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Uomo e sua tendenza verso la guerra, tema


La guerra è nel cuore dell’uomo. Sin dai tempi più antichi l’umanità, incapace di uno sguardo lungo e paziente sulle cose, attanagliata ciclicamente dai propri bisogni e dal proprio orgoglio, stretta tra l’accettazione del senso del limite e l’eccitazione del senso di potenza, si illude di trovare nella guerra una soluzione veloce e risolutiva ai problemi e finisce per scrivere col sangue dei propri figli – elencati come semplici numeri ed effetti collaterali - lunghe pagine di “storia”.


Solo quando ci si sofferma su un monumento ai caduti in un paese da nulla, a leggere i nomi, a vedere i volti dei ragazzi morti in battaglia nel nome di problemi e questioni di principio “sacrosante” di cui nessuno ha più memoria, appare in tutta la sua tragica assurdità l’inutilità della guerra.

Guerre espansionistiche, guerre ideologiche, guerre di legittima difesa: tutte quante, persino le più giustificate e apparentemente più giuste, portano ad una miseria economica, sociale e quindi, soprattutto, morale, che tira fuori il peggio dall’uomo per abituarsi al sangue e alla violenza. E’ sempre bene quindi esperire tutti i mezzi possibili per evitare ciò e far di tutto per limitare il numero di guerre di qualsiasi tipo.

Volgendo lo sguardo agli eventi passati, esempio lampante è la seconda guerra mondiale, guerra che richiese l’intervento da parte di tutte le nazioni per cercare di eliminare la figura di Hitler, cresciuta a dismisura fra la colpevole ignavia dei paesi europei. Per colpa di uno, centinaia di uomini furono chiamati in guerra e ricordiamo ancora oggi, con rispetto e mestizia, quel nobile sacrificio dei migliaia di giovani morti sulle spiagge della Normandia, caduti in battaglia per assicurarci un futuro migliore.

Questa guerra ha lasciato e lascia tutt’oggi delle ripercussioni notevoli in tutto il mondo; subito dopo si cercò di soffocare in culla l’avvento di nuove tirannidi e regimi autoritari, per non fare lo stesso errore già commesso con la Germania nazista: così facendo vennero giustificate ulteriori guerre, che ancora oggi hanno interpretazioni libere e variegate. Si cercò di eliminare piccoli tiranni locali come Saddam Hussein e Gheddafi, senza rendersi conto che si stava spalancando la strada al potere di bande terroriste, creando una situazione peggiore rispetto alla precedente.

Spesso sappiamo come le guerre cominciano ma non come finiscono realmente. Basti pensare alla guerra in Jugoslavia, nata per contrastare le pulizie etniche minacciate dai serbi, dunque nata sotto i migliori auspici: eppure i caschi blu dell’ONU si macchiarono di colpevoli sviste, permettendo alle truppe serbe di compiere la strage di Srebrenica.

Sono troppe le variabili in gioco per poter definire con chiarezza se ci sia una guerra giusta; proprio per questo la guerra è inutile e per tentare di risolvere i problemi finisce per crearne di più grandi negli anni a venire, destabilizzando intere aree geografiche ed equilibri politici consolidati. Proprio per questo, la costituzione italiana ripudia la guerra come strumento di risoluzione di problemi tra popoli.

E’ troppo il potere dell’odio perché noi riusciamo a controllarlo: una volta scatenato è lui che prende il comando. Portare una cultura di pace nel cuore dell’umanità è l’unica speranza che abbiamo contro il flagello della guerra.

“Uomini, pace! Nella prona terra troppo è il mistero; e solo chi procaccia d'aver fratelli in suo timor, non erra.” (Giovanni Pascoli)
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