rori99 di rori99
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Le forme di mercato

Le forme di mercato sono tre:
• Concorrenza pura -> il mercato di concorrenza pura presenta le seguenti caratteristiche:
a) Polverizzazione del mercato: nel mercato ci sono tantissime piccole imprese. L’offerta è frazionata (polverizzata)in modo tale che nessuna impresa è in grado da sola di determinare il prezzo di vendita. Le imprese sono “Price Takers”.
b) Omogeneità del prodotto: le piccole imprese producono tutte lo stesso bene (prodotto omogeneo). Poiché il prodotto è omogeneo non sono giustificabili differenze di prezzo. Pertanto, l’impresa che vende ad un prezzo più alto delle altre andrebbe fuori dal mercato (es. perché pagare un caffè 1.50 € a tazzina se è uguale a quello degli altri bar?).
c) Libertà di entrata nel mercato: le imprese utilizzano imprese di produzione semplici e capitali limitati. Pertanto una nuova impresa può entrare liberamente nel mercato ed essere subito competitiva. Nella realtà non esiste la polverizzazione (ci sono grandi imprese in grado di determinar ei prezzi), i prodotti non sono omogenei e la libertà d’entrata nel mercato è limitata.

Ogni impresa cerca di ottenere il massimo profitto espandendo la produzione fino a che il costo marginale diviene uguale al prezzo di vendita. Il prezzo di mercato (o di vendita) è unico per tutte le imprese, ma non tutte le imprese sono uguali, siccome possono esserci imprese più o meno efficienti, che realizzano extraprofitti o imprese marginali. Il prezzo di vendita realizza l’equilibrio tra la domande collettiva e l’offerta collettiva del prodotto.
Secondo la teoria economica tradizionale la concorrenza pura è il sistema più apprezzabile per la collettività per tre motivi:
1. Il prezzo dei beni tende ad essere uguale al costo di produzione.
2. Realizza la sovranità del consumatore
3. Spinge le imprese ad utilizzare i fattori produttivi in modo efficace in modo da ottenere il massimo volume possibile di produzione.
Secondo molti economisti è bene che lo stato non intervenga nella vita economica, infatti qualsiasi intervento dello stato porterebbe alla distruzione di ricchezza. questo principio è detto “liberismo economico” o “laisseiz faire” e veniva moderato con alcuni interventi che lo stato doveva fare:
1. Impedire la formazione di monopoli ripristinando le condizioni di concorrenza pura.
2. Ridurre le disuguaglianze della distribuzione del reddito tra gli individui tassando i ricchi e supportando i poveri.
3. Garantire alcuni servizi primari che non possono essere lasciati all’iniziativa dei singoli (es. difesa nazionale)
Le critiche su questo hanno poi concesso l’intervento dello stato anche in altri settori. Infatti non è vero che il prezzo di vendita è uguale ai costi di produzione siccome vi sono anche i costi sociali destinati alla collettività. Ogni volta che vi sono divergenze tra l’interesse pubblico e quello sociale lo stato interviene. I beni che sono utili per la collettività sono beni pubblici. Ogni volta che un mercato caratterizzato dalla libera concorrenza non riesce a realizzare una situazione d’ottimo si parla di fallimento del mercato e necessita l’intervento dello stato. Il mercato non realizza sempre la sovranità del consumatore che può essere influenzato dalle pubblicità delle imprese che creano domanda. Non è vero che la libera concorrenza porti al massimo volume possibile di beni e servizi, perché, come dimostrò Keynes, non si raggiunge la piena occupazione delle risorse e per questo è necessario l’intervento dello stato che può ottenerla attraverso l’aumento della spesa pubblica.
• Monopolio -> è una forma di mercato in cui la merce non ha sostituti ed è prodotta da una sola impresa. Quindi l’impresa monopolistica può fissare il prezzo che vuole. Una volta fissato il prezzo di vendita della merce la quantità domandata e venduta risulterà determinata dai gusti e dal reddito dei consumatori. Questa può fissare il prezzo ma non la quantità venduta. Nel caso si abbia un bene a domanda elastica un piccolo aumento di prezzo farebbe far diminuire notevolmente la sua domanda, mentre se si ha un bene a domanda rigida un piccolo aumento di prezzo porterebbe una piccola diminuzione di domanda. Anche in regime monopolistico si aspira ad ottenere il massimo profitto totale che è dato dalla differenza tra i ricavi e i costi. Il punto sulla curva di domanda corrisponde al prezzo e alle quantità che assicurano il massimo profitto (punto di Cournot). Nel fissare il prezzo può comportarsi in modo diverso, cioè può attuare una politica di discriminazione dei prezzi, ovvero la fissazione di prezzi multipli che consiste nel vendere lo stesso bene a prezzi diversi a seconda del consumatore. Per questo fenomeno viene presa in considerazione la rendita del consumatore, ovvero la differenza tra la somma che un consumatore è disposto a pagare e quella che paga. L’impresa può adottare la pratica di prezzi multipli fornendo il bene in tempi e qualità diversi.
L’offerta di prodotti in un regime di monopolio è svantaggioso per i consumatori siccome il prezzo è più alto. L’utilizzo di tecnologie sempre più complesse ha portato all’uscita dal mercato di imprese di dimensioni minori accentrando la produzione nelle mani delle grandi imprese. Questa ha fatto si che si riducessero i costi. Una grande impresa monopolistica ha costi più bassi di una piccola di regime concorrenziale siccome può fornirsi di macchinari e tecnologie avanzate e può applicare una maggiore distribuzione del lavoro. L’impresa è soggetta anche a costi di informazione legati allo stato di transizione di questa, ovvero l’attività di vendita e di acquisto.
Lo stato deve impedire alle grandi imprese di abusare della posizione di monopolio di cui godono a danno del consumatore. Dovrebbe quindi controllare i prezzi impedendo la constatazione di prezzi troppo alti.
Nei principali paesi industrializzati esiste una legislazione antimonopolistica portando anche alla creazione dell’istituto dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che deve fari rispettare la legge impedendo distorsioni del funzionamento della concorrenza. Negli ultimi anni ha avuto luogo la nazionalizzazione delle imprese private, ovvero il passaggio dal settore privato a quello pubblico. Ci siamo resi conto però che questo non sempre avviene e si è cercato di usare un modello di economia aperta e questo comporta il fenomeno della privatizzazione. Questa può essere di due tipi:
1. Formale: quando un impresa che prima era un ente pubblico prende la forma di una società per azioni possedute dallo stato
2. Sostanziale: quando lo stato dismette (vende ai privati) la partecipazione (azioni) totalmente o parzialmente rimanendone il proprietario.
Collegato a questo fenomeno è la liberalizzazione, cioè stimolare la concorrenze tra le imprese dei vari settori che sono state vendute a enti privati in modo da non passare da un monopolio pubblico a uno privato.
Lo stato e gli altri enti pubblici possono gestire dei monopoli detti “monopoli pubblici” che possono essere di due tipi:
1. Monopolio naturale: quando lo stato non procede alla privatizzazione ma gestisce come monopolista pubblico (es. linee telefoniche)
2. Monopolio fiscale: quando lo stato si riserva il diritto esclusivo su produzione e vendita per incrementare le entrate. Il suo scopo però è la realizzazione di un entrata tributaria.

