Ominide 203 punti

Non fiori, ma pari opportunità


Da decenni le donne lottano per l’indipendenza, la parità dei sessi e per ottenere gli stessi diritti dell’uomo, ma, nonostante nella teoria questa uguaglianza sia stata raggiunta attraverso l’art.3 della nostra Costituzione, nella pratica il corpo femminile è ancora oggetto di mercificazione e quasi mai la donna viene considerata per le proprie capacità.
“Se sei bella non puoi essere anche intelligente” è il pensiero di molti uomini, e purtroppo anche di molte donne, un pensiero che ormai è stato interiorizzato. Perché? Attraverso la messa in scena di immagini pubblicitarie, dove il corpo della donna è presente solo per attirare l’attenzione del pubblico su un determinato prodotto, rende la donna un oggetto da esposizione. L’indagine Censis per “Women and Media in Europe” dichiara che le donne nel mondo dello spettacolo ricoprono soprattutto ruoli di attrici (56,3%), cantanti (25%) e modelle (20%); mentre nel 58% dei casi il conduttore di trasmissioni di intrattenimento è uomo, alla donna spettano costumi di scena audaci (36,9%) e inquadrature voyeuristiche (30%). Inoltre, a incrementare questo pensiero è un’ideologia retrograda che negli anni Sessanta e Settanta con la cultura dell’uguaglianza e dei diritti si è provato a sradicare, ma inutilmente, come dichiara M. Marzano nel libro “Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne”. Per fare carriera nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento la donna deve essere necessariamente bella e rispettare i canoni della società: infatti le donne anziane sono pressoché invisibili (4,8%) e le donne disabili praticamente inesistenti. I temi a cui la donna viene più spesso associata sono spettacolo e moda (31,5%), violenza fisica (14,2%) e quasi mai politica (4,8%) o realizzazione professionale (2%). Non solo nel mondo dello spettacolo, ma anche nella vita di tutti i giorni la donna è considerata inferiore agi uomini, basta paragonare gli stipendi di un uomo e una donna con lo stesso ruolo lavorativo: lo stipendio della donna sarà nella maggior parte dei casi minore, raramente pari e mai superiore, inoltre difficilmente si vedono donne ai piani alti di un’azienda. Addirittura la convinzione di molti è che la donna dovrebbe rimanere a casa a badare ai figli mentre l’uomo va a lavorare e guadagna da vivere per tutti, perché per la donna sarebbe impossibile conciliare famiglia e carriera. Vale la pena lavorare 8 ore al giorno per uno stipendio che non rispecchia le proprie capacità, per poi tornare a casa e continuare a lavorare prendendosi cura di casa e famiglia nel nome della la parità e l’indipendenza? Questa è l’ovvia domanda posta da M.G. Meda in “La Repubblica delle Donne”, e la risposta è sì: bisogna sradicare dalla società questo tradizionalismo e pensare che anche l’uomo può prendersi cura della casa mentre la donna può ambire a fare carriera nei piani alti delle aziende, senza dipendere dal proprio compagno, grazie alle proprie capacità e non solo per l’aspetto esteriore. Le donne devono darsi da fare il doppio degli uomini per ottenere forse la metà di ciò che a loro è concesso senza il minimo sforzo, ma questo non deve demoralizzare e anzi, è l’occasione per imporsi e dimostrare che la donna è e deve essere considerata allo stesso livello di un uomo. Bisogna fare in modo che ciò per cui la donna ha lottato per anni e finalmente concesso nella Costituzione sia realmente attuato, ma non sarà possibile finché il mondo dello spettacolo sfrutterà le donne utilizzandole come merce e finché ci saranno donne disposte a farsi usare dimenticando ciò per cui si è sempre lottato e mandando in fumo tutte le conquiste femminili dei decenni precedenti.
Hai bisogno di aiuto in Saggi brevi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email