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“Cortese” è un’aggettivo che non ha un unico significato; nella prima accezione significa letteralmente: “colui che prova cortesia; civile, urbano, garbato”. Nel secondo significato, prettamente letterario, l’aggettivo in questione deriva dalla “corte” del sovrano durante il feudalesimo, ed indica l’insieme di comportamenti ideali dell’uomo a quel tempo,. Gentilezza, nobiltà, raffinatezza, educazione, buoni costumi e generosità rientrano nell’ottica di un modello di linguaggio quotidiano. Comportamento e perfezione si a allievo spirituale che culturale. La cultura cortese che si si diffuse in Europa tra l’XI e il XIII secolo è di tipo cavalleresco. I cavalieri erano sia figli non primogeniti dei signori si uomini al servizio dei feudatari. La cultura cavalleresca esaltava e premiava le virtù dimostrate in guerra la forza, la fedeltà, la lealtà, le virtù spirituali, la nobiltà d’animo, la gentilezza, la fede nella chiesa, ma sopratutto la difesa della donna e dei deboli.

Quindi attorno al cavaliere e alla sua figura si afferma un’ideale incentrato sulle avventure e sulla ricerca. Compaiono i primi esempi di cavaliere-poeta, con i quali la figura femminile viene rivalutata; infatti, se prima era visto come l’incarnazione del male con la cultura cortese si afferma il rispetto per la donna e le si attribuisce virtù nobile da qui il corteggiamento divento un atto rituale, l’innamoramento si sottomette quasi totalmente alla donna amata, offrendole un “servizio d’amore” ovvero lodi e devozione e chiedendole in cambio uno sguardo, un alluso e in alcuni casi un saluto corrisposto.
L’amore nella cultura sostiene e scorrevole l’ordine esistente; sospinte poiché rispetta l gerarchia feudale, sconvolge poiché il più delle volte la donna tanto amata è la moglie del signore di cui si è al servizio. Al cavaliere vengono concessi alla donna onore, rispetto, protezione e la “promozione “ da cavaliere a cavaliere-poeta.
L’amore figura anche due generi letterali della cultura cortese; lirica e romanzo, diventando motivo di trattati scientifici, morali e filosofici. Il trattato ad oggi più noto e il “ De Amore “ di Andrea Cappellano, scritto il lingua latina tra il 1174 e il 1204 e tradotto nei vari volgari parlati. In euro questo tratto è suddiviso in tre libri e ha due obiettivi principali: offre al lettore le regole di comportamento amoroso e dare una definizione dell’amore perfetto.
Andrea Cappellano tramanda attraverso la sue opera i dodici principali comandanti d’amore che prescrivono genialità, come indicato dal primo comandamento “La lealtà è la cavillare d’amore, esplicato ne settimo comandato, sig. gli insegnanti della donne e legato sempre alla cavalieri d’amore”. Oltre all’elenco delle norme e dei comportamenti da tenere Cappellano scrive il suo trattato paladino anche di fini pedagogici: egli infatti vuole educare gli innamorati ad un determinato codice comportamentale, nonostante la lealtà storica in cui vengono dettati i comandamenti d’amore, sia molto differente dl mondo attuale in cui l’idea che innamoro sia necessarie sia necessarie delle regole in come legge fissa e statica ma come giuda ia comportamenti.

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