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Il logo è un simbolo che gioca ruolo chiave nel mettere in connessione il consumatore e

un’impresa Rappresenta l’azienda o il prodotto/servizio stesso

La relazione è simile a qualsiasi relazione umana. Le persone amano i loghi che evocano

sentimenti di felicità, stabilità, fiducia e ricorsi desiderabili.

L’obiettivo del designer, quando si crea un logo, è quello di creare una reazione a catena semplice

e duraturo = deve funzionare su tutti i supporti

Deve essere:

- Riconoscibile

- Impressionante

- Duraturo -> alcuni loghi possono essere alla moda (es edizioni limitate) ma solitamente un logo

deve andare oltre le mode e deve essere duraturo nel tempo (moda entra nelle campagne/

comunicazioni visual ma è meglio evitare nel logo)

Attraversa dei paradossi, deve essere:

- Familiare ma insolito

- Identificabile (dato che deve essere familiare, è anche semplice e riconoscibile) ma anche

distintivo (riesce a ritagliarsi un suo spazio all’interno del mondo della comunicazione)

- Ricordabile (quando ci ricordiamo delle persone, è perché le leghiamo ai sentimenti/emozioni

che ci suscitano, come un logo)

Il logo è un simbolo che deve attirare l’attenzione.

Alla moda o senza tempo?

Il mercato cerca costantemente di migliorare e adattarsi alla situazione e al tempo, sulla

base dei gusti mutevoli dei consumatori. Non bisogna limitarsi alle mode, bisogna creare una

“relazione” duratura. La moda può rientrare nelle varie campagne comunicative. Il logo si deve

adattare ma non può cambiare in base ai trend.

preservarne la storia,

Nel design del logo il suo senso deve mantenendola riconoscibile senza

limitare per. lo sviluppo dell’azienda.

Il design grafico ha la capacità di andare oltre le mode. Ci sono molti esempi di loghi che sono

rimasti invariati per molti anni. Alcuni hanno subito un restyling.

Es Montblanc

- Logo creato a ne 1800

- Pochissimi restyling negli anni (logo resta uguale, logotipo viene un po’

modi cato)

- Familiare + semplice + distintivo

- Ma riesce anche a cavalcare le mode (es per abbigliamento/accessori)

Spesso il consumatore desidera più la marca che il prodotto -> logo diventa prodotto stesso = I

loghi sono impressi nella nostra memoria in modo cos. completo, come se l’etichetta stessa,

piuttosto che il contenuto, fosse il prodotto desiderato.

SEZIONE AUREA

1.618033 -> rapporto sezione aurea/divina proporzione di Fibonacci

La famosa sequenza di Fibonacci ha a ascinato matematici, artisti, designer e scienziati per

secoli. La presenza di una sezione aurea in natura, architettura, arte e musica è innegabile.

Anche se per alcuni, l’approccio matematico all’arte è visto come troppo freddo e razionale,

troppo meccanicistico. 1

fi fi ff

A prima vista una conchiglia, un cono, un girasole o una mano sembrano ordinari. Ma una volta

che si inizia a notarli, il comportamento inspiegabile e interessante dei numeri di Fibonacci

possono farci cercare ovunque: nelle foto, nei f ilm, nei musei, nelle copertine dei libri o ... nei

loghi.

Quando questa ricerca trova qualcosa che corrisponde, o almeno è vicino il risultato desiderato,

l’oggetto avrà sempre un aspetto migliore e inspiegabilmente più interessante rispetto a prima.

Nel design del logo è fondamentale gestire il complesso processo di progettazione. I buoni

risultati dipendono da questo. E proprio come in matematica, c’è una formula corretta dietro ad

ogni design adeguato.

Prima di a rontare delle formule più astratte, concentriamoci sulla soluzione matematica che già

esiste ed è ampiamente a ermata in disegno: la sequenza di Fibonacci.

Due numeri, a e b, sono nel loro rapporto se la loro somma (a + b)

divisa per il numero più grande (a) è uguale al rapporto tra il numero

più grande diviso per il numero più piccolo (a/b).

