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La crisi del Trecento: cause e conseguenze


A partire dall’anno Mille cominciò una fase di sviluppo, che toccò quasi tutti i settori dell’economia. Questo periodo si concluse già nel Duecento: la popolazione presente era di gran lunga superiore alle risorse a disposizione e questo causò forti carestie, che furono alla base della crisi del Trecento.
A metà del Trecento l’Europa si trovava in una situazione di crisi totale che portò a un crollo sia finanziario che agricolo, sia demografico che manufatturiero, il tutto peggiorato anche dal cambiamento climatico, che portò a una piccola glaciazione. Ci furono anche molti istituti finanziari che dichiararono bancarotta. Questa condizione di precarietà della popolazione si aggravò con la diffusione delle epidemie, in particolare la peste. A causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie presenti nelle città, essa si diffuse ancor di più: il contagio aumentò, talmente tanto che solo trovarsi vicino ai cadaveri colpiti dalla peste portava al contagio diretto. Ciò portò a una diminuzione della popolazione, che fu in parte positivo, in quanto ora le poche risorse presenti erano abbastanza per soddisfare i bisogni delle persone. In molte regioni vennero incolpati gli ebrei del contagio. Una volta che la peste cessò di provocare vittime, non fu facile ritrovare però una stabilità nei Paesi. Le guerre in territorio europeo continuarono ad essere presenti, causando molte perdite e condizioni pessime per coloro che abitavano nei territori attaccati. La guerra più significativa fu la Guerra dei Cent’anni, iniziata nel 1337 e combattutasi tra Francia e Inghilterra su territorio francese. Tuttavia i danni da essa provocati ebbero gravi conseguenze anche in Inghilterra: un secolo di guerre, saccheggi, arruolamenti di truppe e pesanti battaglie aveva portato un clima di illegalità sull’isola, tra i civili e nella nobiltà inglese, anche una volta che la guerra finì, nel 1453. Questa situazione portò a molte rivolte, soprattutto da parte dei contadini, la maggior parte della popolazione. Essi fondarono anche dei movimenti religiosi, come ad esempio i lollardi di Wycliffe, che contestavano alla chiesa di esercitare qualsiasi potere riguardante l’economia. Anche i due poteri universali, della chiesa e dell’impero, vennero investiti da una profonda crisi: la cattività Avignonese e lo scisma d’Oriente ne sono due esempi per quanto riguarda la chiesa. Il governo dell’impero era invece conteso fra gli Asburgo e i Baviera. Nel Concilio di Costanza venne riaffermato il potere del papa, che portò alla posizione della chiesa di mediatrice per quanto riguarda i conflitti internazionali. Il potere temporale andò poi nelle mani degli Asburgo.
La crisi portò allo spopolamento dei centri più abitati e alla nascita di altre rivolte sociali, come le jacquerie in Francia, e i movimenti ereticali, contro coloro che si opponevano alla chiesa. Aumentò anche la discriminazione contro gli ebrei, in quanto, come abbiamo già detto, vennero incolpati del contagio della peste. Però, vi furono anche molti mutamenti sociali positivi e anche in campo economico: l’agricoltura si modernizzò e i territori abbandonati vennero comprati da coloro che possedevano grossi capitali, per essere nuovamente coltivati.
Questa crisi ha quindi portato molta sofferenza a coloro che l’hanno vissuta e ai territori colpiti, ma è alla base dei successivi sviluppi in campo culturale, economico e anche sociale che si verificarono già dal secolo successivo.
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