Estratto del documento

1. Esercitazione: Riconoscimento dei materiali.

2. Esercitazione: Processi di deperimento.

Cosa succede all’architettura quando non è più giovanissima?

Parliamo dei processi degenerativi che riguardano spesso il singolo materiale: la pietra, la malta, il

laterizio, tutti che si degradano secondo una propria modalità. Il degrado va a danneggiare il

deperimento del loro assemblaggio e del manufatto di cui si compongono, per cui, se si degrada

una malta, conseguentemente anche l’oggetto che è stato prodotto con la malta subirà dei danni.

L’architettura può essere eterna o provvisoria ma siamo anche sicuri che la materia degenera, ma

che vuol dire? Dal punto di vista cosi dell’universo non c’è degenerazione ma c’è trasformazione.

Noi usiamo il termine negativo di degenerazione perché richiediamo alla materia un certo ordine e

una certa organizzazione e una volta che la materia non è più organizzata per svolgere la funzione

che ci serve degenera ,quindi, tutto è relativo.

A che ci dobbiamo riferire quando si parla di trasformazione della materia? Tutto il mondo

materiale è sottoposto alla trasformazione che porta al disordine; ebbene oltre al secondo

principio della termodinamica ovvero l’entropia è una funzione non decrescente nel tempo

quando parliamo di un sistema isolato. Per entropia indichiamo l’aumento del disordine. Nello

stesso tempo sappiamo che “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma” (postulato di

Antoine de Lavoisier) è una legge della conservazione della massa, non c’è parte di materia che

svanisce nel nulla ma la materia si trasforma nel tempo, possiamo far esempio del foglio di carta

che brucia, parti di quel materiale si trasformano in qualcos’altro come cenere, gas, particelle di

fumo.

Perché diciamo queste cose? Perché Il degrado di fondo ha questo signi cato ovvero che la

materia si trasforma sebbene ci siano coloro che ritengono che con la materia e con l’energia si

può perpetuare all’in nito.

Chiunque abbia lavorato con l’architettura, si è occupato del degrado: ci sono testimonianze di

alcuni professori universitari di Salasar che si lamentavano che nel 12 secolo l’erosione alla base

della roccia della S nge di Ghisa.

Il degrado dei materiali è un problema importante e nella trattatista rinascimentale si fa riferimento

al degrado di un materiale come ad una “seccatura” e se ne parla come un qualcosa da “evitare”;

il degrado era visto come qualcosa da riparare e sostituire.

Perché ci focalizziamo sul degrado in questo modo, se si degrada per erosione o perché perde i

granuli o perché si spoglia in tante lamelle parallele se poi alla riparazione potrebbe consistere in

una riparazione o una sostituzione? A che serve classi care i fenomeni di degrado?

Serve per interrompere questi fenomeni e per congelarli, in occidente abbiamo la necessità di

materia autentica.

conservare la A noi non interessa la sostituzione con pezzi nuovi, questo tutto

in linea teorica. Su che cosa sia la materia autentica ci sarebbe da dibattere; ad es il David di

Michelangelo che cosa è? Un sottile strato di un pezzo di marmo che se sparisse quello

diventerebbe un pezzo di marmo come tutti gli altri, perché ha perduto la traccia della persona a

cui è legata.

Gli eventi del 1966 hanno determinato nel nostro paese, ma anche in tutta Europa, dei problemi

importanti perché ci sono stati cosi tanti danni dovuti alle alluvioni di Firenze e Venezia che ci si è

resi conto che non si poteva sostituire tutto e sopratutto per le opere d’arte questa cosa diventa

complessa.

Un edi cio bombardato di cilmente si riesce a tenerlo in piedi e a garantirgli l’autenticità

materiale, sei costretto a inserire elementi nuovi, ma il danno causato/parziale come il degrado del

materiale che non corrisponde alla perdita dell’oggetto ti mette in di colta perché io ho il

materiale ancora e li, e che ci faccio? Si sostituisce o si cura ed è nella cura del materiale

autentico che risiede tutto il dibattito del restauro.

fi fi fi ffi fi ffi fi

Le alluvioni non hanno distrutto il patrimonio ma lo hanno degradato il patrimonio e quindi

un’opera d’arte molto danneggiata è impensabile la sua sostituzione ed è inevitabile lavorare su

quello che c’è e quello che è rimasto, per ripulirlo, per togliergli il danno, per curarlo e per

riportarlo ad uno status il più vicino possibile a quello che era prima, che non sarà mai più cosi

perché abbiamo detto che la materia si trasforma sempre.

