ECOLOGIA
L'ecologia è definita come la scienza che studia le interazioni tra gli organismi ed il
loro ambiente. L'ecologia è una branca della biologia mentre le scienze ambientali
sono frutto di una interdisciplinarità tra le scienze naturali e le scienze sociali.
Rispetto all'ecologia le scienze ambientali si concentrano in particolare su come
l'uomo influenza l'ambiente e in che modo si possono affrontare i problemi
ambientali. I sistemi naturali non necessariamente ritornano al loro stato originale
dopo un disturbo e che le perturbazioni apparentemente casuali svolgono spesso un
ruolo importante in natura. Una popolazione è un gruppo di individui della stessa
specie che vivono in una particolare area geografica e interagiscono tra loro. Una
comunità è l'insieme di più popolazioni appartenenti a specie diverse che vivono
nella stessa area. Le comunità possono coprire grandi o piccole aree e possono
differire notevolmente in termini di numeri e tipi di specie trovate al loro interno. Gli
studi ecologici a livello di popolazione e di comunità spesso esaminano non solo gli
effetti della componente biotica sul sistema naturale ma anche quelli della
componente abiotica o fisica ambientale. difatti le caratteristiche dell'ambiente
abiotico come: temperatura, precipitazioni, nutrienti possono influenzare la fertilità
degli individui o le abbondanze relative delle diverse specie trovate in una comunità.
Altri ecologi sono particolarmente interessati a come gli ecosistemi operano; un
ecosistema è una comunità di organismi più l'ambiente fisico in cui essa vive. Di
fronte a zone territoriali più grandi gli ecologi studiano i paesaggi che sono aree che
variano notevolmente da un luogo ad un altro generalmente includenti diversi
ecosistemi; infine, i modelli di circolazione globale dell'aria e dell'acqua collegano gli
ecosistemi di tutto il mondo nella biosfera che è costituita da tutti gli organismi
viventi della terra e gli ambienti in cui essi vivono. L'ambiente fisico è il principale
fattore determinante del luogo in cui gli organismi possono vivere delle risorse che
essi hanno a disposizione e del tasso a cui le loro popolazioni possono crescere;
perciò, la conoscenza dell'ambiente fisico è la chiave per comprendere tutti i
fenomeni ecologici. L'ambiente fisico include il clima che è costituito dagli
andamenti a lungo termine di temperatura vento e precipitazioni. La radiazione solare
è fondamentalmente il motore del sistema climatico ma anche della produzione di
energia da parte dei sistemi biologici. Un altro aspetto dell'ambiente fisico è la
composizione chimica di aria ed acqua che include: salinità, acidità, concentrazione
di gas in atmosfera e disciolti in acqua. Il suolo è una componente importante
dell'ambiente fisico perché un mezzo in cui vivono microrganismi piante e animali.
Inoltre, il suolo influenza la disponibilità di risorse critiche, in particolare acqua e
nutrienti. Il clima è la descrizione a lungo termine del tempo in un determinato luogo
sulla base di medie e variazioni misurate nell'arco di decenni. La variazione del clima
include i cicli giornalieri e stagionali associati ai cambiamenti della radiazione solare
che avvengono in conseguenza del movimento di rotazione della terra attorno al
proprio asse e della sua orbita attorno al sole. Il luogo in cui gli organismi vivono, la
loro distribuzione geografica e il loro funzionamento sono determinati dal clima. la
temperatura determina la velocità delle reazioni biochimiche e delle attività
fisiologiche di tutti gli organismi. Gli organismi che vivono nelle acque dolci
dipendono dalle precipitazioni per il mantenimento e la qualità del loro habitat. Gli
organismi marini dipendono dalle correnti oceaniche che influenzano la temperatura e
la chimica delle acque in cui vivono. La stagionalità delle piogge è importante nel
determinare la disponibilità idrica per gli organismi terrestri. Il Clima influenza le
velocità dei processi abiotici che influenzano a loro volta gli organismi, può inoltre
influenzare i tassi di disturbo periodici come: incendi inondazioni e valanghe.
