Professioni sanitarie, dopo il test d’ingresso una seconda chance è possibile

Ilerna
In collaborazione con Ilerna

Non è mai troppo tardi: un adagio che è valido in ogni settore, soprattutto in quello dell’istruzione e della formazione. Perché, in alcuni casi, c’è sempre tempo per coltivare il proprio sogno. Un discorso che potrebbe piacere a tantissimi studenti. Ogni anno, infatti, ci sono delle aspiranti matricole che devono necessariamente rimandare le proprie ambizioni; qualcuno addirittura abbandona la sfida: sono quei ragazzi che tentano di accedere alle facoltà a numero chiuso. Ma quali sono i corsi in cui la competizione è più serrata? Ai primi posti ci sono sicuramente le professioni sanitarie. Anche nel 2017 in migliaia hanno provato a entrare in uno dei percorsi professionalizzanti dell’area sanitaria. Rimanendo inevitabilmente delusi. Ma non tutto è perduto, le alternative ci sono eccome.

Professioni sanitarie: entrare è un’impresa

Andiamo per gradi. A settembre 2017 sono stati più di 80mila gli studenti che si sono battuti per accedere ad una delle tante ‘professioni’. Peccato che i posti a disposizione erano appena 24mila (tra università statali e private). Ciò significa che solo 1 candidato su 4, alla fine, ce l’ha fatta. Una proporzione che, inoltre, varia a seconda del campo: perché ci sono professioni sanitarie che vedono iscriversi tantissime persone ma che mettono in palio altrettanti posti (è il caso di Infermieristica), poi ci sono quelle che hanno poche posizioni aperte e una concorrenza altissima (come Fisioterapia, Logopedia e Ostetricia), ma anche quelle che hanno più posti che candidati (Assistenza sanitaria su tutti). Infine quelli che, nonostante possano distribuire tra le varie università un numero esiguo di ‘matricole’, vedono crescere il numero di iscritti ai quiz.

Boom per il corso da Igienista dentale

Nel 2017 la palma della professione emergente è andata al corso per Igienista dentale: nel giro di dodici mesi i suoi pretendenti sono saliti da 2.102 a 2.576, con un incremento del 23%. Questo nonostante i posti disponibili fossero solamente poco più di 600. Facendo un rapido calcolo, si rimane nella media di 1 ingresso ogni 4 tentativi. Un dato curioso che ci ha spinto a ‘indagare’, per capire come mai ci sia stata questa crescita esponenziale di domande e come hanno reagito gli sconfitti, ovvero la maggior parte di loro. Perché l’aspirante igienista dentale ha un profilo molto particolare. A volte assai diverso da quello dei suoi colleghi.

L’identikit dell’aspirante igienista dentale

Tenacia e ambizione: sono queste le due leve che muovono i futuri igienisti dentali. Ce lo hanno confermato proprio loro, rispondendo alle domande di una web survey che ha coinvolto 7500 ragazzi che hanno tentato l’ingresso nei vari corsi delle professioni sanitarie. Se, infatti, la media generale vede un tasso di abbandono dopo la bocciatura ai test d’ingresso del 25%, nel caso di igiene dentale solo 1 su 5 (il 22%) si ferma. Gli altri continuano a crederci: un altro 22% non va all’università in attesa dell’anno prossimo, il 42% prova a entrare in un corso simile ma privato per poi riprovare nel 2018 (tra gli altri ci si ferma al 38%). Partendo da queste premesse è quasi naturale che praticamente la metà degli iscritti ai test per igienista dentale – ovviamente tra chi non è neodiplomato - non sia al primo tentativo: a settembre 2017, il 27% era al secondo quiz (la media generale è stata del 23%); il 22% addirittura al terzo o più.

Test falliti: come muoversi?

Ma, tra loro, più di 1 su 10 eviterà di sbattere nuovamente la testa sulle prove d’accesso universitarie e si orienterà definitivamente sul privato, sin da subito, per non perdere troppo tempo. Perché le speranze di entrare all’università svaniscono nel giro di poche settimane. Ma quelle di diventare un professionista nel campo sanitario possono durare anche mesi. Quando siamo ormai nel vivo dell’anno accademico, ci sono strutture che danno ancora la possibilità di iscriversi a un corso, gestito da privati ma con le stesse caratteristiche di quelli degli atenei pubblici. Una vera manna dal cielo anche per gli aspiranti igienisti, così determinati come sono. C’è, ad esempio, Ilerna: un centro di formazione che permette di esercitare non appena completato un corso (peraltro online). Una scuola - specifica per igienisti dentali - che nasce in Spagna ma che, grazie alle direttive europee, consente di far riconoscere il titolo dal ministero della Salute italiano (e, naturalmente, di lavorare in entrambi i Paesi).

L’alternativa: un corso privato

Il corso formativo proposto da Ilerna (ciclo de Formación profesional de grado superior) ha una durata complessiva di due anni (quindi meno di una laurea triennale, come quelle nelle professioni sanitarie): 13 materie divise in moduli (6 teorici e 7 teorico-pratici) - per un totale di 2mila ore di didattica – con esami finali svolti in Italia. Più un tirocinio di 416 ore presso centri di lavoro abilitati. Ma, per chi ha già esperienza in uno studio dentistico, i tempi di conseguimento del titolo potrebbero accorciarsi fino a sei mesi. Per ‘frequentare’ il corso – in partenza dal 28 febbraio 2018 - occorre avere solo avere il diploma di maturità e omologarlo al sistema educativo spagnolo (procedura effettuata dalla stessa Ilerna).

Un titolo che è un investimento

Certo, frequentare un corso privato ha dei costi più elevati rispetto all’università statale. Ma neanche questo sembra essere un problema per i futuri igienisti dentali. Basti pensare che il 29% dei candidati ai test d’ingresso 2017, per prepararsi ad affrontarli al meglio, ha speso più di 500 euro (aggiungendo gli iscritti ai quiz per tutte le altre professioni sanitarie la media scende al 24%); E che più di un terzo – il 36% - ha partecipato a corsi di preparazione ad hoc (cosa che, gli altri, hanno fatto solo nel 26% dei casi). Forse perché sperano che il sacrificio economico, quanto prima, si tramuti in un buon investimento: il 22% del campione ha scelto questa carriera proprio per le prospettive di guadagno (la media comprendente tutte le ‘professioni’ si ferma al 12%) e il 15% per gli sbocchi lavorativi che è in grado di offrire.


Consigliato per te
Entrare a Medicina: il segreto di chi ce l'ha fatta