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Emendamenti della Costituzione italiana

1. Emendamento I: afferma la libertà religiosa, che significa soprattutto prendere le distanze da quella che era stata l’evoluzione inglese di epoca costituzionale, cioè uno Stato dove il monarca stava anche a capo dell’organizzazione della Chiesa
2. Emendamento II: la libertà del popolo di portare armi per difendersi
3. Emendamento III: nessun soldato può essere alloggiato nelle case dei singoli cittadini senza il loro permesso. L’inviolabilità del domicilio individuale
4. Emendamento IV: la difesa del diritto di avere proprietà privata, che è inviolabile
5. Emendamento V-VI-VII: il giusto processo
6. Emendamento X: il principio di base del federalismo, affermando i diritti dei singoli Stati, attribuendogli (e anche al popolo) tutti i poteri che la Costituzione non concede esplicitamente agli Stati Uniti e non vieta agli Stati. Non si specificano però le materie in questione.

Gli altri emendamenti risalgono a fasi ben precise della storia americana. In base alle problematiche del periodo hanno contenuto o frequenza diversa.
7. Emendamento XI: del 1798, riguarda il potere della Corte Suprema e intende limitarlo, dato che spesso si intrometteva nei processi svolti statalmente. Quindi ridare equilibrio ai rapporti giudiziari.
8. Emendamento XII: del 1804, quando si cominciano a vedere le pecche e difetti della Costituzione dopo il primo periodo della sua messa in atto. Si vuole intervenire sull’elezione del Presidente e del Vice. Già con Adams, il secondo a prendere più voti, quindi Vicepresidente, era stato Jefferson, del partito avversario. Ma ciò si ripete anche nel 1800, quando Jefferson riceve lo stesso numero di voti di un suo compagno di partito. Si prevede allora che i voti per il Presidente e il Vicepresidente sarebbero stati dati separatamente, con candidature diverse.
Nel 1861 ci sono degli Stati secessionisti dell’Unione che intendono formare una Confederazione, con anche l’elezione di un proprio presidente, in polemica con Lincoln, eletto nel 1860 con il favore degli stati del nord, antischiavisti. Gli stati del sud temevano che la schiavitù potesse venire abolita (era stata sempre tema statale). Quindi scoppia il confronto armato, vinto dai nordisti. Il periodo che segue (1865-1877) è delle “ricostruzione”, e abbiamo tre emendamenti:
9. Emendamento XIII: del 1865, segna l’abolizione della schiavitù. Non viene però immediatamente tradotto in pratica.
10. Emendamento XIV: del 1868, precisa l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, cercando di superare la diversità legislativa tra Stato e Stato.
11. Emendamento XV: del 1870, riconosce il diritto di voto ai neri.
12. Emendamento XVI: del 1913, concede all’Unione degli strumenti per tassare i singoli cittadini.
13. Emendamento XVII: ancora del 1913, si occupa dell’elezione del Senato. le due camere sono composte diversamente. I Rappresentanti sono eletti all’interno degli Stati direttamente dal popolo. I Senatori sono due per ogni Stato, e lo rappresentano appunto come tale, eletti indirettamente dall’Assemblea legislativa. L’emendamento stabilisce invece che anche i Senatori saranno eletti direttamente.
Si ha poi l’epoca “progressista”, tra la fine degli Anni ’10 e quella degli Anni ’20.
14. Emendamento XIX: del 1919, sancisce il voto per le donne
15. Emendamento XX: del 1932, affronta il periodo dell’enorme di tempo tra l’elezione del Presidente (novembre) e il suo insediamento (marzo), che dava adito alla pratica delle “nomine di mezzanotte”. Lo status di presidente-eletto è abbreviato fino a gennaio.
16. Emendamento XXII: del 1942, tocca il limite di mandato Presidenziale, che dopo il caso Roosevelt viene fissato a due tornate
17. Emendamento XVI: del 1971, riconosce il diritto di voto dai 21enni ai 18enni
18. Emendamento XVII: del 1992, l’ultimo, anche se risale già a quelli del 1791, concede l’indennità parlamentare.

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