L'energia che guida il sistema climatico globale è in definitiva derivata dalla
radiazione solare. In media la superficie dell'atmosfera terrestre riceve 342 watt di
radiazione solare per metro quadro all'anno circa un terzo di questa radiazione solare
è riflessa verso l'esterno dell'atmosfera dalle nubi e dalla stessa superficie terrestre;
Un altro quinto della radiazione solare incidente è assorbita dall'ozono dalle nubi e
dal vapore acqueo nell'atmosfera. La restante metà è assorbita dal suolo e dall'acqua
sulla superficie terrestre affinché la temperatura della terra rimanga costante questi
guadagni di energia provenienti dalla radiazione solare devono essere bilanciati dalle
perdite di energia, gran parte della radiazione solare assorbita dalla superficie
terrestre viene rimessa nell'atmosfera come radiazione infrarossa. Quando l'acqua
raffredda a punto tale da formare ghiaccio aumenta la salinità della rimanente acqua
non ghiacciata, questa combinazione di raffreddamento e aumento di salinità aumenta
la densità dell'acqua che scende negli strati più profondi, le dense correnti di
sprofondamento o downwelling che ne risultano si spostano verso l'equatore portando
con sé acqua polare fredda verso i mari tropicali più caldi. Queste correnti oceaniche
profonde si connettono nuovamente con le correnti superficiali nelle zone di risalita o
upwelling dove le acque marine profonde risalgono verso la superficie. L’upwelling
ha importanti conseguenze per il clima locale creando un ambiente più fresco e
umido; ha inoltre un considerevole effetto sull'attività biologica delle acque
superficiali quando gli organismi delle acque superficiali muoiono i loro corpi e i
nutrienti in essi contenuti sprofondano perciò i nutrienti tendono ad accumularsi nelle
acque profonde e nei sedimenti. Queste correnti di risalita riportano questi nutrienti
nella zona fotica, lo strato di acqua superficiale dove c'è sufficiente luce per il
processo di fotosintesi. Le zone di risalita sono tra ecosistemi più produttivi del mare
aperto poiché questi nutrienti aumentano la crescita del fitoplancton. L'effetto
dell'ombra pluviometrica afferma che le precipitazioni tendono a essere maggiori sul
versante di una montagna esposto a venti prevalenti piuttosto che sul versante
sottovento, la vegetazione sui versanti esposti ai venti prevalenti è molto più
sviluppata che sul versante sottovento dove l'area asciutta discende, si riscalda e le
precipitazioni sono scarse. Una popolazione è un gruppo di individui della stessa
specie che vivono in una particolare area e interagiscono l'uno con l'altro. Le specie
che si riproducono sessualmente una popolazione potrebbe essere definita come il
gruppo di individui che interagiscono mediante incroci o tramite fecondazione. Nelle
specie che si riproducono asessualmente una popolazione deve essere definita da altri
tipi di interazioni come la competizione per risorse alimentari. Una popolazione
integra anche l'area dove i membri di una specie interagiscono. Un habitat include le
componenti abiotiche e biotiche che consentono la sopravvivenza degli organismi,
descrive un luogo fisico in cui un organismo vive effettivamente o potenzialmente.
Per quanto bene gli individui sopravvivono o si riproducano, piccole differenze tra gli
ambienti possono far si che l'abbondanza di una specie sia alta in certi ambienti è
bassa in altri. L'abbondanza di una specie dovrebbe essere influenzata fortemente
dalla presenza di habitat idonei. Oltre all'ambiente abiotico anche l’ambiente biotico
ha importanti effetti sulla distribuzione e sulla abbondanza delle specie; ovviamente
le specie che dipendono completamente da una o poche altre specie per la loro
crescita, riproduzione o sopravvivenza non possono vivere dove le specie di cui sono
dipendenti sono assenti. Gli organismi possono essere esclusi da un'area ad opera di:
erbivori, predatori, competitori, parassiti o patogeni
possono fortemente ridurre la sopravvivenza o la riproduzione dei membri di una
popolazione. In molti casi le caratteristiche abiotiche e biotiche dell'ambiente
agiscono insieme per determinare la distribuzione e l'abbondanza di una specie. le
distribuzioni di alcuni organismi dipendono da forme regolari di disturbo. Un
disturbo è un evento abiotico che uccide o danneggia alcuni individui e quindi
permette ad altri di crescere e riprodursi. La limitata capacità di dispersione di una
specie può impedirle di raggiungere delle aree di habitat idoneo, fenomeno noto come