Da una parte abbiamo il postulato che comunque noi stessi siamo su questo pianeta per un po’ e

poi non ci saremo più, cosi come gli oggetti da noi prodotti, ma è anche vero che c’è qualcosa

che ci spinge a non riprodurre gli oggetti da zero perché non è la stessa cosa degli oggetti

originali perché potremmo a quel punto solo fare sostituzione dell’oggetto. La realtà, nei fatti, è

fatta di sostituzioni, infatti, ad esempio la lanterna della cupola del Bruneleschi negli anni 50

hanno fatto dei lavori di restauro che hanno sostituito quasi il 70% di essa. Tutto il manto di

copertura della cupola del Brunelleschi sono tutte del 1436 sono sostituite nel tempo perché

l’opera del Duomo aveva predisposto delle carrucole per la sostituzione delle tegole rotte.

scienza della conservazione.

Nel 1966 quindi nasce la

Ci si rende conto che, sebbene in alcuni casi la sostituzione dei materiali è inevitabile, in altri casi

il materiale c’è e deve essere trattato. Quindi cosi come le patologie del corpo umano che

dobbiamo conoscere per poter intervenire cosi le patologie dei materiali devono essere

conosciute per non sostituirlo

Alla base di tutto ciò cambia l’approccio e si sviluppa questa necessità di conoscere bene gli

oggetti e i materiali di esso.

conoscenza dell’oggetto,

Serve quindi un’adeguata dei suoi materiali, delle cause e dei

conoscenza di prodotti e metodologie di

meccanismi e dell’entità del degrado e un’adeguata

intervento (come lavoro su questo marmo, su questo a resco, su questi pigmenti).

Poco tempo dopo ci si è resi conto che non era su ciente solo impostare un metodo e un’idea

perché questo studio, queste osservazioni erano frammentate in diversi ambienti scienti ci e in

base alle località (a Roma facevano una cosa, a Milano un’altra).

Si arriva a normalizzare le informazioni sui materiali lapidei tramite la commissione NorMaL

(NORmalizzazione Materiali Lapidei).

NorMaL,

La commissione costituita dal CNR nel 1977, ha messo insieme un’enorme quantità di

documenti che normalizzavano de nizioni, concetti e processi relativi alla conservazione.

UNI-NORMAL

Nel 1996 nasce l’ che ingloba il tutto. L’obiettivo era uni care le tipologie di studio

dei materiali lapidei che contiene una serie di gruppi attivi come:

- Linee guida e terminologia

- Caratterizzazione e analisi dei materiali inorganici porosi che costituiscono il patrimonio

culturale (con i sottogruppi Materiali lapidei naturali, Materiali lapidei arti ciali ed umidità delle

murature), come si calcola l’aggregato presente in una malta? Ci sono dei procedimenti numero

x che permette di fare un’indagine per via chimica.

- Valutazione di metodi e prodotti utilizzati negli interventi di conservazione su materiali inorganici

porosi che costituiscono il patrimonio culturale (con il sottogruppo Materiali Lapidei).

- Ambiente

- Legno

- Strutture

- Biologia

In buona sostanza se devo studiare un materiale, le procedure devono essere rigide e quindi se

c’è un laboratorio che fa delle analisi sui materiali che ti dice : ok ti certi co che la malta ha un

rapporto legante, aggregato di 1 su 2,5. Per fare questa cosa non è su ciente che un laboratorio

mi dica come ha fatto ma deve essere dichiarato di aver seguito il procedimento UNI-NORMAL

numero x che prevede una certa analisi e procedenti standard.

lessico

Ciò che ci interessa è il che si utilizza per de nire materiali lapidei nei beni culturali e in

particolare le forme di degrado.

Tutto il lessico prodotto dalla NorMaL è stato poi ripreso dalla UNI 11182, norma che è stata

completamente recepita e leggermente aggiornata dal glossario internazionale dell’ICOMOS

(globale). fi ffi fi ff ffi fi fi fi fi

ALTERAZIONE (dalla UNI 11182-2006)

“Modi cazione di un materiale che non implica necessariamente un peggioramento delle

sue caratteristiche sotto il pro lo conservativo”. Un materiale si trasforma cambia aspetto ma

in realtà sta bene ed è un materiale sano.

trasformazioni chimiche

Di solito sono che non compromettono le caratteristiche sico,

chimiche. Un esempio è il caso dell’ossidazione del ferro nelle arenarie. Un arenaria che in cava è

di colore grigio, dopo qualche tempo diventa marrone, perché il grigio è dato dai materiali ferrosi

che ci sono ma in seguito all’ossidazione del ferro porta ad un colore rossastro.

DEGRADO

cazione di un materiale che comporta un peggioramento delle sue caratteristiche

“Modi

sotto il pro lo conservativo” Quindi se il materiale si trasforma in negativo riducendo la

resistenza meccanica, la durezza, aumenta la sua porosità, allora siamo di fronte ad un fenomeno

di degrado.

entrambe trasformazioni chimiche- siche,

Sono in questo grande mondo ci sono

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexpika di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro dell'architettura 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Coppola Michele.
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