LAMPADE AD INCANDESCENZA
Il filamento metallico, avvolto di solito a spirale, è posto
all’interno di un’ampolla di vetro nella quale è praticato il
vuoto oppure è immesso un gas inerte (azoto, argon) e/o
un alogeno (iodio, bromo). Applicando agli estremi del
filamento una differenza di potenziale, si genera un campo
elettrico e si ha un passaggio di corrente attraverso il
filamento, che dà luogo ad un incremento di temperatura
del filamento stesso; esso si comporta come un corpo nero
ad alta temperatura ed emette energia raggiante secondo
uno spettro di emissione continuo, una porzione del quale
nel campo del visibile. La temperatura massima alla quale
il filamento, di solito in tungsteno, può arrivare è dell’ordine
di 2000 – 3000 K.
→ LAMPADE AD INCANDESCENZA GLS
Le lampade a incandescenza GLS possono avere l’ampolla riempita con un gas inerte
(azoto o argon) oppure in essa può essere praticato il vuoto (generalmente per potenze
inferiori a 25 W). Il gas inerte esercita una pressione sul filamento, ostacolando il
passaggio in fase vapore del metallo. Per effetto delle loro ridotte dimensioni, le lampade
GLS possono costituire una fonte di abbagliamento: per ovviare a questo inconveniente,
possono utilizzarsi apparecchi schermati o diffondenti; in alternativa, si può rendere
scabra la superficie interna dell'ampolla, trattandola con acidi, oppure il vetro può essere
opacizzato con una miscela di silice e biossido di titanio, oppure specchiato o colorato.
La vita media delle lampade GLS è breve, dell'ordine delle 1000 ore. L'efficienza luminosa
è funzione della potenza di alimentazione, comunque non supera i 20 lumen/W. I vantaggi
di queste lampade sono l'elevato indice di resa cromatica, pari a 100, l'economicità, la
facilità di installazione e sostituzione, la molteplicità di fogge e potenze di alimentazione
disponibili sul mercato.
→ LAMPADE AD INCANDESCENZA REFLECTOR
Sono lampade ad incandescenza in cui parte dell'ampolla è trattata con una finitura a
specchio, che indirizza il flusso luminoso, assolvendo in parte alle funzioni
dell'apparecchio illuminante.
Nelle lampade Reflector con vetro pressato, la parte posteriore del bulbo ha la forma di un
paraboloide. Intervenendo sull'elemento frontale (o lente) si può variare l'ampiezza
dell'angolo di apertura del fascio luminoso. Sono disponibili lampade con un angolo di
apertura compreso tra 10° (spot) e 30° (wide-flood). La lente può essere trasparente o
colorata.
Nelle lampade Reflector con vetro soffiato la riflessione
può essere effettuata in due modalità:
- dalla parte posteriore del bulbo, grazie ad una forma pseudo parabolica e alla
presenza di un sottile strato argentato, mentre la parte anteriore del bulbo (satinata
od opacizzata) favorisce la diffusione del flusso luminoso;
- dalla parte emisferica anteriore del bulbo, mentre quella posteriore è trasparente o
satinata.
→ LAMPADE AD INCANDESCENZA ALOGENE
Le lampade ad alogeni sono caratterizzate dalla presenza nel bulbo, oltre che del gas
inerte, di un alogeno (iodio o bromo) per dar luogo al ciclo rigenerativo del
tungsteno. Le particelle di tungsteno, provenienti dal filamento interno, si combinano con
gli elementi alogeni presenti nel bulbo dando origine agli alogenuri di tungsteno, gas
trasparenti che non aderiscono alle pareti interne della sorgente, grazie a dei moti
convettivi che tendono a far tornare questi gas nella regione prossima al filamento. Poiché
gli alogenuri di tungsteno sono composti stabili entro un dato intervallo di temperature,
spegnendo la lampada avviene la dissociazione. Il tungsteno ritorna libero depositandosi
nuovamente sul filamento e lasciando liberi gli elementi alogeni pronti a riprendere il ciclo
ad ogni accensione. Il primo alogeno ad essere utilizzato è stato lo iodio; attualmente si
usa spesso un composto del bromo.
Vantaggi:
- aumento della efficienza specifica (compresa tra 20 e 25 lm/W, a seconda della
potenza di alimentazione)
- Maggiore durata (2000 – 6000 h) della lampada, in quanto sulla parete interna del
bulbo non si formano depositi opachi di tungsteno.
Le lampade alogene possono essere suddivise in due categorie:
1. a tensione di rete (230 V);
2. a bassissima tensione di rete (12 V).
Le lampade alogene alimentate a 230 V più utilizzate sono le tubolari; l’attacco permette
di utilizzarle in sostituzione delle normali lampadine a incandescenza. Le lampade
alogene a bassissima tensione hanno dimensioni più contenute rispetto a quelle a 230 V
e potenze modeste, che le rendono adatte a locali di piccole e medie dimensioni. Tutte le
lampade a bassissima tensione di rete, per funzionare, necessitano di un trasformatore.
