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L’inquinamento da radioattività

Siccome i rifiuti dei reattori contengono isotopi dotati di radioattività plu¬risecolare e plurimillenaria, il quesito che essi pongono riguarda i metodi più idonei a tenerli rigorosamente segregati dall’ambiente, con assoluta sicurezza per centinaia o migliaia di anni. Allo stato attuale delle cose, non esiste alcuna risposta persuasiva.
Una volta Edward D. David, parlando dei rifiuti radioattivi accumulati ne¬gli Stati Uniti — che nel 1970 ammontavano a qualcosa come 350.000 e più metri cubi — disse: « Si prova un senso di malessere al pensiero di un mal¬loppo velenoso che deve stare sotto terra, perfettamente sigillato, per venticinquemila anni prima che diventi inoffensivo ». Si tratta del parere di uno studioso che, anche nella reticenza, pare abbastanza eloquente.
Diversamente dalle ceneri prodotte dalle centrali elettriche convenzionali che usano combustibili fossili (carbone o nafta), i residui delle centrali elettronucleari, che usano combustibili fissili (uranio o plutonio) non si possono « buttare via ». Principalmente per due motivi. Perché contengono materiali estremamente pericolosi, dotati di forti cariche radioattive, e insieme materiali molto costosi: l’uranio non consumato nella fissione e il plutonio 239 che si forma nel reattore durante il bombardamento neutronico dell’uranio 238. Si tratta di combustibili fissili di grande valore economico che sarebbe un lusso gettare nel « bidone della spazzatura » e che, infatti, sono ricuperati in vista del loro reimpiego nei vari reattori.
I problemi posti dalla necessità di neutralizzare al cento per cento gli enormi quantitativi di rifiuti radioattivi sono diventati sempre più difficili. Molti Paesi scaricano nel mare i pericolosi sottoprodotti tossici dell’energia atomica. Negli Stati Uniti li hanno raccolti in cassoni di calcestruzzo seppelliti negli oceani, oppure in caverne, o sotto cupole saline, o in pozzi profondi. Ma chi garantisce che i contenitori calati sul fondo dei mari o sistemati in depositi terrestri rimarranno intatti all’infinito?
Ancora maggiore è il rischio di una fuga accidentale di materiale radioattivo dalle navi a propulsione nucleare, o dagli aeroplani che trasportano le bombe atomiche. Le conseguenze della contaminazione costituirebbero un pericolo senza precedenti per tutti gli organismi viventi in un sistema d’acqua dolce o negli oceani.
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