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Tema svolto sulle diversità


All’interno della società contemporanea, grande spazio è riservato alle differenze ed alle discriminazioni nei confronti di individui, gruppi di persone o intere popolazioni e culture considerate “diverse” rispetto a ciò che viene descritto come “normale”. La domanda che ci si pone, di conseguenza, è “che cos’è la normalità?”; perché alcune persone sono banalmente considerate diverse se hanno un colore della pelle che non è come il mio, se credono in una religione e in un Dio che non è il mio, se hanno idee ed opinioni differenti dalle mie, se sono nati in un Paese con usi e costumi diversi dai miei? Perché non sono io, allora, il “diverso”? Ma soprattutto, perché bisogna discriminare e deridere, anche in modo violento, ciò che non è uguale a noi? Perché c’è come la necessità di fomentare l’odio verso il diverso, sottolineando le differenze? Perché, al contrario, conoscendole ed approfondendole, non ci si apre alle diversità, arricchendo ed ampliando la nostra cultura, guardando oltre il nostro piccolo mondo, apprendendo a convivere in modo pacifico e sereno?
Ma cos’è veramente il “diverso“? Con “diverso“, al giorno d’oggi, vengono considerati tutti coloro che non rispondono ai canoni della normalità da noi stabiliti e diffusi attraverso i mass-media, i governi ed il potere.
La normalità che possiede la maggior parte delle persone non può diventare l’unico modello per tutti, quello corretto e giusto; ognuno di noi deve imparare a relazionarsi con la normalità altrui, anche se ai nostri occhi appare diversa dalla nostra. Io penso che ciò che rende bello il nostro mondo è il fatto che siamo tutti diversi. Un mondo di uguali sarebbe terribile e si ritornerebbe ai totalitarismi che hanno caratterizzato l’Europa della prima metà del 1900, a quel nazismo crudele che uccide i deboli ed i diversi. Circa ottant’anni fa, precisamente il 17 novembre 1938, venivano promulgate le leggi razziali in Italia dal partito fascista di Benito Mussolini secondo le quali, per la difesa della razza italiana, erano necessarie disposizioni volte a discriminare la comunità ebraica in tutti i settori della società, attraverso persecuzioni e razzismo. E di razzismo si può parlare ancora oggi, essendo purtroppo sempre più diffuso all’interno della società, che si manifesta sotto diverse forme e comportamenti. Un semplice esempio è rappresentato dai cori dello stadio dei tifosi che, spesso con toni provocatori e minacciosi, scherniscono la squadra avversaria; un altro esempio si manifesta sottoforma di bullismo e violenza verso chi è più debole e malato; ancora, nei confronti di stranieri ed emigrati o di coloro che hanno orientamento sessuale diverso dal pensiero comune. In particolare, approfondendo questa problematica, è interessante ricordare che solamente a partire dal 1990 l’omosessualità non viene più considerata una malattia ma, nonostante ciò, numerose sono le persone che in televisione, nelle istituzioni e nella vita di tutti i giorni affermano il contrario. La diffusione di questo pensiero porta, però, a conseguenze pericolose, inducendo ad atti di omofobia fisica e verbale nei confronti di persone, magari anche solo apparentemente, “non eterosessuali“. All’interno della nostra società, coloro ritenuti diversi e contro natura, semplicemente perché amano o sono attratte da Una persona dello stesso sesso, subiscono forme di discriminazione e di pregiudizio in diversi contesti, come nelle scuole, nelle università, durante la ricerca di lavoro e nello stesso ambito lavorativo, venendo così isolati ed emarginati. “La diversità è una ricchezza”: al giorno d’oggi è una frase molto dibattuta e comune ma non è così facile comprenderla e condividerla; fa paura perché non siamo pronti ad affrontare il diverso, spesso associato ad un’idea dispregiativa e negativa. Per cercare di cambiare questa situazione si dovrebbe iniziare dalle basi, già dalla prima infanzia, attraverso l’importante ruolo della famiglia nel dare i giusti esempi e modelli ai propri figli, basati sul rispetto, sull’accettazione e comprensione del diverso. Inoltre, è fondamentale la collaborazione della scuola, altrettanto indispensabile per l’educazione, la formazione e la crescita dei bambini. Essa, oltre ad avere il compito di istruire futuri cittadini consapevoli e responsabili, deve anche essere in grado di diffondere l’importanza di una mentalità aperta alla diversità, di qualunque tipo essa sia. Penso che più i bambini sono piccoli, più è facile far loro capire la realtà con naturalezza e sono proprio loro, spesso a differenza di molti adulti, a non fare caso al diverso.
Sostengo che la strada per superare definitivamente il concetto di “diverso“ sia ancora molto lunga, nonostante si parli spesso di abbattimento delle barriere culturali, integrazione, apertura mentale ed eliminazione dei pregiudizi. Bisogna partire dalle nostre radici, da ciò che ci regola e ci caratterizza come cittadini e persone all’interno dello stesso Stato e della stessa comunità: la Costituzione. Un consiglio? L’attenta lettura dell’articolo 3 della nostra Costituzione, che afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“.
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