Si può osservare la sezione Aurea in un vasto numero di oggetti e

fenomeni, dalle ipnotizzanti spirali di fumo alle strutture delle conchiglie,

girasoli, pigne, uragani, DNA e galassie lontane. Alcuni dei numeri sono esattamente conformi al

rapporto (1,6180339); altri sono molto vicini. Tuttavia, il caso è innegabile: c’è una verità dietro

quel numero. Nella sequenza di Fibonacci, ogni numero successivo è uguale alla somma di i due

precedenti (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 e così via).

Il rapporto di ciascuno numero al successivo è di circa 0,618. Il rapporto tra ogni numero e il suo

predecessore è 1.618. Ogni numero successivo è 1.618 volte più grande del precedente. Il

precedente rappresenta 0,618 del successivo.

L’applicazione della sezione aurea e della sequenza di Fibonacci supporta un metodo di più

semplice comprensione del buon design. Usati quando possibile, sono preziose norme di

organizzazione.

Un approccio matematico, insieme a quello legato a una personale e umana

improvvisazione, possono portare un ordine al caos che sia razionale, umanistico, e bello

allo stesso tempo.

In conclusione... Usa la matematica senza mettere in ombra la forma originale o sopra are un

concetto. Se una forma sembra giusta, allora i numeri non saranno d’intralcio.

Questa regola va applicata a tutti i loghi?

Non è necessario partire dalla sezione aurea per disegnare un logo -> ma comunque

razionalizzazione + creatività

LESS IS MORE

Deriva dall’architettura, da Ludwig Mies Van Der Rohe, suggerisce che tutto ciò che è semplice è

meglio e più bello del complesso e intricato. Oltre a derivare dall’architettura, deriva anche dalla

vita quotidiana con cui ci interfacciamo ogni giorno.

È infatti importante riconoscere che il modo di pensare che si nasconde dietro queste parole

riguarda anche certe abitudini dalla nostra vita quotidiana.

L’elenco di esempi come questo continua a crescere ogni giorno, a cominciare da Dieter Rams

con Braun e continuando con Steve Jobs con Apple.

Al giorno d’oggi la frase di Mies van der Rohe “less is more” ha una popolarità inarrestabile. In

implica il minimalismo come mentalità, che vede le sue origini nelle culture

parte,

dell’estremo oriente. 2

ff ff ff

Il “less is more" e il minimalismo lo notiamo anche appunto nella cultura orientale, basti pensare

simbolo dello zen —> delle cose.

al Il simbolo circolare dello zen si concentra sull’essenza

L’apprezzamento della bellezza naturale e la semplicità inizia lì molto prima delle

culture europee, quando il buddismo e il buddismo zen si sono formati in Cina e in

Giappone sotto l’in uenza dello stile di vita mahayana-buddista e locale.

pietre semplici, sabbia e l’ambiente circostante.

L’espressione zen si concentra su

Questa forma dell’espressione è implementata in modo tale che tutto ciò che rimane è qualcosa

la pietra è rimasta come pietra e la sabbia è rimasta come sabbia, senza nulla

che c’era già:

in più.

Questo approccio aiuta l’essere umano a sviluppare una grande capacità di concentrazione e

protezione della mente dalle distrazioni.

Con il nostro logo dobbiamo attirare l’attenzione in un mondo di confusione

Se il mio segno canalizza ri essione -> attira il target

10 LEGGI DELLA SEMPLICITÀ di John Maeda

La semplicità si deve vedere anche nel come progettiamo e viviamo.