Lampade dicroiche: l’emissione nell'infrarosso è invece limitata rivestendo le lampade
lineari con un film multistrato dicroico ad assorbimento selettivo che, pur essendo
lievemente iridescente, lascia passare la radiazione visibile, mentre rinvia al filamento
buona parte di quella infrarossa. LAMPADE A SCARICA
Una lampada a scarica in gas è costituita da un tubo di vetro o quarzo ermeticamente
chiuso; in corrispondenza delle estremità, sono posizionati due elettrodi, l'anodo
(positivo) e il catodo (negativo). Il tubo contiene un gas oppure una piccola quantità di
metallo che vaporizza quando fra gli elettrodi si innesca il passaggio di corrente, che in un
gas prende il nome di scarica.
Applicando agli estremi degli elettrodi una differenza di potenziale, gli elettroni liberi
presenti nel gas non si muovono più caoticamente, ma migrano verso l'anodo instaurando
una corrente elettrica. Durante il loro movimento, gli elettroni urtano gli atomi del gas,
cedendogli una parte dell'energia cinetica che possiedono, la cui entità dipende dalla
velocità alla quale avviene l'urto. A bassa velocità l'elettrone devia dalla sua traiettoria,
mentre l'atomo si riscalda. Ad alta velocità l'atomo diventa eccitato: l'energia che ha
ricevuto viene utilizzata dagli elettroni più esterni per passare su orbitali a cui competono
livelli energetici più elevati.
Quando l'urto avviene ad altissima velocità, l'elettrone più esterno abbandona l'atomo, che
si trasforma in uno ione. Questo si può legare ad un elettrone libero, emettendo luce,
oppure può urtare contro la parete del bulbo, producendo calore. Sotto l'azione del
campo elettrico interno al bulbo, gli elettroni strappati agli atomi si comportano come
elettroni liberi.
Applicando una tensione opportuna, detta tensione d'innesco, la velocità degli elettroni è
tale da dar luogo a urti ad altissima velocità. Il fenomeno della ionizzazione del gas si
accresce rapidamente (valanga elettronica), con gli ioni che si spostano verso il catodo,
mentre gli elettroni, molto più velocemente, migrano verso l'anodo.
Nonostante la diminuzione della tensione applicata agli elettrodi, la ionizzazione si
accrescerebbe all'infinito, facendo diminuire la resistenza elettrica della colonna di gas
frapposta tra i due elettrodi, fino a portare alla distruzione della lampada. Per rendere
possibile il funzionamento della lampada a scarica va quindi inserito in serie un reattore o
alimentatore che limita la corrente che circola nel circuito.
Gli atomi, potendo subire diversi stati di eccitazione, emettono radiazioni aventi diversa
lunghezza d'onda. Vi sono radiazioni che ricadono direttamente nel campo del visibile,
altre nell'infrarosso e nell'ultravioletto.
Per aumentare l'efficienza specifica della lampada, la
parete interna del tubo è rivestita con polveri
fluorescenti, che sono eccitate dalla radiazione
ultravioletta incidente e, quando ritornano allo stato di
equilibrio iniziale, emettono energia luminosa.
SPETTRI DI EMISSIONE DELLE LAMPADE A SCARICA
Le sorgenti luminose gassose, operanti a bassa pressione, emettono in genere radiazioni
secondo uno spettro a righe; talvolta emettono anche secondo uno spettro continuo, a cui
competono però emissioni specifiche minori.
Il numero delle linee spettrali dipende dalla natura del gas, mentre l'emissione
specifica e l'ampiezza dell'intervallo di lunghezze d'onda è funzione della pressione
e dalla temperatura del gas.
A bassa pressione le linee sono più strette e l'emissione specifica della sorgente risulta
minore; al crescere della pressione aumenta non solo l'emissione specifica, ma anche
l'ampiezza delle righe, fino a che si sovrappongono e compare uno spettro continuo.
LAMPADE A SCARICA IN GAS TRADIZIONALI:
→ LAMPADE AL SODIO A BASSA PRESSIONE
Nelle lampade al sodio a bassa pressione la scarica avviene in un tubo di vetro
ripiegato ad U, ai cui estremi sono posti i due elettrodi. Inizialmente la scarica viene
innescata in un gas ausiliario (neon o argon). Quando viene raggiunta la temperatura di
200°C, il sodio evapora e la scarica passa dal gas ausiliario al vapore emittente. La
superficie interna del secondo tubo è rivestita di uno strato di ossido di indio che lascia
passare il 91% delle radiazioni luminose e riflette
verso il tubo interno il 90% delle radiazioni
infrarosse.
L'elevata efficienza delle lampade al sodio a
bassa pressione (100-200 lm/W) è dovuta al
fatto che l'emissione avviene quasi
esclusivamente in corrispondenza dell'intervallo
di lunghezze d'onda 589589.6 nm, in prossimità
quindi del massimo della sensibilità dell'occhio
umano. La luce prodotta ha un colore giallo-verde.
