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L’inquinamento dell’aria

Il record dell’aria più inquinata d’Italia spetta, tra le città, a Milano: la capitale lombarda detiene un primato destinato a restare ancora per lungo tempo imbattuto.
Tra le regioni, invece, la palma dell’aria più avvelenata spetta al Piemonte.
I motivi di questa non invidiabile supremazia sono chiari: dopo l’allarme ecologico lanciato tre anni fa, una valanga di studi, relazioni, osservazioni ha chiarito in tutti gli aspetti la dinamica deH’inquinamento. Secondo Carlo Padovan, presidente di uno speciale gruppo di studio costituito dalla Associa¬zione termotecnica italiana, gli elementi che concorrono a uccidere l’aria sono, in ordine decrescente, i seguenti:
Impianti termici per uso domestico, pubblico e artigianale: i combustibili usati per far funzionare questi impianti liberano nell’aria 12 miliardi di tonnellate l’anno di anidride carbonica — per citare solo questa — il doppio di quanta ne libera la respirazione dei tre miliardi di uomini che oggi abitano la Terra.
Gli autoveicoli: i più accaniti divoratori di ossigeno che l’uomo abbia mai inventato. Basti pensare che percorrendo mille chilometri un’autovettura di media cilindrata consuma tanto ossigeno quanto un uomo adulto ne consuma in un anno e libera nell’aria, per giunta, una decina di gas diversi, la maggior parte cancerogeni. Una utilitaria che in un anno percorre 25 mila chilometri semina nell’aria 2 chili di piombo, quanto ne basterebbe, se respirato diretta- mente, per uccidere 4 mila persone.
Gli impianti industriali: primi tra tutti quelli che bruciano combustibili per produrre energia elettrica, perché lasciano sfuggire una notevole quantità di ceneri volanti (ossidi di zolfo). Vengono, successivamente, le industrie metal¬lurgiche, le fabbriche di carta, cellulosa e tessili artificiali, i cementifici, le raffinerie di petrolio.
Distruzione di rifiuti: è l’ultima voce indiziata di « reato di inquinamento dell’aria » e, tra le altre, la meno responsabile. Per un’unica ragione: che in Italia impianti di incenerimento dei rifiuti ne esistono pochissimi.
Tra le varie regioni d’Italia il Piemonte è quella in cui sono presenti in misura più massiccia i focolai di inquinamento: un milione di automobili, autobus e autocarri (uno ogni 3 abitanti e mezzo), 306 mila motociclette e ciclomotori; un’altissima attività industriale (con una popolazione che non raggiunge l'8% del totale nazionale, il Piemonte partecipa per l’11% alla formazione del reddito italiano); 164 abitanti per kmq con un reddito superiore del 40% alla media nazionale (e reddito elevato, è stato dimostrato, significa maggiore quantità di rifiuti, domestici e industriali); il 23% di tutte le macchine installate in Italia per la lavorazione dei metalli concentrate in Piemonte e, infine, la concentrazione delle industrie chimiche e della gomma. Contro tutto questo, a ricreare l’aria che l’uomo uccide giorno per giorno, ci sono 596 mila ettari di boschi.
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