è sufficientemente forte, circa 20 kj\mol.
Il legame ionico può essere di forza maggiore quando oltre al legame ionico si viene a formare
anche un legame idrogeno tra gli stessi due gruppi e in questo caso prende il nome di legame
ionico rinforzato o legame a ponte salino che ha un’energia superiore a quella del legame
ionico.
LEGAME IDROGENO
Si può formare tra un gruppo donatore di idrogeno (es gruppo ossidrilico, amminico o tiolico)
e un gruppo che possa accettare questi legami idrogeno, ossia un gruppo che abbia dei
doppietti elettronici non impegnati in un legame (ad esempio un ossigeno di un altro gruppo
ossidrilico, l’ossigeno di un gruppo carbonilico o di un etere oppure l’azoto legato ad un altro
atomo tramite doppio legame).
Quando sui gruppi accettore e donatore non sono presenti delle cariche si ha la formazione di
un legame idrogeno semplice che ha un’energia di legame compresa tra 7 e 10 kj\mol invece
quando sugli stessi gruppi sono presenti anche delle cariche positive o negative si viene a
formare un legame anche molto più forte, si può arrivare a formare un’energia di legame fino
a 40 kj\mol che è circa il doppio rispetto a quello visto per il legame ionico.
LEGAMI DI COORDINAZIONE
Un metallo, avente degli orbitali vuoti o semivuoti, può accettare degli doppietti elettronici
forniti da un ligando che quindi deve possedere dei doppietti elettronici di non legame che
andranno ad occupare totalmente o parzialmente gli orbitali d vuoti, ad esempio i ligandi
possono essere delle sostanze che possiedono un atomo di azoto con ibridazione di tipo sp2,
ad esempio un azoto presente in un anello eteroaromatico, oppure possono essere dei
farmaci che hanno delle funzioni acide dissociate quindi un gruppo carbossilato, fosfato o
tiolico, che vanno a coordinarsi con metalli che si possono trovare ad esempio nei metallo-
enzimi, come il ferro, lo zinco e il magnesio.
In chimica farmaceutica 1 abbiamo visto farmaci che agiscono con questo meccanismo ad
esempio, gli azoli antifungini vanno ad inibire l’enzima lanosterolo 14 alfa-demetilasi in quanto
gli atomi di azoto dell’azolo vanno a coordinarsi con il ferro 2 presente nel gruppo eme
dell’enzima e questo porta all’inibizione dell’attività enzimatica.
INTERAZIONE CATIONE- SISTEMA AROMATICO CHE CONTIENE LA NUVOLA DI ELETTRONI PI
GRECO
La nuvola di elettroni pi greco non ha una carica elettronica negativa netta ma ha un’elevata
densità di carica negativa per cui questa può andare ad interagire con un farmaco che abbia
una carica positiva.
Ad esempio un farmaco con un gruppo ammonico quaternario la carica positiva presente
sull’azoto va ad interagire con una forza attrativa con la nube di elettroni pi greco presenti ad
esempio in un anello aromatico di un residuo di un amminoacido aromatico presente nel
recettore, ad esempio con tirosina, fenilanalina o istidina.
INTERAZIONI DIPOLO
I dipoli si hanno quando si forma un legame tra atomi che hanno diversa elettronegatività,
l’atomo più elettronegativo dei due andrà ad attrarre verso di se gli elettroni e quindi si andrà
a formare una parziale carica negativa e una parziale carica positiva sull’altro. Ciò può avvenire
Ad esempio tra azoto e idrogeno o tra carbonio e ossigeno.
Questi due dipoli, che possono essere permanenti o meno, possono attrarsi l’uno con l’altro.
Ovviamente devono essere disposti in maniera tale che carica positiva e carica negativa si
possono attrarre, se disposti in modo opposto si avrebbe un’interazione repulsiva e non
attrattiva.
Perché questo succeda, i due poli di segno opposto devono avere una distanza che è inferiore
a quella di segno uguale altrimenti non si avrà attrazione ma repulsione.
I dipoli si possono formare anche tra ossigeno e idrogeno, tra azoto e ossigeno e tra carbonio
e alogeni. Deve esserci sempre una forte differenza di elettronegatività tra i 2 atomi legati o
con legame semplice o con legame doppio.
INTERAZIONE A TRASFERIMENTO DI CARICA
Come dice la parola stessa, in questo caso si hanno delle molecole che si possono polarizzare
e la carica può essere trasferita dall’una all’altra delle due molecole polarizzate. L’interazione
può avvenire fondamentalmente tra anelli aromatici che devono recare dei sostituenti ad
esempio elettron-attrattori che fanno si che come nel caso del gruppo nitrico, parte della
nuvola elettronica del sistema pi greco venga spostata sul gruppo elettron-attrattore, questo fa
si che l’anello aromatico sia dotato di una parziale carica positiva, se invece un altro anello
aromatico è sostituito con un altro gruppo elettron-donatore, verranno condivisi gli elettroni
del gruppo elettron-attrattore con la nuvola elettronica degli elettroni pi greco e ci avrà una
parziale carica negativa, per cui uno degli anelli aromatici ha una polarizzazione negativa,
mentre il secondo anello aromatico ha una polarizzazione di tipo positivo. Quando questi
anelli aromatici si trovano affacciati l’uno sull’altro in modo parallelo, si può avere un’attrazione
tra carica positiva e carica negativa, se invece gli anelli aromatici si dovessero trovare in altre
posizioni queste interazioni deboli non avvengono.
Quest’interazione viene anche chiamata pi greco stacking, perché va a dire che gli anelli
aromatici sono affacciati l’uno all’altro e non disposti nello spazio in altri modi.
Tutti i sostituenti che hanno attività elettron-attratore, ad esempio gruppi alchilici come il
metile, gruppi eterei o gruppi fenolici, fanno si che si abbia la formazione di una parziale carica
negativa invece gruppi ad azione elettron-attrattrice come il gruppo nitrico e gli alogeni
favoriscono la formazione di una parziale carica positiva e quindi la formazione di interazioni a
trasferimento di carica.
INTERAZIONI IDROFOBICO
Sono delle interazioni fondamentali perché nelle nostre cellule abbiamo delle membrane
lipofile, per cui i farmaci per poter attraversare le membrane devono essere lipolifi ma noi
siamo costituiti per la maggior parte di acqua e tutti i fluidi biologici sono acquosi. Quindi
questo si può conciliare da interazioni di tipo idrofobico perché qualsiasi superficie di tipo
apolare che sia una membrana o una molecola apolare, si trova in un sistema acquoso e
quindi viene rivestita da molecole d’acqua che hanno anch’esse un dipolo (parziale carica
negativa sull’ossigeno mentre positiva sui due atomi di idrogeno). La presenza di questi dipoli
consente il rivestimento delle superfici idrofobe da molecole d’acqua che stabiliscono con le
superfici apolari (che siano farmaci o membrane) delle deboli interazioni di Van der Walls,
queste fanno si che l’acqua non si trovi in uno stato libero
ma ad uno stato ad elevata energia in cui più molecole
d’acqua si associano tra di loro con una disposizione che
viene chiamata iceberg perché l’acqua pur essendo
liquida ha una disposizione spaziale che è quasi
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Apputi esame lezioni 29-33 su 33 di Chimica farmaceutica e tossicologica 2
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Apputi esame lezioni 12-22 su 33 di Chimica farmaceutica e tossicologica 2
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Apputi esame lezioni 23 su 33 di Chimica farmaceutica e tossicologica 2
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Apputi esame lezioni 24-28 su 33 di Chimica farmaceutica e tossicologica 2