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(non) si dicono le parolacce


D’accordo, non c’era il bisogno dell’ennesimo sondaggio: i teenagers dicono le parolacce. E gli adulti possono sorprendersi quanto gli pare, ma tutto parte da loro. Quante volte da bambini siamo stati sgridati con la frase: “Non si dicono parolacce!”, quando magari erano i primi a pronunciarle…altrimenti noi figlioletti come facevamo a ripeterle?!

Infatti il Daily Express ha condotto un sondaggio nel Regno Unito che svela che nove adulti su dieci pronunciano parolacce tutti i giorni. Il 78% ammette di dirle senza alcuna precisa ragione ed il 90% della popolazione non ci trova niente di male, di strano o di offensivo: insomma, ci ha fatto l’abitudine.

Situazione piuttosto spiacevole per la popolazione britannica, da sempre considerata una tra le più precise ed equilibrate del mondo. Proprio per questo motivo, già dal 1986 è in funzione la National Campaign for Courtesy, una società che chiede ai media cartacei, digitali ed all’industria cinematografica di moderare il proprio linguaggio.

In effetti, i vocabolari continuano ad arricchirsi sempre di più di termini osceni e vocaboli volgari, perché secondo la buona norma dell’evoluzione della lingua è l’uso (più che l’abuso) a fare la regola. Non a caso in Italia le offese in politica sono state “legalizzate” da una sentenza della Corte di Cassazione (38747/2008), per cui è possibile utilizzare alcune espressioni che normalmente vanno considerate offensive, come quella del dare del “rimbambito”, se pronunciate nell’ambito delle polemiche tra contrapposte posizioni politiche.

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