limitazione alla dispersione; quando individui si spostano da una popolazione all'altra
la densità della popolazione che lasciano diminuisce e incrementa quella della
popolazione a cui si uniscono, la dispersione può anche essere influenzata dalla
densità della popolazione. Molti organismi alterano i loro tassi di dispersione in
risposta alle condizioni che influenzano la sopravvivenza e la riproduzione, come
aumenti nell'abbondanza di predatori o competitori o i decrementi della qualità
dell'habitat o della disponibilità di partner. Un’Areale geografico di una specie è
l'intera regione geografica in cui è presente la specie; esso include le aree che occupa
una specie durante tutti gli stadi del suo ciclo vitale. in alcuni casi i membri di una
popolazione hanno una distribuzione regolare, ossia gli individui sono disposti in
maniera relativamente uniforme all'interno dell'habitat; in altri casi gli individui
mostrano una distribuzione casuale come quella che si dovrebbe osservare nel caso
in cui si selezionasse le aree a caso; infine, gli individui possono aggregarsi per
formare una distribuzione raggruppata. Nelle popolazioni naturali la distribuzione
raggruppata è più frequente delle altre due. Una varietà di processi può influenzare la
dispersione regolare casuale o raggruppata degli individui. La distribuzione spaziale
degli individui all'interno di una popolazione dovrebbe coincidere con la
distribuzione spaziale delle condizioni idonee alla crescita. Le interazioni tra i singoli
individui influenzano anche i modelli di distribuzione e possono respingersi l'un
l'altro o attrarsi. Il termine ecosistema fa riferimento a tutte le componenti di un
sistema ecologico biotiche e abiotiche che influenzano il flusso di energia ed
elementi, gli elementi presi in considerazione negli studi ecosistemici sono
principalmente i nutrienti ma includono anche sostanze inquinanti. L'energia chimica
generata dagli autotrofi nota come produzione primaria deriva dalla fissazione del
carbonio durante la fotosintesi e la chemiosintesi. La produzione primaria rappresenta
un'importante trasformazione energetica: la conversione dell'energia luminosa
proveniente dal sole e l’energia chimica che viene utilizzata dagli autotrofi è
consumata dagli eterotrofi. La produzione primaria è la fonte di energia per tutti gli
organismi dai batteri all'uomo, essa comporta un elevato trasferimento di anidride
carbonica tra l'atmosfera e la terra ed esercita una notevole influenza sul clima
globale. La produzione primaria netta è limitata dai fattori ambientali sia fisici che
biotici. L'energia che deriva dal consumo dei composti organici prodotti da altri
organismi è nota come produzione secondaria. gli organismi che ottengono la loro
energia in questo modo sono gli eterotrofi comprendono: archeobatteri, batteri,
funghi, animali e anche alcune piante.
Sono classificati in base al tipo di cibo che consumano, le categorie più comuni sono
gli erbivori che consumano piante e alghe; i carnivori che consumano animali vivi; i
detritivori che consumano materia organica morta; gli onnivori consumano materia
organica viva. I ruoli ecologici sono determinati dalle loro prede e dai loro predatori,
cioè dalle interazioni alimentari o trofiche. l'influenza che un organismo ha sul
trasferimento di energia e nutrienti che avviene in un ecosistema è determinata dal
tipo di alimento che consuma e allo stesso tempo dai suoi predatori. Ciascuna
categoria trofica o livello trofico si basa sul numero di passaggi che la separano dagli
autotrofi. il primo livello trofico è occupato dagli autotrofi cioè i produttori primari,
il primo livello è anche quello che genera la maggior parte della materia organica
morta all'interno di un ecosistema. Il secondo livello trofico è occupato dagli erbivori
che consumano la biomassa autotrofo così come dai detritivori che consumano la
materia organica morta. I livelli trofici superiori includono i carnivori che predano
organismi animali presenti nel livello trofico precedente. La maggior parte degli
ecosistemi non ha più di quattro livelli. Alcuni organismi non possono essere inclusi
in maniera netta nei livelli trofici descritti difatti gli onnivori si alimentano su più
livelli trofici e non risultano classificabili nelle categorie trofiche elementari. Tutti gli
organismi presenti in un ecosistema o fungono da prede per i predatori dei livelli
trofici su categorie superiori fan parte del pool della materia organica morta o detrito.
