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L'Italia alle origini


All'inizio l'Italia non era una realtà unitaria . Era divisa da fiumi e da complessi sistemi montuosi. L'Italia fu per lungo tempo un'insieme di territori non collegati fra loro con popoli e culture differenti. L'unificazione geografica avvenne dopo un lungo processo guidato da Roma. L'archeologia ha permesso di approfondire la conoscenza dei vari centri di sviluppo della penisola. Sappiamo cose sulla cultura materiale, sulla vita quotidiana e sulle abitazioni ma non sappiamo niente sulla religione, la lingua e la cultura.
L'agricoltura neolitica si affermò in Italia tra il VI e il IV secolo a.C che portò alla formazione di numerosi villaggi di capanne. Per i loro attrezzi, gli agricoltori, utilizzavano l'ossidiana dell'isola di Lipari e di conseguenza conoscevano la navigazione costiera. Nel III millennio a.C cominciarono a diffondersi i metalli, prima il rame e poi il bronzo, in tutta l'Italia.
In Valcamonica si sviluppò la cultura dei Camuni, la quale ha lasciato molte incisioni rupestri. Erano incise su rocce e raffiguravano figure umane, armi, momenti di caccia e riti religiosi. Attorno al lago di Garda si sono scoperti resti di villaggi di palafitte. Nelle zone paludose della valle del Po si sviluppò la cultura delle terramare. Erano villaggi costruiti su grandi terrazze sostenuti da pali. Gli abitanti, i terramaricoli, praticavano l'agricoltura e l'allevamento ovino e bovino e svilupparono la lavorazione la lavorazioni dei metalli e della ceramica. Nelle zone della Puglia e della Campania i popoli appenninici erano pastori seminomadi. In Sardegna si sviluppò la cultura nuragica, chiamata così per i nuraghi, torri a tronco di cono, che servivano a scopi difensivi.
Con l'età del bronzo, l'Italia conobbe un processo di rapida modernizzazione grazie ai Fenici e ai Greci che diffusero in Italia la scrittura, la coltivazione della vite e dell'olivo e il commercio dei metalli. I villaggi più importanti si trasformarono in città sotto la guida di potenti aristocrazie locali. Della loro esistenza abbiamo solo fonti archeologica . E' stato possibile conoscere le lingue che parlavano grazie alle informazioni trasmesse dagli storici greci e romani. Così gli esperti di linguistica hanno accertato che la penisola italiana era abitata da molti popoli di lingua indoeuropea ma vi abitavano anche popolazioni che usavano linguaggi antichi chiamati Preindoeuropei o mediterranei.
Studiando le somiglianze e le differenze tra le varie lingue sono arrivati alla conclusione che vi furono due ondate migratorie indoeuropee. La prima portò in Italia Latini, Siculi, Falisci e Veneti. Nella seconda portò in Italia gli osco-umbri, un gruppo di popoli che si stabilirono lungo l'Appenino. Gli storici indicano questi popoli con il nome di Italici.
Le tribù degli Italici avevano un'usanza antica chiamata "ver sacrum" cioè primavera sacra.Essa indicava un pericolo per la comunità o si svolgeva prima di un combattimento rischioso. Le tribù offrivano al dio Mamerte tutto ciò che sarebbe nato durante l'anno, animali e esseri umani.Gli animali venivano sacrificati, i bambini invece venivano consacrati al dio. Essi divenuti adulti erano obbligati a lasciare la tribù per cercare un'altra terra dove stabilirsi; venivano guidati da un animale simulacro e la marcia per cercare una nuova terra finiva quando esso dava segno di aver scelto il luogo. I giovani si stabilivano e cosi nasceva una nuova città, una nuova tribù. Secondo gli studiosi questa usanza aveva lo scopo di risolvere i problemi di sovrappopolazione delle tribù e che forse la loro espansione avvenne in questo modo.
Le tribù indoeuropee si fusero con la popolazione indigena ma in alcune aree le popolazioni mediterranee resistettero alla penetrazione indoeuropea. Ad esempio, in Sicilia, i sicani e gli elimi non si lasciarono assorbire dai siculi indoeuropei. Anche così fecero i Liguri ma più tardi vennero confinati nella regione costiera dove si trova oggi da altre popolazioni indoeuropee.
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