L'uomo aveva paura della stampa?


Come mai i primi testi furono stampati con i caratteri mobili solo cinquant'anni dopo la loro invenzione?
Questa domanda probabilmente trova risposta nei caratteri del tardo Quattrocento, quando la cultura Umanistica è protagonista: tutto s'incentra sulla vita terrena, sulla filologia, sull'homo faber e su una nuova concezione della vita e della storia. Eppure il tedesco Johannes Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili nel 1454, ma la sua diffusione crebbe (come riporta Betchel, Gutenberg, Torino, SEI, 1995) grazie ai libri religiosi, ovvero il 48 percento delle pubblicazioni durante i primi vent'anni della stampa; per il restante 42 percento si tratta di libri d'autori medioevali e classici. L'ampia percentuale sottolinea l'influenza della Controriforma cattolica sull'attività editoriale che si fece sentire soprattutto con la censura e l'Indice dei libri proibiti, che costrinsero alla pubblicazione clandestina. Quindi l'alfabetizzazione del popolo o il pesante controllo sui libri fu solo un'arma a doppio taglio che favorì la diffusione della novantacinque tesi della Riforma protestante mossa da Lutero; egli capì che la stampa poteva aiutarlo, infatti pubblicò anche fascicoli e opuscoli tascabili che potevano facilmente essere nascosti (Niccoli, Alle origini del villaggio globale, in "Storia e Dossier"). L'uomo non aveva paura della stampa in sè, la Chiesa ne aveva e, nonostante le sue numerose minacce, i filosofi o gli autori che uccise al rogo, non poté combattere la diffusione di un'idea che vive pur se l'ideatore muore: se questa viene apprezzata da un altro uomo, vivrà con lui e così via.
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