Ominide 316 punti

Il motore del mondo, l’amicizia

Prima di affrontare un argomento così delicato e complicato, ci si deve interrogare sull’effettivo significato del termine amicizia; sommariamente la si può identificare come un rapporto di reciproco affetto, costante e operoso, tra persona e persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri, oppure la si può far risalire al trattato ‘De Amicitia’ di Cicerone del primo secolo a.C, nel quale egli affermava che l’amicizia non fosse altro che un’intesa tra il divino e l’umano congiunta a un profondo affetto e che ritraesse il più grande dono degli dei all’uomo.
Sarebbe bello capire se al giorno d’oggi una parola di così elevato spessore psicologico contenga in sé ancora il suo significato originario, o se l’ha perso a causa del contesto globale nel quale si trova, “a suo malgrado”. Non si può evitare di usare un’accezione negativa per il suddetto contesto: l’amicizia ha ormai perso il suo significato e forse ciò è da imputare allo stesso soggetto che ha definito la parola di cui stiamo discutendo, l’uomo.

Amicizia vuol dire creare un legame, ma non di quelli che si vengono a creare grazie al lavoro, o alla scuola, o ai conoscenti, è un legame che va sudato e cercato. L’autore de ‘Il piccolo principe’, Antoine de Saint Exupery, fa notare come anche la parola addomesticare, significhi creare legami; proprio questo spunto permette di far capire cosa è diventato questo sentimento: l’amicizia è veramente tale se non c’è un interesse reciproco, se è assente il tentativo di addomesticare l’altro per un inutile scopo personale. “Esiste ancora l’amicizia nel mondo contemporaneo? Ad una prima osservazione sembrerebbe di no”; credo che la domanda-risposta dello scrittore Alberoni non sorta recentemente (ben 26 anni fa), sia più che lecita e che rappresenti la prova del fatto che ogni tratto umano della parola è oramai sparito. Se solo il mondo capisse su cosa concentrarsi fondamentalmente nella propria vita, probabilmente l’uomo tornerebbe ai coffeehouses dell’Inghilterra illuminista, dove ritrovarsi allo stesso posto e alla stessa ora era quasi un obbligo morale dell’individuo, indipendentemente dalla natura dei motivi di incontro.
Un altro fattore che ha contribuito all’estremizzazione dell’amicizia è la tecnologia. Il computer, la televisione, gli smartphones e tutto ciò che ci tiene per così dire relegati in casa con la testa bassa, ha contribuito al suddetto processo. Vengono in aiuto le affermazioni di Franceschini nell’articolo della Repubblica sostenuto dalle parole del Sunday Times del 2006 “… l’aumento delle ore lavorative e l’avvento di Internet come compagno inseparabile del tempo libero hanno creato una generazione di giovani uomini quasi privi di autentici amici…”. Tutti i contatti personali, la possibilità di scambiarsi uno sguardo, una smorfia, la possibilità di capirsi al volo, di innamorarsi a prima vista, sono in procinto di svanire, di polverizzarsi e scompariranno del tutto se il mondo intero continua con questo passo. Tutto ciò è da attribuire ad una piccola parte dell’immenso che ci offre la tecnologia: quello che è all’interno dei nostri schermi piatti, i social network.
Questi ultimi sono i veri antagonisti del rapporto umano: come dice Maria Laura Rodotà, nell’articolo di giornale della Repubblica ‘L’amicizia svuotata nell’era di Facebook’
<<L’amicizia al tempo di Facebook: non più una frequentazione continua fatta di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene si sono visti due volte>>.
L’uomo è diventato un soggetto passivo seguendo e tenendo per buono ogni cosa che la società tecnologica gli propina, o gli somministra per tenerlo a bada o, in accezione molto negativa, addomesticarlo, come precedentemente detto, per renderlo innocuo e privo di potere; un individuo che non è in grado di essere critico e che non è capace di rapportarsi con gli altri, fisicamente parlando, non potrà mai insorgere contro chi dice di garantire i suoi diritti naturali ma che in realtà non difende un bel niente: come sosteneva John Locke nei suoi ‘Due trattati sul Governo’, è lecito che il cittadino si ribelli quando lo stato non garantisce la difesa dei suoi diritti inviolabili e inalienabili. Si dovrebbe ritornare a vivere la vita e l’amicizia, allo stesso modo di come veniva descritta da Alessandro Manzoni nella sua più grande e famosa opera: “Sei proprio tu! Disse l’amico quando furon vicini… E dopo un’assenza di forse due anni, si trovarono a un tratto molto più amici di quello che avesser mai saputo d’essere…”.
In conclusione ognuno di noi dovrebbe cercare di rivalutare il significato di questo sentimento, che forse tiene conto di una delle caratteristiche più umane dell’uomo: la complicità.
Essere amici vuol dire essere complici, “L’amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce” come ripete Bacone, perciò che l’amicizia ritorni ad essere il motore del mondo, il motore della mente dell’uomo.

Hai bisogno di aiuto in Saggi brevi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità