Concetti Chiave
- Colombo salpa da Palos con 90 uomini su tre navi: la Nina, la Pinta e la Santa Maria, per esplorare l'oceano senza una meta precisa.
- Le Isole Canarie sono state una sosta strategica per rifornire le navi e sfruttare i venti alisei per la traversata verso ovest.
- Il mar di Sargassi presenta difficoltà con la mancanza di vento e un mare pieno di alghe, causando momenti di tensione tra l'equipaggio.
- Il 7 ottobre 1492, Colombo avvista una striscia di terra e spera di aver raggiunto il Giappone, provando grande gioia per la scoperta.
- Colombo sbarca e incontra gli Indios, scambiando oggetti per oro, ma alcuni marinai commettono atti violenti che portano a gravi conseguenze.
Partenza da Palos
Oggi sono salpato dal porto di Palos, in Spagna, con 90 uomini imbarcati su 2 caravelle e una nave più grande, che mi erano state prestate da Ferdinando D’Aragona e Isabella di Castiglia: la Nina (“Bambina”), la Pinta (“Colorata”) e la Santa Maria.La caravella è una nuova imbarcazione piccola e veloce studiata per la traversata oceanica, è dotata di vele quadrate per la navigazione con vento a favore e di una nuova vela triangolare di poppa per sfruttare anche il vento contrario. Durante la scelta del mio equipaggio, sono andato perfino nelle prigioni, in cerca di uomini disposti a navigare per mesi e mesi in un oceano ancora inesplorato e non avendo una meta precisa. Infatti tra il mio equipaggio ci sono 3 prigionieri a cui verrà scontata la pena per essersi imbarcati sulle mie navi, e anche un notaio di corte per annotare tutti gli avvenimenti e confermare le mie future scoperte.
Sosta alle Canarie
In questo giorno abbiamo fatto sosta alle Isole Canarie, a ovest del grande continente africano. Qui io e i miei marinai abbiamo mangiato frutta e verdura fresca e abbiamo caricato le tre navi di altri prodotti gustosi.
Questa sosta non è stata inutile, ma è stata studiata appositamente per poi riuscire ad inserirsi nella coda dei venti alisei che soffiano verso ovest.
Le mie tre navi salpano dalle Isole Canarie dopo un mese di sosta; procediamo in linea retta seguendo approssimativamente il 28° parallelo.
Per ora nell’oceano troviamo mare bello e vento costante.
Difficoltà nel mar di Sargassi
Oggi io e la mia piccola flotta abbiamo raggiunto il mar di Sargassi, qui il vento è improvvisamente sparito, ora purtroppo la navigazione si fa molto più faticosa, anche perché l’oceano è sempre più pieno di alghe, tanto da sembrare una palude. Proprio per questo motivo oggi i miei marinai hanno tentato l’ammutinamento per la paura di essersi smarriti, ma io sono riuscito a fermarli dicendo loro che senza di me non sarebbero riusciti a tornare in patria, perché non conoscevano i miei calcoli e se anche ci fossero riusciti, una volta arrivati i reali li avrebbero condannati a morte. Riuscii, così, a riportare ordine tra l’equipaggio, ma anch’io a questo punto incomincio a dubitare dei miei calcoli perché secondo i miei studi avrei già dovuto vedere Cipango, il Giappone.
Avvistamento di terra
7 ottobre 1492
Ho dato ordine alle mie navi di virare verso sud per seguire uno stormo di uccelli che, spero, mi conducerà alla meta: le Indie.
La notte un marinaio della Pinta avvista un banco di sabbia all’orizzonte e tutti speriamo nella buona notizia.
Anche se non dovrei dirlo perché questo in realtà è un diario di bordo, lo dico lo stesso, sono veramente felice perché ormai tutti siamo certi che quella striscia di terra, che si profila all’orizzonte dopo la secca sia il Giappone e siamo dunque arrivati sulla terra ferma.
Incontro con gli Indios
In questo giorno, accompagnato dai miei capitani, e preceduto dalla bandiera di Sua Maestà cattolica, sono sbarcato sulla terra e, in presenza del notaio, ho preso possesso della spiaggia; sono accorsi subito degli uomini vestiti con pochi stracci, che ho definito Indios. Abbiamo, poi, donato loro oggetti di poco valore come campanellini e specchietti in cambio di oro. In seguito ho scritto una lettera ai re di Spagna per metterli al corrente della mia scoperta.
Oggi abbiamo ripreso la navigazione approdando in un’isola che gli indigeni definiscono Cuba, subito ho pensato che il nome richiamasse Cipango. Ho dato ordine a un capitano di inoltrarsi nella foresta con una lettera per il Gran Khan.
Gli Indios si dimostrarono festosi ed affettuosi nei nostri confronti. Mentre mi accingevo al rientro in Spagna una truppa di 39 marinai ha rapito e offeso alcune donne indigene, quindi i marinai in pochi giorni vennero sterminati.
Domande da interrogazione
- Quali navi ha utilizzato per il suo viaggio e quali sono le loro caratteristiche?
- Qual è stata la strategia durante la sosta alle Isole Canarie?
- Quali difficoltà ha affrontato nel mar di Sargassi?
- Cosa ha portato alla convinzione di aver raggiunto la terraferma?
- Come si è svolto il primo incontro con gli Indios?
Ha salpato con due caravelle, la Nina e la Pinta, e una nave più grande, la Santa Maria. Le caravelle sono piccole e veloci, progettate per la navigazione oceanica, con vele quadrate e una vela triangolare di poppa per sfruttare il vento.
La sosta alle Isole Canarie è stata pianificata per rifornire le navi di frutta e verdura fresca e per inserirsi nella coda dei venti alisei che soffiano verso ovest, facilitando così la navigazione.
Nel mar di Sargassi ha incontrato l'assenza di vento e un oceano pieno di alghe, che ha reso la navigazione faticosa e ha portato a tentativi di ammutinamento tra i marinai, che temevano di essersi smarriti.
Il 7 ottobre 1492, un marinaio della Pinta ha avvistato un banco di sabbia all'orizzonte, portando l'equipaggio a credere di aver finalmente raggiunto il Giappone, generando grande felicità tra i membri della flotta.
Durante il primo incontro, ha preso possesso della spiaggia in presenza del notaio e ha scambiato oggetti di poco valore con gli Indios in cambio di oro. Gli indigeni si sono mostrati festosi e affettuosi, ma successivamente ci sono stati episodi di violenza da parte di alcuni marinai.