Vengono attualmente costruite nell'unica forma tubolare, con potenze che variano dai 18
ai 180 W. La resa cromatica Ra è circa 0.
→ LAMPADE AL MERCURIO A BASSA PRESSIONE
In queste lampade, comunemente chiamate
fluorescenti, la scarica avviene in un tubo, ripiegato o
lineare, contenente vapori di mercurio a bassa
pressione e ai cui estremi sono posti gli elettrodi. La
superficie interna del tubo è rivestita con polveri
fluorescenti che assorbono la radiazione ultravioletta e
la riemettono in parte nel visibile. Perciò l'indice di
resa cromatica dipende dalla composizione delle
polveri del rivestimento, e comunque varia tra 85 e
100.
Le lampade fluorescenti possono essere distinte in:
- lineari → sono costituite da un tubo rettilineo o forgiato ad U o a cerchio e sono
prodotte con polveri fluorescenti diverse per ottenere varie temperature e rese del
colore. L'efficienza luminosa varia tra 53 e 94 lm/W, in funzione della potenza e
dell'indice di resa cromatica. La vita media di queste lampade è compresa tra
12.000 e 15.000 ore, per cicli di accensione di 8 ore;
- compatte → il tubo è ripiegato su se stesso due o più volte e presenta diametri
ridotti (10-15 mm), allo scopo di miniaturizzare la sorgente e renderla utilizzabile in
tutti gli apparecchi predisposti per lampade ad incandescenza. L'efficienza del
sistema lampada-reattore è di circa 50 lm/W nel caso di reattore ferromagnetico e
di 60 lm/W per un reattore elettronico. Rispetto alle migliori lampade ad
incandescenza alogene, presentano un'efficienza specifica doppia, una vita di
6000 ore (contro le 2000 ore delle alogene) e un indice di resa cromatica
leggermente più basso.
→ LAMPADE AL SODIO AD ALTA PRESSIONE
Nelle lampade al sodio ad alta pressione la scarica è innescata fra due
elettrodi posti alle estremità di un tubo contenente una lega di sodio e
mercurio e un gas ausiliario, xenon o argon. Il tubo è generalmente
realizzato in allumina sinterizzata, un materiale ceramico che coniuga
un’elevata resistenza all'attacco dei vapori di sodio ad alta temperatura
con una buona trasparenza alla radiazione visibile.
La distribuzione spettrale della radiazione luminosa emessa dipende dalla pressione dei
vapori di sodio; l'incremento della pressione consente una distribuzione spettrale della
luce più continua: l'indice di resa cromatica cresce (da 30 a 80), ma l'efficienza
specifica diminuisce (da 65 – 125 lumen/W a 30 – 40 lumen/W). La vita media di
questa tipologia di lampade varia da 5000 a 12000 h.
→ LAMPADE AL MERCURIO AD ALTA PRESSIONE
Nelle lampade al mercurio ad alta
pressione i due elettrodi sono posti alle
estremità di un tubo in quarzo;
inizialmente la scarica elettrica si
instaura nel gas ausiliario (argon), per
poi passare al vapore di mercurio. Il tubo
di scarica è posto all'interno di un
bulbo tubolare privo di aria, che limita
le dispersioni di calore per
convezione verso l'ambiente e assicura una protezione elettrica delle parti in tensione
della lampada. A causa della sua elevata pressione (100 kPa – 2.5 MPa), il vapore di
mercurio emette direttamente nel campo del visibile, con due bande principali centrate nel
blu-azzurro e nel giallo-verde, che conferiscono alla luce un colore bianco-azzurro.
Difettando del rosso, l'indice di resa cromatica è molto basso.
Sono disponibili lampade che, utilizzando differenti polveri, emettono anche in
corrispondenza del rosso.
Tali caratteristiche di colore risultano accettabili nelle applicazioni in esterni, dove però la
scarsa efficienza luminosa (compresa tra 30 e 55 lm/W) rappresenta un punto debole; per
questa ragione, nonostante la durata elevata (12000 h) ed il basso costo, negli impianti di
nuova concezione sono state soppiantate da tipologie più efficienti, come le lampade a
vapori agli alogenuri o a vapori di sodio ad alta pressione. La gamma spazia da tagli di
piccola potenza, nell’illuminazione residenziale (50 – 80 W), a tagli per l’illuminazione
stradale o industriale (da 125 a 1000 W).
→ LAMPADE AD ALOGENURI
Nel tubo di scarica in quarzo delle
lampade ad alogenuri, oltre al mercurio e
all'argon, si immettono ioduri di sodio,
tallio e indio. Quando la lampada
raggiunge le condizioni di regime, gli
ioduri non sono completamente
vaporizzati, ma nella zona centrale
dell'arco le molecole cominciano a
dissociarsi in alogeni e metalli che,
eccitati dalla scarica, emettono radiazioni distribuite nel campo del visibile e vanno
a coprire buona parte delle lacune dello
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