Riduci

1. -> il modo più semplice per conseguire la semplicità è attraverso una riduzione

ragionata

Organizza

2. -> l’organizzazione fa si che un sistema composto da molti elementi appaia

costituito da pochi

Tempo

3. -> i risparmi i tempo somigliano alla semplicità

Impara

4. -> la conoscenza rende tutto più semplice

Di erenze

5. -> la semplicità e la complessità sono necessarie l’una all’altra

Contesto

6. -> ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico

Emozione

7. -> meglio emozioni in più, piuttosto che in meno

Fiducia

8. -> noi crediamo nella semplicità

Fallimento

9. -> ci sono cose che non è possibile sempli care

L’unica

10. -> semplicità signi ca sottrarre l’ovvio e aggiungere il signi cativo

IL LOGO MODERNO

Nel ventesimo secolo con la popolarità della sempli cazione radicale nell’era della produzione di

massa incontrollata e della riproducibilità tecnica prende piede l’arte modernista e le sue

caratteristiche principali, tra cui l’antimimesi, la disumanizzazione, enfasi formalistica,

frammentazione e caos.

Autori e artisti si sono separati dai generi tradizionali e forme, attraverso una ricerca mirata di

nuovi metodi. Il loro lavoro iniziò a ri ettere questa realtà senza ri utare il vecchio:

sempli cazione degli oggetti e del loro contenuto per arrivare all’essenza.

Così, il modernismo (e i movimenti che ruotano attorno ad esso, come futurismo, cubismo,

primitivismo, fauvismo, dadaismo, purismo, ecc.) ha sempre mirato sempli care il vecchio o

ancora il “non inventato”.

La libertà interiore e la mentalità unica dei modernisti divennero una nuova forma di espressione

in sé: quella che non ri ette la realtà ma piuttosto la crea. E proprio come gli orientali, l’oggetto

è lasciato come oggetto e nient’altro.

L’era modernista nel design gra co è iniziata in Europa dopo la prima guerra mondiale, in uenzata

Gli strumenti principali di

da movimenti artistici come Cubismo, Futurismo e De Stijl.

espressione nel design gra co si sono tradotti in: una tipogra a audace, colori primari,

forme geometriche semplici e astratte composizioni.

Metà 1900 con avvento industrializzazione (quindi riproducibilità) -> modernisti ri ettono sulla

disumanizzazione 3

ff fi fl fl fi fl fi fi fl fi fi fi fi fi fi fl fl

Cercano nuovi modi per interpretare la realtà ma senza ri utare il passato

Sempli cazione degli oggetti per arrivare alla loro essenza —> spinta all’astrazione assoluta, non

viene rappresentata la realtà

Depero

Linguaggio di ancora oggi non ci appare come “vecchio”

Perché si basa sui princìpi di semplicità

Nel design del logo, l’obiettivo è sempli care la forma al suo aspetto più funzionale.

Soluzioni razionali sono preferite rispetto all’espressività e l’appello universale viene valorizzato

rispetto a un’estetica legata alla cultura (mode).

La corrente modernista ha gettato così solide basi per la concezione di moderno disegno

del logo.

L’universale viene favorito.

Francesco Poroli attraverso sue illustrazioni sviluppò un linguaggio diventato identitario

nell’azienda (emotività + razionalità)—> non snatura l’identità di Campari riprendendo il

modernismo per 160 anni

Cosa ci portiamo dal modernismo?

È nato così dal modernismo un certo “linguaggio della forma”, con addirittura alcuni elementi che

rappresentano un tessuto di estetica modernista.

Questi includono onde, strisce, stelle, frecce, cubi, forme primitive sovrapposte con

esclusioni, semicerchi e quarti di cerchio e spirali.

Man mano che sviluppiamo le nostre capacità di designer, è importante osservare come

il modernismo lavora e analizza i dettagli.

Un esempio è il modo in cui impariamo un alfabeto e che ci permette di scrivere parole; quindi

conoscendo il signi cato delle parole ci permette di esprimere idee.

nel design, del logo conoscere l’aspetto visivo del linguaggio dei

Allo stesso modo,

modernisti ci consente di progettare su solide fondamenta. Prestare attenzione a elementi

come strutture, angoli, composizione, spaziatura tra gli elementi e correlazione tra positivo

e spazio negativo.

SVILUPPO DEL LOGO - DESIGN PROCESS

1.SKETCH

Lo sketch è una delle parti essenziali dello sviluppo del logo. Permette a un designer di

esprimere liberamente le proprie idee. Permette anche allontanarsi dalla tecnologia e impegnarsi

in un’attività che esercita l’immaginazione, la coordinazione occhio-mano e consapevolezza.

