Per l’innesco di entrambi i fenomeni bisogna superare una temperatura critica, i fattori determinanti sono
tempo, temperatura e la deformazione a freddo iniziale. Lo stato di incrudimento del materiale è infatti molto
importante per sapere il livello di energia che il componente possiede per sapere la densità dei difetti del
materiale. L’energia accumulata è necessaria per dare inizio ai fenomeni di recupero e ricristallizzazione.
Entrambi i fenomeni sono statici. Nel caso del piombo la ricristallizzazione avviene allo stesso tempo della
deformazione ed è quindi chiamata dinamica. Le temperature di ricristallizzazione delle leghe metalliche sono
più elevate di quelle dei metalli puri a causa degli elementi di lega.
Se si raggiunge una temperatura che è circa il 30-50% della temperatura assoluta di fusione si ha il fenomeno
di creep (scorrimento viscoso a caldo), a questo livello le condizioni sono tali per cui se i metalli sono
sottoposti a sforzi costanti, anche se minori del limite di snervamento, essi si deformano progressivamente
con anche la possibilità di rompersi. Il rischio di creep dipende dal tipo di materiale. La temperatura critica
oltre la quale questo fenomeno può avvenire dipende principalmente dalla temperatura di fusione del
metallo base.
Il comportamento del materiare può essere studiato attraverso la prova di creep che consiste nel misurare,
per temperature differenti, l’allungamento, monitorato continuamente,
che il provino subisce. La macchina per eseguire la prova è molto semplice
e permette di variare sia carico che temperatura che agisce sulla provetta
situata all’interno di un forno. Il provino ha una forma simile a quella della
prova di trazione a meno di un’incisione o di un collarino che permettono
il fissaggio del sistema di misura dell’allungamento. Esso viene scaldato
tramite l’utilizzo di resistenze poste attorno. Gli afferraggi dei provini sono
filettati per l’inserimento negli adattatori della catena di carico. La misura dell’allungamento avviene tramite
sistemi LVDT (linear variable differential transformer) esterni al forno, l’estensimetro può essere applicato al
provino solo in prove a bassa temperatura e in alcuni casi si ricorre anche a misure di tipo ottico.
L’allungamento viene monitorato costantemente. La prova di creep è svolta secondo delle normative che
vincolano la calibrazione delle termocoppie, la geometria del campione e anche la rappresentazione dei dati.
La deformazione è calcolata come la variazione di lunghezza diviso la lunghezza iniziale. La rappresentazione
dei dati avviene attraverso la curva di scorrimento, la cui origine non è
nell’origine degli assi poiché il provino subisce una deformazione elastica
istantanea che lo modifica, essa viene suddivisa in tre regioni, in quanto
la velocità di deformazione non aumenta in modo costante:
- creep primario: velocità di deformazione decrescente
- creep secondario: velocità di deformazione costante, diventa
una retta, anche detto creep stazionario
- creep terziario: velocità di deformazione crescente fino ad
arrivare a rottura
Il fenomeno principalmente studiato è il creep secondario a causa della sua durata elevata, la quale permette
di studiare il tempo necessario per la rottura del provino. In questo punto si hanno due fenomeni dinamici
contrapposti, contemporanei: l’incrudimento e la ricristallizzazione. Gli altri sono fenomeni transitori che
permettono il raggiungimento di una condizione di equilibrio. Inizialmente prevale l’incrudimento che frena
la deformazione, nel regime stazionario si raggiunge un equilibrio tra i due, e nel creep terziario si manifesta
il danneggiamento del materiale. La pendenza dl tratto stazionario permette di definire se il materiale resiste
bene o male al creep (se la pendenza è maggiore il materiale resiste
meno). Se si aumenta il carico a cui è sottoposto il provino allora la
curva avrà inclinazione maggiore, la deformazione iniziale infatti cresce
in funzione del livello di sollecitazione applicata. Anche aumentando la
temperatura si ha lo stesso effetto se si è a parità di carico applicato. La
prova di creep è molto costosa a causa dei lunghi tempi necessari per
terminarla. Le curve vengono spesso disegnate tramite una doppia
scala logaritmica. Se la deformazione è eccessiva il comportamento del
materiale è compromesso.
Se si eseguono delle prove a temperatura costante ma a carico variabile
si possono ottenere le curve sollecitazione-tempo di rottura t poiché in
r
molti casi è più importante conoscere il tempo necessario per
raggiungere una determinata deformazione.
Le prove di creep possono essere estremamente lunghe e perciò si sono stabiliti dei parametri che
permettono di ottenere risultati anche per prove più brevi. Il parametro di Larson-Miller P, il quale fu
introdotto per lo studio del rinvenimento ma applicabile anche per il creep, permette di combinare il tempo
(
∗ + log ) = ()
di rottura e la temperatura alle sollecitazioni che la provocano: dove C=20 è una
costante, l’influenza maggiore è quella della temperatura. La correlazione tra P e lo sforzo σr deve essere
determinata sperimentalmente per ogni materiale e viene chiamata master curve, quando essa è nota è
possibile prevedere la durata o il carico di rottura dei componenti. Fissando lo sforzo e la temperatura può
essere trovato il tempo o viceversa. Questo parametro permette di ottenere lo stesso valore di P per aumenti
di temperatura notevoli ma mantenendo un tempo di prova basso. I principali meccanismi di danneggiamento
da creep comprendono dei microdanneggiamenti dei bordi di grano, a causa della separazione della
dislocazione in più componenti, dove si presentano la formazione di fratture intergranulari per microcricche
a cuneo (temperature basse e alti carichi) o microcavità sferiche (temperature alte e bassi carichi).
