Concetti Chiave
- Storicamente, l'uomo ha considerato il mare come un limite alla propria capacità distruttiva, credendo nella sua invulnerabilità.
- Gli oceani coprono tre quarti della Terra, ma la loro produzione biologica è concentrata nelle acque costiere, cruciali per la pesca.
- Il 70% delle specie marine commestibili vive nelle acque costiere, aree che producono cibo in quantità significativamente superiore rispetto al mare aperto.
- L'inquinamento delle acque costiere e del mare aperto è in aumento, con milioni di tonnellate di rifiuti scaricati negli oceani ogni anno.
- La contaminazione da nafta ha causato danni significativi alle spiagge e alla vita marina, rappresentando una minaccia persistente.
Indice
La percezione storica del mare
Per tutto il corso della storia l’uomo ha ritenuto che la sua capacità di distruggere si arrestasse la dove comincia il mare e che da quel punto avesse inizio l’invincibilità della natura. Ancora nel 1951 la scrittrice e naturalista Rachel Carson, vedeva negli oceani un ultimo rifugio invulnerabile all’inquinamento.
La vulnerabilità dell’ambiente marino appare evidente se si pensa che, sebbene gli oceani comprano tre quarti della Terra, la loro produzione è massima nelle ricche acque delle piattaforme continentali, strette fasce di terra sottomarina che si accompagnano alle coste. L’80 per cento dei prodotti della pesca in acqua salata proviene da queste acque con bassi fondali che costituiscono solo una minuscola frazione della superficie totale del mare. Inoltre, quasi il 70 per cento dei pesci, dei molluschi e dei crostacei commestibili trascorrono una parte essenziale della loro vita in acque costiere, stagni salmastri o foci di fiumi, acque che producono alimenti in quantità 20 volte maggiore del mare aperto e sette volte maggiore di un campo di grano. Rompiamo la catena biologica in queste zone, distruggiamo la miriade di organismi dei fondali, inquiniamo le acque delle piattaforme continentali, e faremo sparire anche le zone vitali della pesca oceanica.
L'inquinamento del mare aperto
Mentre cresce l’inquinamento delle acque costiere, viene attaccato anche il mare aperto. Nel 1968 qualcosa come 48 milioni di tonnellate di rifiuti solidi furono portati al largo con chiatte e navi e scaricati nelle acque oceaniche degli Stati Uniti: 210 chili per ogni abitante. Questi rifiuti consistono in immondizie, residui di oli minerali, acidi industriali, pezzi di aerei, materiali radioattive.
L'impatto della nafta sulle spiagge
L’elenco delle località dove la nafta ha imbrattato spiagge, ucciso migliaia di uccelli e creato una persistente minaccia alla vita marina è gia molto lungo.
Domande da interrogazione
- Qual è la percezione storica dell'uomo riguardo al mare e alla sua invulnerabilità?
- Qual è la vulnerabilità dell'ambiente marino nonostante la sua vastità?
- Quali sono le conseguenze dell'inquinamento sulle acque costiere e aperte?
Storicamente, l'uomo ha ritenuto che la sua capacità di distruggere si fermasse dove inizia il mare, considerandolo un rifugio invulnerabile alla natura, come evidenziato dalla scrittrice Rachel Carson nel 1951.
Nonostante gli oceani coprano tre quarti della Terra, la loro produzione è massima nelle acque costiere, dove si concentra l'80% della pesca, evidenziando la fragilità di queste zone vitali per la vita marina.
L'inquinamento delle acque costiere e del mare aperto ha portato a gravi danni, come dimostrato dal rilascio di 48 milioni di tonnellate di rifiuti nel 1968, che ha compromesso la vita marina e le spiagge.