Lo schizzo è molto utile come un modo per creare concetti iniziali senza il ostacoli degli

strumenti digitali. Ad esempio, quando l’ immaginazione prova generare un’idea, il

movimento della mano tenterà di ri etterla, creando un forma corrispondente. La

connessione con la creatività è diretta, non ltrata. Lo sketch rende la prima fase di

progettazione veloce e naturale.

Come fare?

Dividi il processo in più fasi. Inizia con lo schizzo di numerosi concetti grezzi. Quindi studia e

perfeziona le immagini grezze. In ne, perfeziona l’immagine ra nata, tracciandola no a

raggiungere la forma desiderata ed è pronta per essere importati su una piattaforma digitale.

LA FASE INIZIALE

Per la fase iniziale, un designer non deve temere di fare errori. 4

fi fi fi fl fi fi fi ffi fi

Ora non è il momento di preoccuparsi della chiarezza, spaziatura, forma o silhouette. Invece lo

sketch dovrebbe essere eseguita come un’attività febbrile, riversando idee sulla carta. Il più

sfrenato, spontaneo, inconscio e disinibito, meglio è. Questo dovrebbe essere visto come una

fase esplorativa in cui tutto è permesso. Un il designer deve prendersi del tempo per sperimentare

vari concetti, applicando tratti ruvidi, forme imperfette, curve trascurate e contorni incontrollati.

Alla ne del processo, la carta da disegno dovrebbe apparire come un campo di battaglia di

forme e semiforme, pezzi non niti e pezzi di concetti.

Non è meglio prendere tempo e disegnare qualcosa di più conciso?

La risposta è... La fase iniziale è sulla quantità piuttosto che sulla qualità.

Uno schizzo conciso richiede tempo e concentrazione. Quando ci apriamo agli impulsi spontanei,

possiamo creare qualsiasi forma desideriamo, consentendo una maggiore libertà di espressione

e, cosa più importante, permettendo che si veri chino incidenti fortunati inaspettati.

FASE DI RAFFINAMENTO

Questa fase è una delle parti più soddisfacenti se la fase iniziale ha una ricca produzione di

bozzetti.

Seleziona il concetto più attraente da la fase iniziale. Può essere di cile giudicare quanto sia

appropriato e quanto sarà bello quando sarà nito. Inizia dandoti di un istinto.

Vai con il concetto che sembra avere il maggior potenziale. All’inizio, il concetto selezionato

dovrebbe essere approssimativamente il 30% di come sarà la versione nale. L’obiettivo di questa

fase è per ottenere un’immagine che si avvicini dal 50% all’aspetto nale.

A questo punto il designer deve sentire di essere su qualcosa ma quel qualcosa deve

essere posseduto, sviluppato e reso familiare.

Come primo passo, ridisegna il concetto scelto come riferimento iniziale. Dopo di che, realizza

numerosi schizzi simili durante questa fase di studio; qualcosa nuovo e migliorato deve essere

provato con ogni nuovo schizzo.

Attenzione, qui dovrebbe essere prestata attenzione al modo in cui gli elementi

interagiscono; una tensione verso l’equilibrio di forme e contorni, particolare e generale.

Questa è anche un’occasione per nuove combinazioni e nuovi incidenti inaspettati.

Ogni nuovo schizzo dovrebbe essere confrontato con quello precedente. Questo processo

consente a un progettista di avere un’idea di quali parti funzionano e quali parti non sono e caci.

Le parti indesiderate vanno eliminate o sostituite con quelle che funzionano meglio.

FASE DI PERFEZIONAMENTO

Ricalco molto preciso e scansione in digitale, Poi digitalizzazione

La messa a punto è la parte nale e più precisa del processo. Una volta raggiunta la

struttura della gura, utilizzando carta da lucido*, la forma si sviluppa ulteriormente.

Ciò consente il ra namento di tutte le precedenti soluzioni formali e trasformazioni in qualcosa di

più completo.

