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Esami di licenza media 2017-2018

I mille “volti” della maschera

Scuola Secondaria di 1° grado Statale “Raffaello Sanzio”

Anno accademico 2017-2018 1

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”

(Luigi Pirandello) 2

Indice

Introduzione..........................................................5

I. Letteratura italiana

“La maschera sociale” nella poetica di Pirandello: “Uno, nessuno e centomila” e “La patente”................................................7

II. Storia

II. 1. Il doppio volto della politica giolittiana................................9

III. Storia dell’arte

III. 1. James Ensor: un simbolista del grottesco................................12

L’Espressionismo........................................................12

III. 1.1 “L’entrata di Cristo a Bruxelles”: la denuncia contro un popolo di “maschere”........................................................13

IV. Lingua spagnola

IV. 1. La comedia barroca de Tirso de Molina: El burlador de Sevilla y el Convidado de piedra. La máscara como seducción................................15

IV. 1.1. Contexto historico: el Barroco................................16

IV. 1.2. Tirso de Molina

V. Lingua inglese

V. 1. The Second Romanticism: “Don Juan” by Lord Byron. The mask as escape from the reality................................18

VI. Scienze

L’immagine ingannevole delle stelle........................................20

VI. 1. VI. 1.1. Il miraggio e la Fata Morgana: un’illusione ottica................................21

VII. Scienze motorie

L’inganno nella competizione sportiva: il doping................................22

VII. 1. VII. 1.2. Il significato autentico dello sport................................22

VIII. Musica

VIII. 1. La maschera protagonista nella Commedia dell’Arte........................24

IX. Religione

IX. 1. Il concetto spirituale delle maschere africane............................28

IX. 1.1. Struttura delle maschere..............................................29

X. Geografia

X. 1. Le principali caratteristiche del continente africano.....................32

XI. Tecnologia

L’energia idroelettrica........................................................34

XI. 1. XI. 1.1. Come funzionano le centrali idroelettriche......................35

Conclusioni

Bibliografia 4

Introduzione

Nel mio percorso tematico ho scelto di approfondire il tema della maschera poiché penso che sia un elemento inscindibile dall’esperienza umana e l’uomo da sempre è un collezionista di maschere, un attore intento a recitare una parte della propria vita.

Già il termine maschera fin dalle sue origini greche aveva il significato di “maschera dell’attore”, ma deriva anche dal latino personare e cioè “parlare attraverso”.

Ho affrontato l’argomento descrivendo le varie sfaccettature delle maschere e i suoi mille volti, dalla maschera sociale alla base della poetica pirandelliana a quella politica di Giovanni Giolitti, detto bifronte in quanto durante tutta la sua carriera politica indossava costantemente delle maschere celando quali fossero i suoi veri interessi.

La maschera politica da sempre è una costante adottata dai vari governi che hanno cercato di strumentalizzare le masse per i propri fini politici ed economici soprattutto attraverso la propaganda.

Questo è anche il tema che possiamo riscontrare nel quadro espressionista di James Ensor, L’entrata di Cristo a Bruxelles, in cui tutti i personaggi indossano maschere grottesche, privi di una propria individualità.

Sono passata inoltre ad analizzare l’uso della maschera utilizzata come strumento di seduzione e inganno, facendo un confronto tra il Don Giovanni di Tirso de Molina, un ateo e arrogante libertino che pratica l’amore libero burlandosi delle donne per puro divertimento, e il Don Giovanni di Byron che invece è un individuo passivo disilluso in una società corrotta nella quale la maschera diventa un mezzo per evadere dalla triste realtà in cui vive.

Ho ripreso il tema dell’inganno sottolineando nel campo astronomico l’immagine ingannevole delle stelle, portando come esempio di inganno ottico il fenomeno del miraggio e della fata morgana.

Nel mondo dello sport, invece, un esempio di inganno è rappresentato dal doping da parte degli sportivi che indossano la maschera dell’uomo di ferro pur di primeggiare sugli altri.

Nell’ambito del teatro mi sono soffermata sulla Commedia dell’Arte, che ha dato origine alle maschere che ancora oggi animano il Carnevale italiano, dall’uso per amplificare la voce all’idea dell’attore che indossando la maschera diventava il personaggio stesso che rappresentava. 5

Un concetto simile si può riscontrare all’interno della cultura africana, dove la maschera era ritenuta un oggetto sacro utilizzato per mettersi in contatto con l’aldilà e ogni uomo indossando una maschera perdeva la sua identità per assumere quella dello spirito rappresentato.

