Tema articolo di giornale sulla politica


Titolo: Il bel paese, come sempre, diviso a metà


In vista delle nuove elezioni politiche in tutta Italia e in ogni italiano sorgono naturali delle domande. Chi votare, forse è la prima, chi può veramente cambiare le cose? Che senso ha votare politici che sono al potere da anni e nulla hanno fatto per aiutarci? Queste sono solo alcune delle domande degli elettori. Ciò che si evince però e che l’Italia è attualmente divisa, secondo molti sondaggi basati sulle opinioni pubbliche, gli italiani sarebbero infatti divisi tra chi vuole votare gente nuova, magari più giovane e dare una possibilità alla novità e chi invece ripiega sui soliti partiti decennali, quasi secolari, istituzioni ormai di promesse mancate, di inciuci nascosti e mazzette consistenti, con la speranza che questi possano fare quello che non sono riusciti a fare in questi decenni. È una situazione in realtà ancora più complicata e paradossale, peggiorata da anni di incertezze, di manovre economiche che hanno svuotato le tasche solo a chi già le aveva poco piene, di cambi di governo e di governanti scelti non dal popolo, né voluti e a volte nemmeno mai visti. Il bel paese versa in questo stato da almeno un decennio e nulla sembra essere cambiato, le cose peggiorano e le varie manovre e i vari governi non sembrano aver migliorato la situazione, chi però aveva una “poltrona” continua ad averla ed a tenerla ben stretta, a godere di benefit, privilegi, immunità e stipendi da favola. È normale quindi, ed è logica conseguenza, vedere in questa situazione i politici italiani come delle vecchie sanguisughe egoistiche. In Italia oramai il pensiero comune è che i politici italiani siano corrotti, che pensano solo a loro stessi, a riempirsi la pancia e le tasche e che tutto ciò che fanno abbia un secondo e tornacontismo fine. Vige nel popolo italiano la sensazione di essere impotenti, di non poter più scegliere e di non avere modo di cambiare la situazione, e quindi come terribile conseguenza si sta fermi, non si protesta più di tanto, non ci si impegna a fondo perché alla fine “fanno quello che vogliono” i politici. E delusione quella italiana, assieme a una certa “depressione politica”, si è sfiduciati e se si vive in Italia lo si può ben capire leggendo l’articolo 54 della costituzione italiana, infatti, nessun politico ne sarebbe perfetto esecutore anzi…, l’articolo dichiara: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi…” e poi continua dicendoci che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. “Quanti politici veramente possono rientrare in queste frasi? In Italia ben pochi purtroppo! Questa totale sfiducia ha però portato un movimento di cittadini comuni e di ceto sociale medio, il vero popolo, a scalare pian piano il potere, con convinzione e passione, convincendo, con le sue giovani facce, moltissimi italiani. Il loro operato è ancora tutto da vedere e valutare ovviamente ma ciò che è piaciuto agli italiani è stata la loro totale aberrazione per la “vecchia politica” e per i nostri “vecchi politici” non cedendo a nessun compromesso, arrivando perfino a velati e seppur educati, insulti verso il loro operato e le loro persone, carcando una politica più di partecipazione, più democraticamente corretta. Molte sono state le giuste mosse che hanno portato il movimento, si sta parlando dei 5 stelle ovviamente, ad essere ad oggi il muro con cui si devono scontare tutti gli altri partiti. In occasione delle elezioni politiche del 2013 sil blog di Beppe Grillo, fondatore del movimento, fu pubblicato un post, non molto lungo ma chiaro e semplice dove rimarcava, in maniera comica come sempre fa Grillo, le loro posizioni intimando ai politici di arrendersi, di fare pubblica ammissione di colpa, di chiedere perdono agli italiani e che quest’ultimi non potevano più tollerare la loro presenza, che il loro tempo era finito, in pratica era come se si stesse rivolgendo a dei criminali colti in fallo e il popolo è la polizia che intima la resa. Cosa riusciranno a fare si vedrà col tempo e col tempo si vedrà anche la loro sincerità e competenza, per questo ormai basterà attendere. È certo però che il loro impegno è stato percepito e ha scosso molti italiani dal loro sonno, per un certo verso è stato un esempio. Tutti dovremmo impegnarci di più per migliorare e cambiare le cose, come dice Aristotele: “l’uomo è per natura un animale sociale e chi vive escluso dalla comunità è malvagio o è superiore all’uomo…”. Risulta evidente che abbiamo bisogno di vivere nella comunità più di quanto ammettiamo e che è quindi meglio se questa comunità è il più possibile armoniosa e curata. Aristotele infine ci dice anche che siamo gli unici ad avere il dono della parola che può mostrare l’utile e il dannoso, così come il giusto e l’ingiusto. Questo dovrebbe farci molto riflettere, sono queste caratteristiche che creano la società così come noi la conosciamo, il nostro saper discernere una cosa da un’altra a creare le regole morali e sociali, così come la parola può farci comunicare e metterci d’accordo o essere usata per creare rivalità, per stravolgere una storia in modo da tirare l’aqua al proprio mulino o per rabbonire le folle in cambio di voti. I politici sono esperti nell’uso della retorica e del populismo e l’italiano deve imparare nuovamente a discernere una cosa da un’altra, a leggere tra le righe e a intravedere il falso, la menzogna dietro la promessa. L’Italia deve di fatto riprendere la parola in mano, quella parola che Aristotele aveva già capito essere ciò che ci pone sul gradino più alto dell’evoluzione ma che se mal usata e mal interpretata, può condurre a un’involuzione della società.
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