Estratto del documento

DELL'ORGANIZZAZIONE

ECONOMIA

=> la decemmi

mini del

dell'impresa

modeuma nei secolo

xx

nasse

l'impresa armeepita organizza

bi

1037 inizia

>

corse forma

essere

= a una

come

produzione

della

cione .

organizzativa appropiata

mi

quale

PROBLEMA è

capire quelle possibili in

gua

forma , ,

situazione

centa

una . determinata

tedia quindi quali

dell'impresa rostanze

mira

La capire in s i sorge

a una

Particolarmente

organizzativa natura

importanti la della

forma comprensione

neu e

.

d'impuesa

della funcione sand :

poteue

auterità e

. riding

free

· d'impresa

svolte

complementari titolari

fai

sonomiche

funcioni

· di puopietà beni

diritti su

· ilideinnatici

investimenti .

·

L'IMPRESA

.

1 FORME

SUE

E LE E I lammo

diversa precedenti

Impresa proprietari del

delle capitale

Capitalistica economie .

controlla del ball'attività

il originato

profitto

si appropiano

, bal mercato

acquistato

salariato

produttiva lavoro

impiegano

e .

lavdue"

capitale

di

mode "il

nuoduzione

capitalismo cui

in assume

Nel dei

XVIII fino

guaturale di gerbale

legami

scomparsa . twasfemacione

capitalista

società

da feudale

passaggio società e

=> una

una ,

a

Leisetir in .

masse alternative all'impresa

subito discussione

capitalismo viene

Il insfiziano

in

messo si

- capitalistica .

contrapposizione

ri twa

la

cui capitale

la

COOPERATIVA i

DEL in lavour

LAVORO ,

e

non e

lavoratori controllano dividono

l'organizzazione si purgiti

.

e i

acquista

dell'800 coperativo

Solo il fenomeno

alla fine spessolve . commerciante

elimina

l'impuesa

controllare

consumatori il

i

consumo Si

cooperativa di

· -> sono e

a . consumatori

di twa

anche questo

interessi

conflitto

il

quindi i

e

Coperativa LAVORO

di

· FORME

ALTRE

Di E

BANCHE CREDITO COOPERATIVO

·

All'interno controllata

Que

capitalista

dell'economia le Li impresa

principali quella

forme sand ,

,

propietami controllata

capitale

del di

Lai categorie

da alture

sapitalista quelle

impresa e

lavoratoli consumatori /impresa cooperatival

soggetti

, a

come dei produttivi

frammentazione processi e

belle mansioni

specializzazione

.

2 Il organizzazioni

MERCATO Le

e produttiva Que

punduttori

Perché devamo

manifesti la

r i i

del

Divisione lavoro

sociale ave e

,

Mossibilità : lavorativa ele

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nella mansioni

altui

attività svolgano

lour con

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· diverse complementou

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di direttamente

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ai contribuiscono

dim i ele

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· a

,

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. pentanto beni,

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la

la implica

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del due

la

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cooperazione e ,

stueltamente produttiva

al cielo

sond .

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all'interno unità

di

circoscritto un'unica eugonizzativa

produttivo

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non ,

impegnati

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autonome

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ciascuna com . semilaudativ

Li

luammo

, luogo beni

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fino a A &

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123 galtempo

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. nella produzione

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>

- vengano

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le

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nella

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, ,

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società

OrganizatioNI ,

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B ,

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La

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al

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le interno

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strutture al avviene

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in

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me ORGANIZZAZIONI

Delle

Aratteristiche

& :

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Durata nel

1 - souradudimato

2-firezione suboutinato

di una

sogg e

presenta un

: necessaris

punto

costituiti (non

di giuridico

da

formalmente

entri vista

3- spesso sono un di

tua trasferimento

4-le comprendono .

anche il

i soggetti

interazioni informazioni

cotimamento tua diversi intervento

il di

autrificiale

i moto

in

puoduttori

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,

invisibile"

"mano

qualole dolla

definito

/nell'impresa

soggetto è

. altui

della lavo

peutero azioni didiomans

unilaterali la

autonomia

6-alcuni paute e con

sogg con

le

attività benessere

lor integrata

la purdusione all'interno dell'organiz

7 - è avviene .