Pertanto ho analizzato i caratteri principali del Continente Africano, il quale dispone di una vasta gamma di minerali preziosi e strategici, diverse risorse energetiche esauribili ma anche rinnovabili, in cui la più grande fonte di energia è rappresentata dall’energia idroelettrica. 6

I.1. La “maschera sociale” nella poetica di Pirandello: “Uno, nessuno e centomila” e “La patente”

Luigi Pirandello, nato ad Agrigento nel 1867, fu un drammaturgo, scrittore e poeta, il quale ricevette il premio Nobel per la letteratura.

Alla base della sua visione del mondo vi è una concezione vitalistica, secondo cui la realtà è un “eterno divenire”, una continua metamorfosi in cui l’uomo, per sopravvivere, è costretto dal contesto sociale e familiare in cui vive ad assumere dei ruoli, cioè una maschera.

Ma l’uomo soffre racchiuso in tali forme, che lui sente come una “trappola” dietro la quale si agitano diverse personalità, causando la morte interiore dell’uomo e la perdita dell’identità.

Pertanto le uniche vie di salvezza sono la fuga nell’irrazionale attraverso l’immaginazione e la follia, temi ricorrenti in quasi tutte le novelle pirandelliane.

Tuttavia nel tentativo di liberarsi da tali maschere, l’uomo può reagire attraverso una reazione drammatica, chiudendosi in una solitudine disperata che lo porta al dramma, al suicidio o alla pazzia, come succede a Vitangelo Moscarda in “Uno, nessuno e centomila”.

Uno, perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche particolari; Centomila, perché l’uomo ha, dietro la maschera, tante personalità quante sono le persone che ci giudicano; Nessuno, perché se l’uomo ha migliaia di personalità significa che non ne possiede nessuna, poiché nel continuo cambiare non è capace di fermarsi nel suo vero io.

Oppure il protagonista accetta le maschere che la società gli cuce addosso, in maniera consapevole attraverso una reazione umoristica, come accade nella novella “La patente”.

Rosario Chiarchiaro, un uomo cupo sempre vestito di nero che si è fatto la nomina di iettatore e per questo viene allontanato da tutti ed è rimasto senza lavoro.

In realtà lui non accetta l’identità che gli altri gli hanno conferito, ma almeno se ne serve attraverso l’inganno, per ricavarne un vantaggio.

Infatti, va dal giudice e pretende la patente di iettatore autorizzato, inventandosi un nuovo lavoro: così chi vuole evitare le disgrazie causate da lui dovrà pagare per allontanarlo, riuscendo ad avere una rivincita sui superstiziosi.

“La patente” è anche il nome della commedia in un atto scritta con il titolo di “A’ patenti”, destinata alla rappresentazione teatrale in lingua siciliana per l’attore Angelo Musco, che la recitò per la prima volta al Teatro Alfieri di Torino nel 1918 e successivamente a Roma. 7

Esiste anche una versione in dialetto genovese, napoletano e veneziano.

La tematica è la stessa della novella e il protagonista lo stesso Chiarchiaro, che viene dal dialetto siciliano “Chiarchiaru”, che significa frana, pietraia, forse ispirandosi a una montagna siciliana dall’aspetto tenebroso per via di grotte e rifugi di animali notturni. 8

II.1. I diversi “volti” della politica giolittiana

Anche nella storia possiamo riscontrare personaggi che, nella loro politica, hanno preferito indossare una “maschera” diversa a seconda delle occasioni e non mostrare chiaramente la propria personalità e le proprie posizioni.

Uno di questi è Giovanni Giolitti (1842-1928), famoso politico italiano più volte Presidente del Consiglio, e la sua permanenza a capo del governo è una delle più lunghe nella storia politica dell’Italia unita.

La sua politica poco trasparente fu evidente fin dalla sua prima comparsa al governo, quando nel 1892 fu Presidente del Consiglio per soli 11 mesi, alternandosi al politico di sinistra Francesco Crispi, e rimase tale fino alle sue dimissioni nel 1914.

Giolitti venne più volte giustamente accusato di trasformismo, cioè di presentarsi in modo differente a seconda dell’occasione politica: infatti indossava la “maschera borghese” con il partito liberale di cui faceva parte e la “maschera popolare” con il partito socialista, consentendo loro di creare dei sindacati a favore dei lavoratori, cercando di elevare il tenore di vita di tutti i cittadini; in realtà cercava solo l’appoggio delle masse e di assicurarsi la maggioranza dei voti.

