Giorgjo di Giorgjo
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Ecologia in letteratura: dal XVIII al XX secolo


Le Odi di Parini sono 22 “poesie d’occasione” composte in un ampio lasso di tempo che va dal 1758 al 1790, e nelle quali confluiscono la componente arcadica e quella illuministica, dando origine ad una sensibilità neoclassica. La Salubrità dell’aria, ode composta di nove strofe, fu letta da Parini nell’accademia dei Trasformati nel 1759 nel corso di pubbliche letture alle quali, secondo l’uso del tempo, era stato dato come tema l’aria. Il tema di fondo della poesia è, oltre l’ecologia, la contrapposizione tra città e campagna: Parini immagina inizialmente di tornare nei luoghi dove è cresciuto analizzando la configurazione e le condizioni climatiche del territorio. La seconda parte dell’opera è caratterizzata invece da un tono negativo, e descrive il clima malsano e le terribili condizioni igieniche di Milano. Questa è una città in cui regna il lusso e la vita degli umili viene rispettata.
E’ presente inoltre un fortissimo contrasto tra la colpa e l’innocenza. Il poeta afferma che la causa della degenerazione milanese è da additare alla ricerca del profitto privato, e contrappone a questo desiderio una concezione di vita produttiva ispirata ai criteri di bene pubblico. Nelle prime quattro strofe della poesia il poeta elogia la campagna che è spesso e volentieri coltivata dal contadino che con cura stabilisce cosa fare; il poeta si sofferma soprattutto sugli effetti dell’aria salubre ed in seguito parla delle condizioni climatiche e degli speculatori che estendono le coltivazioni di riso fino alla città. Nell’ottava strofa è presente una “deliziosa” contrapposizione tra i contadini delle risaie e quelli della Brianza, contrapposizione che mette in risalto una forma di malattia.
I risaioli sono poco energici, i brianzoli sono vispi; vengono poi messe in rilievo le posizioni dei fisiocratici. L’agricoltura è celebrata come un’attività naturale e viene distinta dall’agricoltura speculativa che vuole soltanto il profitto. Nell’agricoltura il poeta percepisce una sorta di sanità fisica: egli descrive infatti campi futili resi cari dalla fatica dei contadini. All’interno dell’ode viene ripreso un verso delle Georgiche Virgiliane: “O fortunati troppo agricoltori se conosceste i propri vantaggi”. L’aggettivo “innocento” richiama il clima della Brianza; la città di Milano viene definita superba (aggettivo che rappresenta una trasgressione all’ordine delle cose) e aggressiva.
In Inghilterra Charles Dickens, scrittore nato nel 1812, dedica ai problemi della civiltà moderna un’opera chiamata “Tempi difficili”: la città che viene descritta è l’immaginaria Coketown, letteralmente città del carbone. Questa appare come una città di mattoni rossi che però sono stati totalmente oscurati dal fumo; adesso i colori assomigliano al viso di un selvaggio. Città dalle lunghe ciminiere dalle quali si innalzavano serpenti di fumo che mai si srotolavano, Coketown era anche costituita da un canale nero e da un fiume che arrossavano di odori nauseabondi. Da blocchi di costruzioni proveniva il rumore del pistone che andava su e giù con monotonia: questo può essere paragonato ad un elefante impazzito. In Italia, dato il ritardo della letteratura industriale, la città viene per prima descritta da Svevo attraverso il protagonista di Una Vita, Alfonso Nitti. Il rifiuto della città è anche dovuto al fatto che Alfonso è un intellettuale. Nel primo libro delle Laudi “Maya”, del 1923, D’annunzio descrive una terribile città dove ci sono macchine che sorvegliano gli uomini; nel 1922 all’interno dei versi di “The west land” Elliott offre una visione spettrale di Londra. La folla di uomini che si muove ed inizia la sua giornata di lavoro è evocatrice dei dannati di Dante. Londra fa degli uomini dei morti viventi.
Andrea de Carlo nel 1989 pubblica “Due di due”, la storia di due giovani tra il 1968 e gli anni 80 circa le sofferenze dovuto alla scuola. L’incubo è la città di Milano, che, completamente avvolta dallo smog, esprime il rifiuto della società industriale.
In Italia l’incubo dell’inquinamento inizia a gravare nel 1950: ogni famiglia desidera infatti un frigorifero, un televisore e così via. Nel 1958 Italo Calvino scrive la Nuvola di smog. Il protagonista è un’intellettuale che giunge a Torino per lavorare per l’Epauci(Ente per la Purificazione dell'Atmosfera Urbana dei Centri Industriali): il primo impatto è angosciante. L’uomo non può toccare niente, tutto è sporco; la percezione di questo incubo si ha solo quando il protagonista sale in cima ad una collina ed osserva Torino completamente avvolta da una nuvola di smog. Inoltre scopre che il suo proprietario è proprio il proprietario dello smog: anche l’Epauci è coinvolto in questa faccenda. Il personaggio cerca una nuova immagine del mondo, che ne possa salvare la bellezza: si avvicina allora ad un operaio comunista, ma neanche in questo modo le ideologie basteranno a salvare il mondo dalla coltre di fumo. L’unica consolazione che il protagonista trova è l’immagine delle lavandaie che stendono il bucato immacolato sui prati alla periferia della città. “Questo non era molto, ma a me che cercavo un’immagine da tenere negli occhi, bastava”.
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