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Il domesticamento degli animali nell'età mesolitica


I cacciatori-raccoglitori mesolitici si procuravano il cibo pescando o dando la caccia a prede di dimensioni più modeste (a questo scopo, furono perfezionati l'arco e le frecce piumate che garantivano la precisione di tiro) e sfruttando le risorse vegetali spontanee, come il grano e l'orzo selvatici. Essi realizzarono un progresso decisivo sviluppando le tecniche del domesticamento e dell'allevamento degli animali, sottraendo questi ultimi allo stato selvatico e intervenendo per garantirne le esigenze vitali di protezione, di nutrizione, di riproduzione e per renderli più adatti a soddisfare le loro necessità. Il passaggio dalla pura e semplice predazione – che si esprimeva nella caccia – all'allevamento animale fu graduale. Una prima esperienza, molto semplice, di allevamento poteva verificarsi con la cattura di animali giovani e con il loro trasporto nell'accampamento: si sarà notato, in alcuni casi, che essi accettavano il cibo e che era quindi possibile tenerli in vita per un certo periodo di tempo. Altre esperienze erano più complesse: un metodo di caccia molto diffuso consisteva nello spingere gli animali dentro un passaggio delimitato da due barriere a forma di V, in fondo al quale si trovava un recinto dove gli animali finivano per trovarsi ammassati, in totale balìa dei cacciatori. Essi venivano poi abbattuti lentamente, in rapporto alle esigenze alimentari del gruppo dei cacciatori. Tutte queste esperienze favorivano la conoscenza della vita animale da parte dell'uomo e lo spingevano a un sempre maggiore controllo dei branchi, che sfociò nell'allevamento vero e proprio.
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