“Giovanni bifronte”, vignetta di satira politica su G. Giolitti pubblicata in “L’Asino” del 14 maggio 1911 (fig. 1) 9

Per tali ragioni, Giolitti fu denominato dai giornali dell’epoca “Giovanni bifronte” (fig. 1), con riferimento a Giano, il Dio romano dalla doppia faccia, per la politica adottata durante il suo governo.

Famosa è la vignetta satirica dove Giolitti viene rappresentato nelle due maschere principali della sua vita politica: a sinistra si presenta nelle vesti di primo ministro apprezzato dal ceto politico liberale, con guanti, giacca, scarpe di vernice e cappello a cilindro.

A destra invece, su sfondo rosso, è raffigurato come un leader socialista con il cappello, le scarpe e il foulard delle classi popolari.

Analizzando la politica giolittiana troviamo un volto aperto e democratico nell’affrontare i problemi del Nord e un volto corrotto, spregiudicato e senza scrupoli per trarre vantaggio dalla situazione del Sud.

Al Nord Giolitti non impedì gli scioperi, ma fece in modo che si svolgessero in modo regolare sotto il controllo delle autorità competenti, migliorò le norme che riguardavano il lavoro, tutelò le donne che lavoravano per quanto riguarda la maternità e ricostruì la cassa nazionale per l’invalidità.

Al Sud invece, dove i fenomeni malavitosi erano già attivi dai tempi dei Borboni, sfruttò la situazione a suo favore collaborando con la malavita per ottenere voti e addirittura finanziandola: controllò le elezioni politiche, falsificando i risultati per far eleggere uomini a lui fedeli e impedendo agli avversari di tenere comizi elettorali.

Proprio per questo “tacito patto” Giovanni Giolitti fu accusato pubblicamente sul giornale “La Voce” da un deputato socialista di origini meridionali, Gaetano Salvemini, di essere un “ministro della malavita”: l’accusa venne ritenuta eccessiva, anche se lui non si difese mai da questa, e quindi successivamente ritirata.

La sua politica controversa creò parecchio malcontento soprattutto tra i liberali, che vedevano troppi diritti concessi al partito opposto dei socialisti, ad esempio il suffragio universale maschile senza distinzione di ceto sociale.

Scontentò anche i movimenti nazionalisti fortemente antigiolittiani, che erano a favore dell’imperialismo, cioè all’utilizzo della guerra per favorire l’espansionismo coloniale e affermare i propri interessi economici sugli stati conquistati.

Tuttavia, sotto la pressione delle forze colonialiste, Giolitti dovette cedere, anche se contrario alla guerra, portando l’Italia alla vittoria nella guerra di Libia (1912). 10

Il partito liberale perse fiducia nella politica di Giolitti, il quale cercò di riconquistarla stipulando un accordo, il famoso Patto Gentiloni, per mantenere la maggioranza del suo partito grazie ai voti dei cattolici.

Tuttavia Giolitti bifronte, cercando di accontentare tutti, finì per deludere sia i liberali che i socialisti, che lo allontanarono e così fu costretto a rinunciare alla carica di Presidente del Consiglio nel ’14.

Tra il ’20 e il ’21 i liberali, dopo le dimissioni di Nitti, richiamarono Giolitti al governo: sarà un governo di un anno, ma soprattutto molto travagliato e oscuro, poiché la sua politica ancora una volta non è chiara e gli equilibri politici sempre più instabili saranno la causa della caduta del suo governo.

Giolitti è quindi un personaggio che durante tutta la sua carriera politica sacrificò la sua vera personalità, indossando costantemente delle maschere che lui stesso si è cucito addosso per raggiungere gli obiettivi che si era prefissato, pur di mantenere il potere nelle sue mani. 11

III.1. James Ensor (1860-1949): un simbolista del grottesco

Nasce in Belgio nel 1860, personaggio complesso, anticonvenzionale e pittore con una forte carica satirica e uno spiccato simbolismo.

Rivalutò il teatro di strada, il carnevale e gli aspetti folkloristici, mescolando i personaggi di tutti i giorni a personaggi-metafora.