Nella maggior parte degli ecosistemi terrestri solo una proporzione relativamente
piccola della biomassa disponibile viene consumata e il trasferimento di energia si
realizza soprattutto attraverso il detrito. La materia organica morta di origine
vegetale, animale e microbica è consumata da una moltitudine di organismi definiti
detritivori in un processo noto come decomposizione. Il trasferimento di energia
attraverso il detrito è importante sia nei sistemi terrestri che in quelli acquatici. Gli
input di energia provenienti da ecosistemi esterni vengono definiti input alloctoni,
mentre l'energia prodotta dagli autotrofi interni all'ecosistema viene definita energia
autoctona. gli input alloctoni negli ecosistemi acquatici includono il detrito di piante
terrestri e materia organica disciolta. Questi input raggiungono l'ambiente acquatico
direttamente o attraverso flussi di acque sotterranee. I livelli trofici si organizzano a
formare una piramide trofica che rappresenta graficamente la quantità di energia o
biomassa relativa per ciascun livello trofico e fornisce informazioni su come l'energia
fluisce all'interno dell'ecosistema. Una parte della biomassa di ogni livello trofico non
viene consumata, pertanto una quota dell'energia presente in ciascun livello trofico
viene persa nel trasferimento al livello trofico successivo, di conseguenza la
dimensione dei rettangoli in una piramide trofica di energia si riduce sempre
spostandosi da un livello trofico al successivo. negli ecosistemi terrestri le piramidi di
energia e biomassa sono simili perché la biomassa è strettamente collegata alla
produzione di energia. Negli ecosistemi acquatici gli elevati tassi di consumo e i cicli
vitali generalmente brevi dei produttori primari fanno sì che la piramide di biomassa
possa essere invertita rispetto a quella dell'energia. Il trasferimento di energia tra i
livelli trofici utilizza il concetto di efficienza energetica definita come la quantità di
energia in uscita per unità di energia in entrata. L'efficienza trofica è definita come
la quantità di energia presente in un livello trofico diviso per l'energia presente nel
livello trofico immediatamente precedente. L'efficienza trofica tiene conto della
proporzione di energia disponibile che viene consumata della proporzione del cibo
ingerito che viene effettivamente assimilato dal consumatore. La proporzione di
biomassa disponibile che viene ingerita rappresenta l'efficienza di consumo, è
maggiore negli ecosistemi acquatici che in quelli terrestri. L'efficienza di consumo
tende a essere più elevata per i carnivori che per gli erbivori. Una volta che la
biomassa è ingerita dal consumatore essa deve essere assimilata attraverso l'apparato
digerente prima che l'energia in esso contenuta possa essere utilizzata. per produrre
nuova biomassa la percentuale di cibo ingerito che viene assimilato rappresenta
l'efficienza di assimilazione il cibo ingerito ma non assimilato viene eliminato
nell'ambiente sotto forma di feci allora farà parte del pool del detrito. La qualità del
cibo disponibile per gli erbivori e i detritivori e solitamente minore di quella del cibo
per i carnivori, piante e detriti non sono facilmente digeribili e hanno basse
concentrazioni di nutrienti. La capacità digestiva dei consumatori è collegata alla loro
fisiologia, e in base alla loro termoregolazione: endotermici tendono a digerire il cibo
in maniera più completa rispetto agli ectodermici e presentano efficienti di
assimilazione più elevate. Il cibo assimilato può essere utilizzato dal consumatore per
produrre nuova biomassa sia in forma di aumento della massa corporea che di
produzione di progenie. una parte del cibo assimilato deve essere necessariamente
utilizzato per la costruzione di nuova biomassa, per la respirazione associata ai
processi di mantenimento. La percentuale di cibo assimilato al consumatore utilizzata
per produrre nuova biomassa costituisce l'efficienza di produzione è strettamente
collegata alla fisiologia della termoregolazione e alle dimensioni del consumatore. Le
variazioni nella quantità, nella qualità di cibo e i conseguenti effetti sull'efficienza
trofica possono determinare l'ammontare delle popolazioni dei consumatori che
risulta sostenibile per un ecosistema ma possono anche influenzare lo stato di salute
dei singoli individui. I legami trofici tra le specie possono essere descritti attraverso
una rete trofica, cioè una rappresent
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.