Professioni Sanitarie, in 75mila ai test. Più posti e meno iscritti, ma Fisioterapia è (ancora) "impossibile"

Marcello G.
Di Marcello G.

Cambia il giorno ma il copione è più o meno lo stesso. Ogni fine estate, in occasione dei test d’ingresso per i corsi di laurea delle professioni sanitarie, si assiste a una vera e propria lotteria per mettere le mani su un posto da matricola nei vari atenei. Le percentuali d’ingresso a volte sono scarse; soprattutto per alcuni tipi di carriere. Forse perché le professioni sanitarie, in questi anni di stasi del mercato del lavoro, sono state le poche a garantire occupazione. Come riporta la Conferenza Nazionale dei Corsi di laurea delle Professioni sanitarie – dell’università di Bologna - saranno circa 75mila gli studenti che il 12 settembre si sono cimentati con i questionari proposti dalle 37 università coinvolte per accedere a uno dei 23.487 posti messi a disposizione dal Miur per l’anno accademico 2018/2019.

La ‘professioni’ più ambita? Fisioterapia

In media, dunque, entrerà 1 candidato su 3. Chance di successo che, rispetto a dodici mesi, aumentano lievemente visto che crescono i posti (nel 2017 furono 22.962, +6,7%) e contemporaneamente cala il numero delle domande (un anno fa erano poco più di 80mila, -6,7%). C’è solo l’imbarazzo della scelta: 22 professioni sanitarie, distribuite su 409 corsi in 721 sedi. Ma, come sempre, tutto dipende dal tipo di percorso scelto e dall’incrocio tra i posti disponibili in ogni città e chi sosterrà il quiz proprio in quella sede. La forbice è davvero ampia: si va da un rapporto di un accesso ogni 0,7 iscritti ai test (quindi più candidati che posti) per Assistente sanitario all’1 su 13 di Fisioterapia, che si conferma il corso con più selezione all’entrata (24mila domande per appena 1882 posti).

Infermieristica: tanti candidati ma ottime chance d’ingresso

In mezzo, le altre professioni classiche. Compito arduo per gli aspiranti logopedisti (entrerà circa 1 studente su 9); livello di difficoltà simile per entrare a dietistica e ostetricia (il rapporto posti/studenti è di 1 a 8). Molto più abbordabili, invece, i corsi per diventare tecnico di radiologia (ce la farà oltre 1 ragazzo su 5) o tecnico di laboratorio (1 ogni 2,5 domande). Piuttosto facile anche l’ingresso alla professione sanitaria forse più famosa: infermieristica, per la quale ci sono tantissimi candidati (quasi 14mila) ma anche tanti posti (passerà più di 1 studente su 2). A conti fatti, per oltre un quarto dei profili – 5 su 22 – i test d’ingresso saranno più selettivi del test di medicina (dove entrerà 1 su 6).


Per entrare in questi atenei ci vuole un’impresa

Ma le variabili non finiscono qui. Come anticipato, l’asticella della difficoltà si sposta ancora più in alto (raramente in basso) a seconda dell’ateneo in cui ci si vorrebbe iscrivere dopo aver superato i quiz. Il caso più eclatante – evidenziato da un’analisi di Skuola.net - è sicuramente quello dell’università di Modena e Reggio Emilia, dove per tutte le principali professori sanitarie (anche quelle generalmente fattibili) le speranze si riducono al lumicino: per Fisioterapia e Logopedia la proporzione è di 1 su 20, per Ostetricia di 1 su 18, persino infermieristica vede un candidato ammesso ogni 3,6. Ma il vero record, l’ateneo emiliano, lo segna su Dietistica: passerà solamente 1 su 24. Una situazione presente in tante altre università. Con il top raggiunto dall’università di Torino: per Fisioterapia c’è 1 posto ogni 25 iscritti ai test.

Le prospettive occupazionali stimolano a fare il test

Il motivo di tanto affollamento? Probabilmente, come detto, le prospettive occupazionali. Secondo il XX Rapporto Almalaurea (giugno 2018), nonostante il calo degli ultimi anni le discipline dell’area sanitaria – che oltre a Medicina e Odontoiatria includono anche le professioni sanitarie – sono quelle ancora che danno le maggiori opportunità di trovare un lavoro subito dopo il conseguimento del titolo: a un anno dalla laurea oltre 7 studenti su 10 già sono impegnati o sono iscritti al corso magistrale; la media di tutte le aree disciplinari si ferma al 40%. Con stipendi più alti degli altri: siamo nell’ordine dei 1200 euro al mese (sempre a dodici mesi dalla laurea) a fronte di una media di 900 euro.

Le professioni sanitarie che danno più lavoro

Anche qui, però, molto dipende dalla specializzazione. Perché le professioni sanitarie a scopo riabilitativo arrivano a picchi di oltre l’80% d’occupazione: Fisioterapia all’84%, Logopedia addirittura vicina alla piena occupazione (88%). Ma la ‘professione’ che fa guadagnare di più è quella di Igienista dentale (89%, dato costante da almeno un decennio). Infermieristica e Ostetricia, invece, si attestano attorno alla media (72%). Poca gloria per l’area Tecnico-sanitaria e per quella Preventiva (rispettivamente 55% e 51%). L’ulteriore risposta al perché del maggior appeal di alcuni test d’ingresso rispetto ad altri.
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