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XVII secolo: la nascita del capitalismo

Nel XVII, la pace di Westfalia (1648), che segna la fine della Guerra dei Trenta Anni, viene completata dal trattato dei Pirenei (1659) fra Spagna e Francia, dal trattato di Oliva (16760) e dalla pace di Copenaghen (1660) e l’Europa acquista una nuova sistemazione politica, il cui asse si sta spostando verso l’Atlantico.
Parallelamente, l’Europa conosce anche una trasformazione della propria struttura economica, sociale, culturale e del modo di vivere dei suoi abitanti. Innanzitutto la rovina della Spagna e l’asservimento politico dell’ Italia a Madrid sposta il cuore economico europeo da Anversa o da Firenze, a Amsterdam e a Londra; infatti, nella seconda metà del XVII secolo, Olanda, Inghilterra e, in parte, anche la Francia, dominano il commercio, l’industria, la finanza. L’economia europea continua a basarsi sull’agricoltura, ma l’industria ed il commercio si stanno sviluppando e l’industria perde progressivamente il suo carattere artigianale per assumere sempre più un carattere capitalistico. Nell’industria continua ad esistere l’usanza di ripartire il lavoro fra gli operai che operano a domicilio e che ricevono la materia prima dall’impresario e a cui restituiscono il lavoro finito. A fronte di questa organizzazione del lavoro di stampo medioevale, se ne fa avanti un’altra: un’industria di stampo moderno, cioè la fabbrica che dispone di macchinari e che richiede l’investimento di capitali. Nella metà del XVII, le fabbriche con circa 100 operai salariati non costituiscono più un’eccezione. Compaiono allora industrie che fabbricano calze, nastri, zucchero, maioliche la cui produzione aumenta sempre e non è più destinato soltanto ai nobili ma anche ad altri strati sociali. All’aumento della produzione industriale corrisponde ad un’intensificazione del traffico commerciale che interessa non più merci di piccolo volume, ma costose, come le spezie ma anche grosse quantità di altri prodotti fra cui i generi coloniali che stanno rivoluzionando il modo di vita europeo. Nell’alimentazione europea vengono infatti introdotti il caffè, il thé e il cacao provenienti dal Brasile, dalle Antille e dall’ Africa, a bordo di vascelli olandesi, inglesi e francesi. Viene anche importato il tabacco da fiuto, lo zucchero, il mais, il pomodoro e, più tardi anche la patata che risolverà molti problemi di carestia. Inoltre l’affluenza dalle colonie del cotone e di materie coloranti come l’indaco, favoriscono una nuova industria di tipo capitalistico: l’industria tessile che si affianca a quelle già esistenti della lana, della seta e del lino.

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