Ominide 12 punti

donne ieri e oggi

Donne ieri e oggi


La donna nella storia: Qualunque sia stato il periodo storico di riferimento, che si chiamasse Eva, Nilde o Madre Teresa, è sempre la donna, in maniera più o meno palese ad essere “protagonista” del suo tempo. Figura a volte nascosta, a volte oscurata, ma pur sempre presente e decisiva. Il cammino della donna nella storia è stato irto di ostacoli e ricchissimo di pregiudizi, ma proprio per questo, la sua lotta è stata ancora più ricca di grandi traguardi e importanti vittorie. Alla donna delle caverne, piano piano è entrata la donna dei grattacieli e della stanza dei bottoni. La donna di oggi che non solo porta le gonne ma anche e soprattutto i pantaloni. Il suo cammino è iniziato nella caverna, quando badava ai cuccioli, aiutava l’uomo nella sua sopravvivenza quotidiana, fatta di cibo e lavoro.
Nelle civiltà arcaiche il matriarcato era potentissimo, la donna era regina nella famiglia e nella comunità, potente perché generava la vita. L’economia della casa era nelle sue mani e l’uomo delegava a lei tutta l’organizzazione familiare.
Nella Grecia dei primi grandi filosofi il ruolo della donna cambia radicalmente, nonostante la Grecia sia considerata la culla della sapienza antica. La donna era ignorante, è considerata un essere inferiore e fino alla morte soggetta alla tutela prima del padre e poi del marito. Secondo Euripide, “La donna non è ignorante, ma è anche il peggiore dei mali. Per Platone, per lei non c’era posto, in una buona organizzazione sociale.Aristotele la considerò invece difettosa e incompleta.
Secondo Pitagora la donna era figlia del principio e generò il caos e le tenebre. A Roma la condizione della donna non era molto diversa, rimaneva un’irresponsabile, un’ essere inferiore ed eventuale infedeltà da parte sua poteva essere punita con la morte. Sorte diversa toccava invece alle matrone. La matrona aveva grande importanza nella vita familiare: si occupava dell’educazione dei figli e con il passare del tempo la sua presenza cominciò ad essere più assidua nella vita sociale. Le mogli dei grandi imperatori erano artefici della vita politica, mettendone la trama nell’ombra. La matrona era potente e libera.
Nel Medioevo, la donna viene vista in due modi nettamente opposti: angelico e spirituale o stregonesco e maligno. Nella donna si incarnano infatti il bene e il male, la donna viene nuovamente a perdere il suo potere, relegata ancora una volta al ruolo di madre e moglie, piegata ancora una volta al potere dell’uomo. Il Seicento nutre grandi paure nei confronti dell’universo femminile, contro le donne iniziano vere persecuzioni e molte di loro finiscono sul rogo, accusate di stregoneria. Streghe, erano considerate infatti tutte le donne che decidevano di ribellarsi al potere dell’uomo e alle regole della società. Le altre si sposavano o entravano in convento. Tale situazione dura anche per tutto il settecento, dove unico fine dell’universo femminile, era “accasarsi” al meglio. Per trovare un principio di modernità di deve arrivare all’Ottocento, la donna torna alla ribalta soprattutto come lavoratrice. La sua forza lavoro da sempre esistita nella storia, ma non sempre riconosciuta, comincia ora ad avere un importante peso in piena società industriale, soprattutto da un punto di vista economico e produttivo. Comincia ora l’imponente lotta della donna di oggi per il riconoscimento dei diritti legati al suo essere un “soggetto sociale”. La donna oggi è lavoratrice e cittadina, non può più quindi sottostare al potere dell’uomo, marito o padre che siano. Per molto tempo il lavoro della donna è stato considerato subordinato a quello dell’uomo e finalizzato ad esso, nonostante la parità tra loro fosse anche sancita anche dalla Costituzione italiana. Stranamente nella concretizzazione di tale principio, la maternità, che anticamente aveva reso la donna potente, perché generatrice di vita, nella società industriale la rese vulnerabile, perché la impedisce per lungo tempo nello svolgimento di qualsiasi lavoro.
La maternità non è più, quindi l’essenza stessa dell’essere donna, ma, un’ulteriore carico, che rende ancora più complicata e problematica la sua vita. Iniziano grandi manifestazioni di piazza, le prime organizzazioni riconosciute nella lotta dei diritti della donna. La società, l’uomo in particolare non è pronto alla presenza di un’altra protagonista. La scena non gli appartiene più in maniera esclusiva, ed ecco allora che iniziano le ingiustizie e lo sfruttamento esasperato, come dimostrato dalle morti di New York, durante lo sciopero del 1908. Tutto il mondo diventa scenario di lotta delle donne, stiamo parlando dell’India, come della Cina, come dell’Africa. Gli anni di fine Novecento, sono stati gli anni del femminismo, del rigetto dei valori tradizionali, quali la famiglia, e la maternità, perché nemici della nuova donna. Quella che sta lottando per la propria affermazione, è una donna offesa, e quindi arrabbiata, la sua è ancora una posizione estrema che non ha ancora raggiunto il suo punto di equilibrio. Dovrà passare ancora qualche decennio affinché la donna diventi più consapevole, più equilibrata e sappia quindi, rimettere insieme i suoi valori tradizionali e il suo nuovo ruolo nella società. La donna di oggi riesce ad essere lo specchio del passato, ma anche la proiezione nel futuro. La donna Manager, la donna presidente del consiglio, la donna presidente della Repubblica, la donna presidente di confindustria, non è un risultato occasionale, ma la resultante su una guerra fatta di tante battaglie vinte e altrettante perse, ma che alla fine ha portato la donna all’apice della piramide.
Hai bisogno di aiuto in Temi di Italiano Svolti?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email