Stato parlamentare


Il lunghissimo regno di Elisabetta I ha trasformato l’Inghilterra in uno stato moderno e dinamico in cui è cresciuta una classe borghese intraprendente: la borghesia “alta” si identifica, in città, con banchieri, finanzieri e armatori e, nelle campagne, con la gentry, ovvero gli intendenti che hanno avviato lo sviluppo del settore agricolo e pastorizio; alla borghesia “bassa” appartengono invece due professionisti, artigiani e operai. Le due borghesie hanno in comune una mentalità basata sul puritanesimo (movimento religioso volto a purificare la chiesa da ogni elemento cattolico), una profonda cultura e l’appoggio incondizionato al Parlamento, in particolare alla Camera dei Comuni. È questo il paese su cui, morta Elisabetta, comincia a governare Giacomo I Stuart che smette di convocare il Parlamento e, per finanziare lo Stato, riprende le vendite dei titoli nobiliari. Nonostante la politica di stampo assolutistico, tuttavia, non riesce turbare lo sviluppo del suo popolo e anzi, durante il suo regno, unisce Inghilterra e Scozia dando origine alla Gran Bretagna. (Inghilterra = Croce di san Giorgio + Scozia = croce di Sant’Andrea + Irlanda = croce di San Patrizio = Union Jack inglese). Il figlio di Giacomo, Carlo I, salito al trono nel 1625, prosegue sulla strada dell’assolutismo che Luigi XIII e Richelieu stanno tracciando, senza però capire quanto l’Inghilterra è diversa dalla Francia. Oltre a sposare una cattolica e ad appoggiare i vescovi anglicani fedeli al papa, ordina la confisca dei patrimoni dei puritani e concede ai suoi favoriti di appropriarsene e anche di esportare la lana grezza; infine rende ordinarie tasse di solito imposte solo in caso di guerra. Quest’ultimo gesto disgusta il Parlamento, mentre la persecuzione anti-puritana provoca la sollevazione della Scozia. Il re tenta di sciogliere il Parlamento, ma i suoi membri occupano l’aula per quattro anni, dando il via al cosiddetto “lungo parlamento” e, quando Carlo cerca di farli arrestare, il popolo di Londra prende le armi per difenderli e scoppia la guerra civile. Dal 1642 al 1649 il regno viene messo a ferro e fuoco dallo scontro fra i cavalieri, partigiani del re, anglicano o cattolici, e le “Teste Tonde”, i puritani intransigenti sostenitori del Parlamento. La svolta avviene quando il colonnello puritano Oliver Cromwell arruola fra le “Teste Tonde” gli intenditori delle campagne e li orga-nizza in un esercito di nuovo modello con il quale sconfigge più volte i Cavalieri, riuscendo alla fine a catturare il re che, processato per tradimento, viene giustiziato nel 1649. La guerra civile ha diffuso un clima di tale terrore che il Parlamento dichiara la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica con il nome di “Commonwealth”, ma Cromwell, che si proclama Lord Protettore, si trasforma ben presto in un dittatore cosicché, nel 1660, i monarchici decidono di riconsegnare il trono agli Stuart. Il nuovo sovrano, Carlo II, si impegna a governare in accordo con il Parlamento. Il ritorno degli Stuart, tuttavia, riapre i vecchi problemi e Giacomo II, re dal 1685, si proclama addirittura cattolico e arriva ad abolire lo Habeas Corpus. Intanto, però, in parlamento si sono formati i primi schiera-menti politici moderni: i tories, aristocratici anglicani sostenitori della monarchia; e i whigs, esponenti dell’alta e bassa borghesia, protestanti e sostenitori del parlamento stesso. Nel 1688 un gruppo di parlamentari decide di liberarsi definitivamente degli Stuart e offre in segreto la corona al principe olandese e protestante Guglielmo III d’Orange, che accetta e sbarca in Inghilterra con il suo esercito. Giacomo II fugge e l’episodio prende il nome di “Gloriosa Rivoluzione”. Nel 1689 Guglielmo firma l’atto di tolleranza che garantisce libertà religiosa ai protestanti e il Bill of rights, una dichiarazione dei diritti che ha il valore di una costituzione: essa pone limiti precisi ai re, ribadisce i diritti del parlamento e ristabilisce lo Habeas Corpus. Il Bill of rights sancisce la nascita della monarchia costituzionale che da luogo ad uno stato parlamentare.
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