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Parlare è Agire: Malala Yousafzai, tema scaricato 22 volte

Malala Yousafzai è un’attivista pakistana che inizia la sua lotta per i diritti a soli undici anni, con la cura di un blog per la BBC nel quale combatte il regime talebano. Questo regime occupa militarmente il distretto di Swat, luogo di nascita di Malala, imponendo il radicalismo islamico e negando alle donne i loro diritti fondamentali. Per non aver accettato e, soprattutto, per aver combattuto attraverso il suo blog questa occupazione, nel 2012 Malala viene colpita alla testa da un proiettile talebano, mentre con l’autobus torna a casa da scuola. Sottoposta a molteplici interventi chirurgici e cure attente, Malala sopravvive e perdona il talebano che le ha sparato, iniziando in questo modo una campagna che promuove la pace in tutto il mondo e l’estrema necessità dell’applicazione dei diritti fondamentali, in particolare per quanto concerne l’istruzione dei bambini e delle bambine di tutto il mondo. È con questa campagna che Malala sfida l’ingiustizia, scrive un libro, riceve nel 2014 il Premio Nobel per la pace. È questo il coraggio che ancora oggi scarseggia nel mondo, lasciando posto all'omertà e al disinteresse. Dalle vicende tra i banchi di scuola al proliferare della mafia, qualunque essere umano può sperimentare questo atteggiamento comune: una denuncia sociale non viene mai completamente realizzata, non c’è mai un’accusa da parte di tutti, anzi, il vero problema è che coloro che accusano non rappresentano la maggioranza. Malala Yousafzai, pur essendo una sola voce, tuttavia, funge da stimolo per coloro che non stanno denunciando le indecenze del mondo ed il suo coraggio è di esempio per tutti noi. Nello specifico, la cultura, in questa società, è troppo importante per essere trascurata. L’istruzione non fornisce solo migliaia di insegnamenti da portare nel proprio bagaglio culturale, ma è anche una vera e propria forza, capace di proteggere l’individuo dal controllo altrui: l’ignoranza è da sempre il pane dei dittatori, di coloro che vivono ingannando, di chi sostiene posizioni radicali poco giustificabili. È quest’ultimo il caso dei talebani, che si limitano ad imporre una superiorità maschile che dovrebbe già essere stata superata da tempi antichi. Malala riesce a vedere oltre i suoi avversari (che lei non definisce affatto avversari), riesce a perdonare chi le ha sparato, riesce a scrivere un libro sulla sua storia, senza mai ritrattare una sola affermazione. Certo, per quanto potente, la voce di un essere umano da solo può avere difficoltà ad essere ascoltata, di fronte ad una tale estensione della mancanza di istruzione; sebbene i diritti siano sanciti sulla carta (Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989; Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948; vari articoli delle Costituzioni statali…), siamo perfettamente a conoscenza dello spazio che allontana queste dichiarazioni dalla realtà effettiva. È vero anche che in quei luoghi in cui le possibilità di istruzione abbondano, c’è un’estrema povertà di consapevolezza: anche, per esempio, in Italia, i giovani non sono coscienti del valore dell’istruzione, della ricchezza che possiedono, poiché quando un problema non tocca un determinato settore di persone, questo settore non è sensibile al problema stesso. Parlo dell’Italia perché è un esempio lampante. Basta semplicemente osservare il concorso di Miss Italia per capire quanto la cultura sia ultimamente passata in secondo piano rispetto ai dettagli futili della persona. Tuttavia parlare a lungo e ripetutamente di un problema, aumenta sicuramente il raggio e la portata dell’azione nei riguardi del problema stesso: Malala è riuscita ad ottenere un Premio Nobel tramite la sua insistenza, lei stessa dice che “un bambino, un insegnante, un libro ed una penna possono cambiare il mondo” e la verità di questa affermazione sta nel fatto che nessuno più di un bambino che frequenta la scuola dovrebbe conoscere la bellezza di imparare, di venire educato nel vero senso della parola e di essere felice con i propri coetanei, nessun rapporto è più fecondo ed essenziale del rapporto tra studente ed insegnante. Inoltre, i diritti messi su carta, sebbene non rispettati dappertutto, rappresentano un importante riconoscimento del problema, un grande passo in avanti e, soprattutto, un ostacolo all'avanzare della problematica. Malala affronta da sola una sfida tanto impegnativa, esponendosi ad un rischio immenso con un sorriso sempre presente, con un calore nella voce che non risulta attenuato nemmeno mentre parla del suo attentatore, con una determinazione ed un coraggio certamente esemplari per tutto il genere umano.

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