Tutor 35541 punti

un episodio della vita indimenticabile

Sono un ragazzo di 16 anni che frequenta il liceo scientifico Stanislao Cannizzaro e che ha una grande passione per il gioco degli scacchi sin da piccolo. Ricordo ancora quando mia sorella più grande tornava a casa la sera dopo che restava le ore al circolo scacchi Vitinia. Avevo sempre tanta curiosità di quel posto, non ci ero mai entrato, ma dal sorriso con cui tornava a casa mia sorella capivo che era un luogo meraviglioso. Ogni sera mi insegnava qualcosa di nuovo, regola dopo regola, e dopo pochi giorni già cominciavamo a fare le partite. Non ricordo quanti anni avevo di preciso, forse cinque o sei e mia sorella era già in quarta elementare. Piano piano cominciavo a capire di cosa si trattasse quel gioco e piano piano (anche con qualche aiuto di papà) riuscivo ad avere la meglio su di lei. Passarono due anni e finalmente in prima elementare entrai in quel posto enorme con tanta gente. Era una casetta di legno molto grande con tante sedie e tanti tavoli con sopra scacchiere e pezzi.

Il primo giorno non parlai con nessuno e dopo forse mezz’ora che stavo in piedi cominciai a fare una partita, ma non ricordo il mio avversario, ricordo solo che persi. I giorni successivi mi ci recai sempre con i miei amici delle elementari e finalmente mi sentivo a mio agio.
Da subito cominciai a vincere tornei minori e coppe di piccole dimensioni fino all’età di otto anni, quando feci il mio primo torneo provinciale giovanile under 8. Vinsi il torneo con il massimo punteggio e mi qualificai al campionato regionale nel quale arrivai secondo, sconfitto solo da un bambino dell’Abruzzo e quindi il campione regionale ero comunque io. Dopo un po’ di mesi andai nella regione per partecipare al campionato italiano a Courmayeur, una cittadina della Valle d’Aosta.

In quel campionato italiano feci 7 punti su nove e mi classificai secondo pur avendo pareggiato contro il primo che era proprio il bambino abruzzese. Ero comunque contentissimo del secondo posto al campionato italiano che mi fece qualificare al campionato mondiale, poiché il ragazzo abruzzese decise di fare il campionato europeo. Il campionato del mondo si svolse in Turchia e su 150 bambini da tutte le Nazioni io ero l’unico italiano. Il campionato fu mediocre e non andai benissimo ma solo aver partecipato è stata una grande soddisfazione.
Dopo anni e anni di secondi e terzi posti ai campionati italiani di scacchi a squadre capii che probabilmente il campionato del mondo fu il mio unico grande traguardo, perché i secondi e terzi posti vanno bene, ma se non arrivi mai primo forse capisci che qualcosa non va, forse non sei abbastanza forte, o abbastanza allenato.
Arriviamo però a maggio del 2017, quando con la squadra della scuola andiamo a fare l’ennesimo campionato italiano. Il campionato si svolse a Montesilvano, vicino Pescara ed eravamo circa 40 squadre formate da 4 giocatori ciascuna. Non partivamo come squadra favorita ma comunque potevamo battagliare per il podio. Le prime due partite le vincemmo, ma la terza beccammo la squadra più forte. Si sapeva già come andava, ma noi volevamo provarci lo stesso. Io riuscii e spuntare un pareggio con il componente della squadra avversaria più forte, miracoloso! Due miei compagni di squadra riuscirono a vincere con giocatori più forte e così vincemmo l’incontro contro tutte le aspettative! I turni successivi ci scontrammo contro squadre molto forti e riuscimmo a batterle tutte.

L’ultimo turno incontravamo una squadra mediocre e la squadra più forte che abbiamo battuto al terzo turno stava ad un punto sotto di noi, ci bastava un pareggio per aggiudicarci il titolo di campioni d’Italia. I miei due compagni riuscirono a vincere facilmente, io come al solito ho dovuto metterci tanto impegno, ma comunque il pareggio era agguantato. Eravamo Campioni d’Italia! Dopo poco anche il terzo nostro componente di squadra riuscì a vincere, quindi avevamo già vinto automaticamente.
Io persi la partita per un errore molto stupido, che si poteva evitare, ma in quel momento di quella partita mi importava poco. Io ero troppo felice e la mia mente stava ancora a pensare a quel pareggio clamoroso! Diedi un forte abbraccio al mio capitano, una donna bassina, rossa di capelli, sulla trentina a cui voglio un bene immenso e non potrò mai ringraziarla per il supporto che ci ha dato.
Insomma questa è la mia storia, diventare campione d’Italia non succede tutti i giorni ed è la gioia più grande della mia vita.

A cura di Tommaso

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