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L’Umanesimo


Nel 1400 la cultura occidentale cambiò la visione del mondo: iniziò l’Umanesimo. Questa corrente culturale assegnò nuova importanza all’uomo, alla sua storia e alle sue capacità creative; rifiorirono le arti e la cultura e, in Italia, sfociò in seguito nel Rinascimento (alcune figure artistiche furono Leonardo da Vinci, Michelangelo, Lorenzo il Magnifico che abbiamo già visto nella storia di Firenze). Durante questo periodo si riscoprirono i testi della cultura classica greca e romana, che furono considerati strumenti di elevazioni spirituale dell’uomo. L’Umanesimo fece una sintesi tra la concezione cristiana del mondo e la concezione classica: l’uomo è “il centro e la misura di tutte le cose”, in grado di manipolare e dominare la natura. Per questo usiamo la definizione di “antropocentrismo” e la frase “l’uomo è artefice della propria fortuna”.
Si sviluppò nelle corti signorili e principesche, i centri del potere, dove si diffuse il mecenatismo, ossia i signori accoglievano e mantenevano letterati, artisti, filosofi perché ricevessero in cambio fama e legittimazione nelle loro opere.
L’Umanesimo applicò a tutti i campi del sapere spirito critico e gusto per l’indagine. Nacque la filologia, cioè lo studio critico di testi e documenti per distinguere l’autentico dal falso: grazie ad essa furono riportate alla forma originaria le opere antiche. Inoltre il romano Lorenzo Valla, grazie alle ricerche filologiche, scoprì che la Donazione di Costantino (un documento tramite il quale la chiesa proclamava il suo potere temporale dicendo che era stato l’imperatore Costantino in persona a “donare” Roma al papa) era un falso. Questo serve per sottolineare che durante l’Umanesimo ci si interrogò sulle leggi della natura, dell’universo e della vita umana; la verità era frutto di ricerca, osservazione, sperimentazione.
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