:

TITOLARITÀ NELL'IMPRESA

CAPITOLO SEPARAZIONE

1 MODERNA

E CONTROLLO

Di

- titolarità d'impresa ti

elementi di controllo

capacità

r diritti

della

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del

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· ,

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titolarità

della impiegati specializati

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il

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selvema

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vanno a . genarclicamente rutinati

delle il management

stuati

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d'impresal

operativa

della

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gestione subsutimato svolgono

ed è ai funzioni

soli

di

di ultima

controllo istanza

.

2 IN

IMPRESA

CAPITOLO PERFETTA

CONCORRENZA

-

2 . AUTARCHIA

1

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si

sull'autoproduzione

economia c onsuma quello

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di A

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e

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.

2

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di

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i

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coppia di prezzi tale per cui, dati quei prezzi, tutti i

consumatori massimizzano l’utilità, tutte le imprese

massimizzano il profitto e, per ogni bene, la domanda

DELL'ECONOMIA PERFETTA

.

2 3 EQUILIBRIO CONCORRENZA

IN totale eguaglia l’offerta totale

equilibrio fi dei

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la

quali

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BENEFICI

.U

2 Delle COOPERAZIONI E

MERCATO SPECIALIZZAZIONE

VANTAGGIO

Attraverso COMPARATO

il :

Dall'equilibrio olue

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a ,

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produzioni aumentando

specializzarci la

cui

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in ,

un

a

ruoduzione . Secondo la teoria del vantaggio comparato, introdotta da David Ricardo, un soggetto ha vantaggio

comparato nella produzione di un bene se il suo costo opportunità, espresso in termini dell’altro bene, è

inferiore rispetto a quello degli altri produttori. In tal caso è efficiente che tale soggetto si specializzi in quel

bene. bene

nel

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la

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utunità

bene

feuminib el 2

i n

bene 1

La specializzazione, accompagnata dallo scambio, consente di ottenere una maggiore produzione

complessiva e permette a ciascun soggetto di consumare combinazioni di beni che non potrebbe

ottenere in assenza di cooperazione. Il principio del vantaggio comparato rappresenta quindi un

criterio di allocazione efficiente della produzione e spiega perché la cooperazione attraverso il mercato

genera benefici per tutti i partecipanti.

NEOCLASSICO

TEOREMA

IL

APITOLO 3 DI

& SEPARAZIONE

- DELL'IMPRESA

.

3 PROFITTO

1 DEL

La MASSIMIZZAZIONE COME OBIETTIVO

dell'economia ceneuvenciale l'obiettive dell'

perfettamente entigend

le

valgono condizioni

se ,

bel profitte

la

è .

impresa max

le imprese fanno le loro scelte di produzione in modo da massimizzare i profitti, perché i loro titolari desiderano che si

comportino così, le decisioni delle imprese sono completamente separate dalle decisioni di consumo dei titolari.

C o m e s i f o n d a : Se si sceglie qualsiasi punto che non massimizza il profitto, dalla figura si vede che la curva di

iso-profitto che passa in un punto dell'insieme di produzione è piÙ bassa, quindi si guadagna meno e ciò consente

di raggiungere un livello di benessere inferiore che se si massimizzasse il profitto .

Questa conclusione può essere compresa anche dal punto di vista

grafico. Se l’impresa scegliesse un punto dell’insieme di produzione

che non massimizza il profitto, la retta di isoprofitto che passerebbe

per quel punto sarebbe più bassa rispetto a quella tangente alla

frontiera di produzione. Ciò implica un profitto inferiore e quindi un

reddito più basso per i titolari. Avendo meno potere d’acquisto da

spendere sul mercato, i titolari si ritroverebbero su una curva di

indifferenza più bassa, cioè con un livello di benessere inferiore

rispetto a quello che avrebbero ottenuto massimizzando il profitto. Di

conseguenza, scegliere una produzione diversa da quella che

massimizza il profitto non è mai conveniente.

