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Tra politica e dissenso, tema


Motivo di tensioni nonché tema all’ordine del giorno è la difficile situazione politica che i Paesi stanno vivendo a partire dall’ultimo decennio, quando gli elettori, ormai stanchi dei vecchi governi poco proficui, hanno deciso di affidare la guida dello stato a persone carismatiche ma del tutto prive di quei valori che una figura rappresentativa di uno Stato dovrebbe incarnare.

Tale scelta ha causato, all’interno del contesto politico, una netta spaccatura in due scuole di pensiero che, opposte ed in perpetuo contrasto tra loro, ancora oggi non riescono a trovare elementi di accordo.

Se a battibeccare tra loro sono gli stessi politici, figuriamoci i sostenitori di entrambe le parti che, spesso ignare dell’effettivo pensiero della figura sostenuta, preferiscono disinteressarsi della vita politica lasciando la possibilità a chi di dovere e di mestiere di pronunciarsi a riguardo.

Tale posizione di sostegno a persone di cui poco si conosce, nell’ultimo periodo, non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente la situazione, facendo emergere dalla bolgia parlamentare, personalità aggressive che non hanno saputo, e continuano a non saper arginare il malcontento generale che interessa molti degli elettori.

Certamente lecita è la scelta di molti di estraniarsi dalla vita politica del proprio paese, specie se l’elettore, privo di fondamenta nel campo, riconosce di non sapere quale delle parti supportare. Bisognerebbe a questo punto, cercare di formare una propria opinione politica sulla base di scritti ed interviste che possano aiutare il cittadino semplice a capire chi incarni degli ideali più vicini ai suoi.

Tuttavia non è facile che ciò si verifichi: in una società sempre connessa alla rete, che dispone di strumenti più che avanzati che possano aiutarla a costruire le basi del proprio pensiero, si tende spesso a disinteressarsi alla questione, lasciando ad altri la possibilità di scegliere per noi.

Ciò si verifica principalmente perché, l’uomo medio è talmente tanto lontano dalla vita politica nonché estraneo ai progetti e agli ideali che i candidati propongono rispettare, che qualunque posizione appoggiata appare essergli indifferente, come se non fosse colui che ne subirebbe le conseguenze.

Negli ultimi anni, infatti, si è andato affermandosi una sorta di “egoismo di massa” secondo il quale, se le proposte non ci interessano direttamente, se il neoeletto non viene approvato dal popolo, se i provvedimenti presi non soddisfano l’opinione pubblica, allora è meglio astenersi dalla votazione, non schierarsi politicamente o appoggiare persone sostenute da terzi, le cui motivazioni ci appaiono fondate.

“Prima noi” è una frase che, come lo stesso Rovelli sostiene, viene spesso ripetuta non solo in sede parlamentare, ma anche durante comizi, incontri e interviste. Rappresentanti del governo continuano a ripetere quest’espressione come se fosse univoca. Possibile che nessuno si sia mai chiesto chi debba essere considerato “noi” e chi invece “loro”?

Forse, a questo punto, è più facile giudicare e puntare il dito contro chi non sostiene il nostro pensiero che iniziare a porsi delle domande, soprattutto se si è consapevoli del fatto che le risposte a tali quesiti andrebbero contro la posizione appoggiata dai nostri cari, da persone che conosciamo o, addirittura da chi supportiamo.

E’ diventato sempre più facile criticare gli altri, affermare le proprie ragioni, rispondere e reagire in maniera aggressiva ogni qualvolta qualcuno inizi a parlare di un pensiero che non sosteniamo, piuttosto che chiedersi perché lo riteniamo sbagliato o ammettere che qualche aspetto possa essere condivisibile.

Questo clima di avversione tra fazioni politiche sta lentamente danneggiando i rapporti tra i cittadini che, chiaramente seguono le proprie priorità: agli elettori che credono nell’uguaglianza, nella pace e nella giustizia, vi sono altri che credono nel nazionalismo, nel ritorno a vecchi sistemi politici e, come la scrittrice tedesca Christa Wolf scrive, “alla mangiatoia più grassa”.

Alla luce della mia coscienza politica e dei discorsi contrastanti che ho sempre sentito sin da bambina, mi viene spontaneo domandarmi quanto sia giusto un tipo di società del genere, nella quale inevitabilmente vi sarebbero differenze sociali.
E’ facile, per la maggior parte degli elettori, mettersi nei panni dei più ricchi, ma se in una società capitalista in cui prevalgono pensieri nazionalisti, dovessero essere loro i più poveri e meno privilegiati, la sosterrebbero comunque?

La verità è che le questioni politiche sono talmente tanto complesse e difficili da maneggiare che per poterle capire pienamente, bisognerebbe avere delle basi solide su cui fondare il proprio pensiero, affinché non vengano più eletti aspiranti dittatori né rappresentanti “scalda-poltrona”, il cui unico interesse è il mantenimento del potere nelle proprie mani.

Dovremmo invece trovare delle figure che possano risollevare l’economia del nostro Paese, cercare di intervenire su temi importanti quali i cambiamenti climatici e l’emigrazione, perché no, non è fantastico poter sciare nel mese di maggio come se fosse gennaio e non è assolutamente vero che i veri richiedenti asilo arrivano nel Bel Paese con gli aerei e non con i barconi.

Forse dovremmo cercare di informarci seriamente, dovremmo parlare di politica e non considerarla un tabù.
Forse dovremmo anche trovare dei rappresentati che ci permettano veramente di trascorrere una piacevole permanenza in un mondo in cui siamo solo di passaggio, ma questo non sono sicura sia possibile.
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