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Il futuro come conseguenza del nostro impegno


Il futuro è ciò che verrà. Su di esso si fanno previsioni, ci si adopera perché sia come lo vorremmo, si accettano scommesse di vita.
Questo nella migliore delle ipotesi, perché ancora tanta gente non si adopera per costruire il futuro, ma aspetta che il futuro sopraggiunga come in una sfera di cristallo, in modo magico, senza impegno.
Eppure il futuro dipende dall’adoperarsi e dalle inadempienze di ciascuno di noi. Nessuno di noi può dirsi estraneo al futuro; nessuno di noi potrà lamentarsi domani per quello che gli accadrà, se non sarà stato attivo prima. In particolare, l’Europa, come ogni altro ideale, non si farà coi “se” e coi “mai”; o maglio, non si farà solo coi “se” e coi “mai”, che vanno bene quando si riflette, mentre bisogna pur sempre passare dalla riflessione all’azione, tenendo conto dei tempi, del ritmo del decidere e dell’agire, dell’impegnarsi nel costruire.
Certo, oggi è più che mai difficile pensare e agire, per l’Europa come per ogni altra cosa. Il futuro ci sfugge come un fiume che scorre sulla Terra, un pianeta fluttuante indeciso fra infinite orbite nello spazio cosmico, un messaggio di luce distante da noi tanti anni-luce nell’infinito da non poterci giungere se non quando saremo spenti noi stessi nella nostra effimera vita terrena e quella emittente luminosa ben più duratura del nostro io, seppure nemmeno essa eterna.
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