Considerando ora l’equilibrio generale in concorrenza perfetta, supponiamo che cambino le preferenze dei consumatori. Questo

cambiamento comporta una variazione delle domande e quindi dei prezzi di equilibrio. Di fronte ai nuovi prezzi, le imprese modificano le

decisioni di produzione, ma continuano comunque a rispettare il principio della massimizzazione del profitto. Anche ai nuovi prezzi,

infatti, non è conveniente scegliere una produzione che non si trovi sulla retta di isoprofitto più alta, poiché ciò ridurrebbe il profitto e, di

conseguenza, il reddito dei titolari, portandoli su una curva di indifferenza più bassa. Pertanto, non cambia la preferenza unanime dei

consumatori per la massimizzazione del profitto: il titolare d’impresa non può non volere che l’impresa massimizzi il profitto. In ultima

analisi, è proprio la ricerca del massimo benessere del consumatore che conduce alla massimizzazione del profitto in un’economia

perfettamente concorrenziale.

Nel caso in cui le imprese siano società le cui quote sono disperse tra più individui, il ragionamento rimane valido. Ogni consumatore può esser'e titolare di

quote di più imprese. Indichiamo con i=1, …, N i consumatori e con k=1, …, m le imprese. Ogni impresa è una società le cui quote sono indicate da theta ij:

Il reddito del consumatore i è dato dalla somma Dei profitti delle imprese di cui è socio il consumatore, pesato per le rispettive quote

La capacità di spesa del consumatore dipende quindi esclusivamente dalla somma delle sue quote di profitto. Tutti i titolari di un’impresa hanno pertanto una preferenza

unanime per la massimizzazione del profitto. Anche se le preferenze dei titolari cambiassero, ciò non avrebbe effetti sui comportamenti produttivi dell’impresa, perché,

a prezzi di mercato dati, i titolari continuerebbero a preferire la massimizzazione del profitto. Inoltre, non cambia nulla se i titolari consumano direttamente i beni

prodotti dall’impresa oppure se sono semplicemente investitori: in entrambi i casi, le decisioni dell’impresa restano completamente separate dalle decisioni di consumo.

Di conseguenza, l’impresa può essere modellata come se fosse un individuo che, al posto della funzione di utilità, ha come funzione obiettivo il profitto e lo

massimizza. In questo senso l’impresa è “antropizzata”: la sua struttura interna, la dimensione organizzativa e la distribuzione delle quote diventano irrilevanti ai fini del

comportamento produttivo, che dipende unicamente dai prezzi di mercato e dalla tecnologia.

consuvenciale /oltre

condizioni perfettamente

un'economia quelle wiste

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1 il

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assenza sono

:

, L'accesso

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mercato alcun

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6 e senza

assenza genere

.

:

PUÒ D'IMPRESA

IN CHE OBIETTIVI

SI

CAPITOLO Di

SENSO PARLARE

G -

Nel modello teorico studiato finora spesso si assume che l’impresa massimizzi il profitto, ma nella realtà questa ipotesi non è sempre

rispettata. Accade spesso che le imprese prendano decisioni che non portano al massimo profitto possibile. Le ragioni possono essere

diverse, ma hanno tutte a che fare con il fatto che dietro l’impresa ci sono dei titolari che non sono semplici investitori “puri”, bensì persone

con obiettivi personali che possono essere diversi dalla sola massimizzazione del profitto.

Quando si parla di “obiettivi dell’impresa”, infatti, bisogna ricordare che le imprese in sé non hanno obiettivi propri: gli obiettivi reali

appartengono sempre e solo alle persone fisiche. L’impresa è uno strumento attraverso cui persone diverse — titolari, manager, soci,

dirigenti — prendono decisioni. Il comportamento dell’impresa è quindi il risultato dell’interazione di una pluralità di individui che

partecipano ai processi decisionali, spesso con interessi e obiettivi non perfettamente coincidenti.

Il caso più semplice è quello in cui il titolare dell’impresa è una sola persona. In questa situazione l’impresa viene condotta in modo da

massimizzare il beneficio del titolare, qualunque esso sia. Lo stesso vale quando ci sono più contitolari di una stessa impresa, purché abbiano

obiettivi individuali identici: anche in questo caso il comportamento dell’impresa riflette la funzione obiettivo comune dei suoi proprietari.

In generale, quando è possibile individuare una funzione che il comportamento dell’impresa tende a massimizzare, si dice che tale funzione

rappresenta lo pseudo-obiettivo dell’impresa.

CAPITOLO TITOLAR

PROFITTO CONSUMATORI

OBIETTIVI

S DIVERSI MASSIMIZZAZIONE

DALLA

PSEU

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sarina24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Mori Pier Angelo.
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