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Sintesi

I mille “volti” della maschera

Indice

  • Introduzione………………………………………………………..…….……5
  • I. Letteratura italiana
  • I.1. La “maschera sociale” nella poetica di Pirandello: “Uno, nessuno Centomila” e “La Patente”…………………………………… .…7
  • II. Storia
  • II. 1. Il doppio “volto” della politica giolittiana…………………..…......9
  • III. Storia dell’arte
  • III. 1. James Ensor: un simbolista del grottesco…………………….…12
  • III. 1.1. L’espressionismo……………………………………….….……....12
  • III. 1.2. “L’entrata di Cristo a Bruxelles”: la denuncia contro un popolo di “maschere” ……………………………………………………….….13
  • IV. Lingua spagnola
  • IV. 1. La comedia barroca de Tirso de Molina: “El burlador de Sevilla y el Convidado de piedra”. La máscara como seducción………...…15
  • IV. 1.1. Contexto historico: el Barroco………………………………….……15
  • IV. 1.2. Tirso de Molina………………………………………………….…16
  • V. Lingua inglese
  • V. 1. The Second Romanticism: “Don Juan” by Lord Byron. The mask as escape from the reality . …………………….….…..18
  • VI. Scienze
  • VI. 1. L’immagine ingannevole delle stelle…………….………...……..20
  • VI. 1.1. Il miraggio e la Fata Morgana: un’illusione ottica……………...……..21
  • VII. Scienze motorie
  • VII. 1. L’inganno nella competizione sportiva: il doping…………….22
  • VII. 1.2. Il significato autentico dello sport………………………………….22
  • VIII. Musica
  • VIII. 1. La maschera protagonista nella Commedia dell’Arte………24
  • IX. Religione
  • IX. 1. Il concetto spirituale delle maschere africane…….....................28
  • IX. 1.1. Struttura delle maschere…………………………………….……....29
  • X. Geografia
  • X. 1. Le principali caratteristiche del continente africano……………32
  • XI. Tecnologia
  • XI. 1. L’energia idroelettrica…………………………………………....34
  • XI. 1.1. Come funzionano le centrali idroelettriche………...……………….…35
  • Conclusioni
  • Bibliografia

Introduzione

Nel mio percorso tematico ho scelto di approfondire il tema della maschera poiché penso che sia un elemento inscindibile dall'esperienza umana e l’uomo da sempre è un collezionista di maschere, un attore intento a recitare una parte della propria vita. Già il termine maschera fin dalle sue origini greche aveva il significato di “maschera dell'attore”, ma deriva anche dal latino personare e cioè “parlare attraverso”. Ho affrontato l’argomento descrivendo le varie sfaccettature delle maschere e i suoi mille volti, dalla maschera sociale alla base della poetica pirandelliana a quella politica di Giovanni Giolitti detto bifronte in quanto durante tutta la sua carriera politica indossava costantemente delle maschere celando quali fossero i suoi veri interessi.

La maschera politica da sempre è una costante adottata dai vari governi che hanno cercato di strumentalizzare le masse per i propri fini politici ed economici soprattutto attraverso la propaganda.

Questo è anche il tema che possiamo riscontrare nel quadro espressionista di James Ensor, L’entrata di Cristo a Bruxelles, in cui tutti i personaggi indossano maschere grottesche, privi di una propria individualità.

Sono passata inoltre ad analizzare l’uso della maschera utilizzata come strumento di seduzione e inganno facendo un confronto tra il Don Giovanni di Tirso de Molina, un ateo e arrogante libertino che pratica l’amore libero burlandosi delle donne per puro divertimento, e il Don Giovanni di Byron che invece è un individuo passivo disilluso in una società corrotta nella quale la maschera diventa un mezzo per evadere dalla triste realtà in cui vive.

Ho ripreso il tema dell’inganno sottolineando nel campo astronomico l’immagine ingannevole delle stelle portando come esempio di inganno ottico il fenomeno del miraggio e della Fata Morgana.

Nel mondo dello sport, invece, un esempio di inganno è rappresentato dall’uso di doping da parte degli sportivi che indossano la maschera dell‘uomo di ferro pur di primeggiare sugli altri.

Nell’ambito del teatro mi sono soffermata sulla Commedia dell’Arte che ha dato origine alle maschere che ancora oggi animano il Carnevale italiano, dall’uso per amplificare la voce all’idea dell’attore che indossando la maschera diventava il personaggio stesso che rappresentava.

Un concetto simile si può riscontrare all’interno della cultura africana dove la maschera era ritenuta un oggetto sacro utilizzato per mettersi in contatto con l’aldilà e ogni uomo indossando una maschera perdeva la sua identità per assumere quella dello spirito rappresentato.

Pertanto ho analizzato i caratteri principali del Continente Africano il quale dispone di una vasta gamma di minerali preziosi e strategici, diverse risorse energetiche esauribili ma anche rinnovabili in cui la più grande fonte di energia è rappresentata dall’energia idroelettrica.

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