Corrosione dei metalli
La corrosione è un fenomeno elettrochimico che comporta il degrado dei metalli che si manifesta durante
l’esercizio dei componenti in ambienti specifici, in particolare quella in umido avviene in presenza di una fase
liquida; questo processo tende a riportare i metalli al loro stato termodinamicamente più stabile che ha una
reazione maggiore soprattutto con l’ossigeno. La corrosione è un fenomeno spontaneo ma negativo in quanto
comporta il decadimento tecnologico del componente che inizialmente perde le caratteristiche estetiche e in
seguito perde le sue proprietà. Generalmente quando un componente viene posto in un determinato
ambiente si possono avere 3 interazioni differente: passività, in cui il metallo reagisce con l’ambiente fino alla
formazione di ossido impermeabile che lo protegge dalla corrosione, avviene generalmente quando nella lega
si ha più del 12% di cromo; immunità nella quale non si hanno interazioni; corrosione che comporta
l’interazione del metallo con l’ambiente che lo consuma nel tempo. Ciò che si forma come prodotto di
corrosione è idrossido, quello più problematico è OH che non si arresta alla superficie ma continua a
3
consumare il componente nel tempo.
Nella corrosione sono sempre presenti due specie chimiche differenti: ossidante, ossia l’ambiente, e riducente
ossia il metallo che si ossida. Il luogo in cui avviene l’ossidazione è l’anodo mentre il luogo in cui avviene la
riduzione è il catodo. Le due semireazioni so all’equilibrio e perciò reversibili, per questo devono essere
sempre combinate per consumare gli elettroni. Nei posti in cui si concentra la reazione anodica si formano
anche buchi strutturali in quanto il metallo viene consumato, in quella catodica vengono consumati solo gli
elettroni ma il processo di corrosione è uguale in tutta la superficie. I due fattori che influenzano
principalmente la corrosione sono il potere ossidante dell’ambiente, ossia la sua concentrazione di ossigeno
e specie acide, e la stabilità del metallo che indica la facilità con la quale esso tende a perdere elettroni. I
metalli possono quindi dividersi in metalli attivi, i quali si corrodono facilmente, e metalli nobili i quali
resistono alla corrosione.
Durante la reazione di corrosione si possono calcolare le differenze di potenziale elettrico tra le due specie
tramite l’utilizzo dell’accoppiamento galvanico, si stabilisce che a causa della diversa
nobiltà dei metalli si instaura una corrente dovuta al movimento delle cariche; viene
quindi determinato un elettrodo di riferimento per la comparazione della nobiltà dei
metalli ossia l’elettrodo standard ad idrogeno (standard perché si usano tutte
condizioni standard, l’elettrodo è di platino ma è volto solo a prestare la superficie
metallica dove avviene la reazione). Il potenziale di cella viene misurato accoppiando
un metallo a questo elettrodo e viene chiamato potenziale di riduzione standard V del metallo. Tramite
0
queste misure possono essere ottenute le serie delle fem dei metalli che ne rappresenta la nobiltà. In modo
più pratico questa graduatoria è fatta tramite la serie galvanica che viene calcolata tramite degli esperimenti
svolti in un ambiente reale come l’acqua marina, esso possono rappresentare anche le leghe oltre a quelli dei
metalli puri. Le celle galvaniche tengono inoltre conto delle condizioni in cui i metalli si trovano durante la
prova. Possono essere misurate anche le riduzioni dell’ambiente, non solo quelle del metallo.
Per innescarsi, il processo di corrosione, ha bisogno che il metallo e l’ambiente rispettino una condizione
< ,
necessaria: ciò indica che la reazione dell’ambiente è in grado di consumare gli
elettroni di quella del metallo. Alcuni metalli verificano questa condizione ma non si corrodono nel tempo, o
meglio, metalli come lo zinco, il titanio, cromo e alluminio si corrodono solo superficialmente e in seguito il
processo si arresta. Essi si chiamano metalli attivi-passivi sui quali si formano strati sottili di ossido protettivo.
La corrosione nel tempo ha andamenti differenti a seconda della tipologia dei processi che avvengono:
processi a velocità costante, auto-stimolati (o auto
acceleranti, la velocità di corrosione aumenta
progressivamente), auto-rallentati (la velocità
diminuisce nel tempo) e processi che tendono ad annullarsi. Esistono diverse tipologie di corrosione:
1) corrosione generalizzata: anche chiamata diffusa, indica il fenomeno corrosivo che avanza su tutta la
superficie del pezzo, tuttavia essa non genera particolari problemi poiché può essere individuata
facilmente.
2) Corros
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