Traccia l’immagine, quindi le immagini successive dovrebbero essere tracciate ancora e ancora

con sempre meno miglioramenti. Alla ne la forma ottenuta deve essere pulita e precisa. Al

termine della messa a punto, è il momento di scattare una foto o scansionare il le per importalo

nella piattaforma digitale per l’esecuzione.

TIPOLOGIE DI LOGO

1. SEGNI PITTORICI/IDEOGRAMMI

si riferiscono a loghi che utilizzano un’icona signi cativa come a identi catore primario del

marchio. (x esi loghi di Shell, Apple, Twitter, Target e Starbucks sono “segni pittorici”) 5

fi fi ffi fi

fi fi fi fi fi fi fi fi ffi fi fi ffi

- Sono potenti identi catori e rappresentano metaforicamente l’essenza del brand

- È la forma di espressione più versatile

- Hanno forte identi cabilità

- Per questo sono solitamente accompagnati da tipogra a più neutra -> L’obiettivo nale di un

buon segno pittorico è quello di essere riconoscibile istantaneamente senza il nome di

accompagnamento del marchio. —> segno iconogra co più forte del logotipo

2. LETTERA COME LOGO

-> logo-typo è un tipo di glifo che rappresenta una lettera iniziale del marchio che

concettualmente, stilisticamente o metaforicamente descrive l’attività del marchio (es.

McDonald’s, Tesla, Airbnb, Juve, Facebook)

- Contiene meno informazioni visive rispetto a segni pittorici e sono sempli cate

- Usato soprattutto da organizzazioni nanziare e società automobilistiche/tecnologiche

- Mentre i segni pittorici possono avere molto carattere, le forme delle lettere tendono ad essere

più neutre, universali, con un fascino senza tempo.

- Con forma lettera comunico quelle info in più che hanno i segni pittorici

- Vantaggio lettere è che sono senza tempo

- Anche combinazione -> lettera diventa ideogramma

3. SEGNI ASTRATTI

-> I marchi astratti sono loghi che rappresentano un’idea del marchio in modo vago, con un punto

di vista soggettivo dando delle suggestioni. (es Nike, Adidas, Mitsubishi, Microsoft)

- A volte sono cosi astratti che generano signi cati arbitrari per connettersi con i valori del

marchio.

- Non rappresentano alcun oggetto in particolare, piuttosto, sono una rappresentazione di un

fenomeno. (x es nel caso di Nike l’associazione prevista è “velocità”.)

- Alcuni fenomeni, come la “connessione”, possono essere legati a forti idee visive; altri,

come “a dabilità”, sono di cilmente associati a una visuale de nita di segni. In tali casi, vi

è la necessità di dare un signi cato arbitrario al segno.

4. LOGOTIPI/WORDMARKS

-> sono loghi che ra gurano l’identità del marchio utilizzando esclusivamente la tipogra a della

parola stessa. (es Disney, Fedex, Coca-Cola)

- A nché un marchio denominativo funzioni bene, la tipogra a deve avere un carattere forte e

de nito, ciò permette al marchio di essere distinto.

- Se viene utilizzato un sans serif neutro, il coinvolgimento di alcuni trucchi visivi, legature

interessanti o incorporazione di un certo segno nel tipo, come nel caso del logo FedEx, è

necessario per rendere memorabile il marchio denominativo.

- A volte i marchi denominativi hanno un aspetto molto pulito. In alcuni il minimalismo crea

un’estetica di design molto neutra, quasi senza soluzione di continuità.

Questo può essere e cace per i marchi B2B.

Un marchio può incarnare una certa ra natezza concettuale difefrenziandosi così nel mercato di

identità visive travolgenti.

Il minimalismo estremo potrebbe essere in questo caso la strada da percorrere

5. MONOGRAMMI

-> sono combinazioni creative di due o più iniziali del marchio. (es Louis Vuitton, Warner Bros)

Storicamente i monogrammi apparivano sulle monete che rappresentavano le prime due lettere

del nome della città. Nel corso del tempo, anche i monarchi hanno inizi

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucrezia calmonte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Logo essentials e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Dus Paola.
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