• Concorrenza imprefetta o monopolistica -> in questa forma di mercato esistono molte piccole imprese ma il prodotto non è omogeneo, bensì differenziato per caratteristiche qualitative. Più alta è la differenza qualitativa più alto è il potere monopolistico dell’impresa che vende il prodotto, quindi questa potrà aumentare il prezzo di vendita senza causare una forte diminuzione di domanda. Altri fattori che determinano la presenza della concorrenza imperfetta sono la vicinanza del negozio dalla casa del consumatore, l’aspetto esteriore del negozio ecc.. (es. un individuo è disposto a pagare la merce in un negozio più vicino a casa che a uno lontano). Queste comunque tendono a realizzare il massimo profitto possibile fissando un prezzo di vendita che consente loro di farlo.

• Oligopolio -> è una forma di mercato in cui la produzione è centralizzata nelle mani di pochi produttori anche se i consumatori sono tanti. Distinguiamo due tipi di oligopolio:
1. Concentrato: le imprese producono lo stesso bene o uno simile
2. Differenziato: le imprese producono merci diverse
Per determinare il prezzo di vendita un impresa che opera in regime di oligopolio ha due possibili scelte:
a) AccordarsI con le altre aziende fissando un prezzo di vendita comune. In questo mondo creano una situazione simile al monopolio
b) Fare concorrenza alle altre imprese adottando diverse strategie (es. abbassare i prezzi, aumentare la pubblicità, migliorare la qualità del bene).
Ma non è possibile sapere quale sarà il prezzo di vendita. Di solito le imprese fissano un prezzo comune ma vi è il rischio che altre imprese entrino nel mercato producendo lo stesso bene siccome attratte dai prezzi elevati. Questo comunque non è elevato perché questo regime non lascia una libera e semplice entrata nel mercato siccome alcune volte per produrre lo stesso bene servono consistenti mezzi finanziari ed un avanzata tecnica.
• Duopolio -> in questa forma di mercato la merce è prodotta da due imprese soltanto. Anche in questa la determinazione del prezzo sarà dipendente dalle scelte di alleanza o concorrenza prese dalle sole due imprese che vi operano.
• Mercato contendibile -> questa forma di mercato è caratterizzata dalla presenza di poche imprese e da fatto che queste possano entrare facilmente nel mercato (es. mercato delle automobili). La scelta di entrarvi dipende dalle aspettative di un impresa di vendere lo stesso bene ad un prezzo più alto o più basso. Se lo vendesse allo stesso prezzo delle altre imprese riuscirà ad entrare solo se ritiene che la domanda dello stesso non è soddisfatta, altrimenti lo venderà ad un prezzo più basso sottraendo dei clienti, ma può accadere che le imprese già entrate reagiscano abbassando i prezzi. Oltre ad entrare facilmente le imprese possono anche uscirne con poche difficoltà. Inoltre queste possono produrre più di un bene siccome hanno acquisito un esperienza e già sostenuto i costi di produzione dello stesso mettendosi in una posizione vantaggiosa.
• Coalizioni industriali -> in questa forma di mercato alcune grandi imprese si mettono d’accordo per svolgere una politica di mercato comune. Questa non mira ad escludere le altre imprese che operano sul mercato né i concorrenti stranieri ma aspira proprio al suo controllo. Questi accordi, o sindacati industriali possono essere di due tipi:
a) Cartello: ovvero ogni impresa mantiene la sua autonomia. Quando questo necessita della creazione di un ufficio centrale che coordini le operazioni si ha il Pool.
b) Trust: ovvero un impresa che dirige tutte le altre.
La coalizione, creando una concentrazione di imprese, produce alcuni vantaggi nell’ambito dell’innovazione tecnologica e della riduzione dei costi. Contro questa sono state introdotte legislazioni antimonopolistiche per impedirgli di esercitare un potere monopolistico sulla fissazione dei prezzi. le coalizioni possono essere di due tipi:
1. Orizzontali: accordi tra imprese dello stesso ramo produttivo.
2. Verticali: accordi tra imprese che producono beni appartenenti a diverse fasi del ciclo produttivo.

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