Il cuore conosce ragioni che la ragione non comprende


Pensando al significato espresso in questa massima dell’illustre Blaise Pascal, non posso che concordare con il concetto da lui enunciato. L’interpretazione del periodo non è probabilmente univoca, e allude ad argomenti che spaziano enormemente fra loro. Da quelli considerabili più semplici come amore e passione, sentimenti contrastanti con ragione e pensiero esclusivamente logico, a divario fra fede e scienza e istinto animale e irrazionalità con il suo esatto opposto. Mi affascinano tutti i temi trattabili, chi più chi meno, ma quello che sento più vicino alle mie corde è certamente il primo. Non perché abbia provato sulla mia stessa pelle tali sensazioni, ma, essendo un grande appassionato di cultura pop degli ultimi anni, ci sono stati mezzi di comunicazione recenti che hanno analizzato l’argomento e mi hanno permesso di formare un mio personale pensiero su esso.
Uno dei miei mezzi di intrattenimento preferito sono i videogiochi o, come piace definirli ad una buona nicchia di consumatori, “opere multimediali interattive”, che fanno appunto dell’interazione con il mondo virtuale, costruito da designer, programmatori e disegnatori la propria fonte di espressione emotiva. Vi è stato uno di questi prodotti in particolare che, nel giugno del 2013, ha segnato in modo indelebile il mio “spirito da videogiocatore”.
In “The Last of Us”, questo il nome del gioco, viene raccontata la storia di un contesto post-apocalittico, che grazie soprattutto alla cinematografia degli ultimi quarant’anni, è entrato nell’immaginario collettivo. L’opera creata riesce a fondere perfettamente elementi tipici del videogame con ben girate sequenze filmiche, narrandoci di un mondo sconvolto da un parassita, il Cordyceps, in grado di annullare ogni pensiero logico dell’essere umano, trasformando l’intero organismo in non più che un animale guidato solo dall’istinto. La storia si concentra però sul rapporto fra i personaggi, sul modo in cui gli esseri umani ancora sani siano diventati quasi peggiori degli stessi infettati, nel modo in cui uccidere per un pezzo di pane sia diventata un azione quotidiana compiuta dai tanti predoni che non fanno altro che salvaguardare il proprio bene personale. Protagonisti della vicenda sono Joel, un anziano antieroe sopravvissuto al mondo prima della rovina sconvolto ancora dopo anni dalla morte della figlia per mano di un militare subito dopo lo scoppio dell’infezione, costretto a scortare una ragazzina quattordicenne immune alla minaccia del parassita, di nome Ellie, nata dopo la catastrofe fino al rifugio di un’organizzazione che potrebbe trovare una cura per salvare la specie. Durante il viaggio vengono quindi messe due intere generazioni a confronto, mostrando il declino dell’essere umano stesso, la sua ira ed il suo disinteressato egoismo, ma soprattutto concentrandosi su una sorta di rapporto padre-figlia che si sviluppa egregiamente fra i due personaggi principali. L’uomo, già maturo, svolge la funzione di mentore per la ragazza, incitandola a perseverare, a trovare una ragione per continuare a lottare, ma questa è al contempo indispensabile a lui, dandogli una ragione per continuare ad avanzare in questa ambientazione fredda e paradossale. E’ nel finale che l’intera relazione raggiunge il suo apice. Si scopre infatti che l’unico modo per sviluppare una cura che contrasti il virus prevede l’uccisione, seppur priva di dolore, della ragazza immune. La mente di Joel viaggia in senso diametralmente opposto rispetto a quello che tutti si aspetterebbero come ragionevole e etico. Non può lasciare che il suo percorso di redenzione resti incompiuto, non può vedere un'altra “figlia” morire fra le sue braccia senza non poter alzare un dito. Irrompe nel laboratorio e scappa con Ellie, uccidendo il capo dell’organizzazione, che altrimenti li “inseguirebbe”, come dice lui stesso. Una volta lontani da quel luogo, Joel racconta alla giovane che tutto il viaggio non è servito a nulla, poiché si era deciso di rinunciare alla ricerca della soluzione, e quindi a una cura. Si svolge quindi una delle sequenza per me più memorabili nell’intera storia del media, in cui Ellie domanda a Joel se tutto ciò che le è stato raccontato degli eventi precedenti sia vero o nient’altro che una bugia. L’anziano, mentendo amorevolmente, risponde di sì, giurandoglielo. Tutto si chiude in una sequenza che mostra la protagonista quasi in lacrime. Capisce infatti che il suo
“padre adottivo” ha mentito, e capisce anche che lei è tanto importante per lui quanto Joel stesso per lei. In quel momento, le emozioni dei personaggi vengono condensate in una singola inquadratura, dove metabolizzando tutto quello che ci è stato proposto in precedenza, comprendiamo il messaggio dell’opera. I rapporti più stretti con le persone a noi vicine superano i concetti logici ed etici generali, e che il singolo uomo è in grado di legarsi indissolubilmente ad un'altra persona, accantonando tutto il resto, inclusa l’umanità stessa, corrotta e che corrompe chiunque viva in essa.
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