Ominide 6603 punti

Settecento - Società americana

L'eterogenea matrice sociale degli immigrati in America produsse una società molto più fluida e mobile di quella europea di Antico regime (almeno all'interno della popolazione bianca). Una società quasi del tutto priva di tradizioni e di rapporti feudali e in cui la nobiltà di nascita aveva scarsa rilevanza: la vastità degli spazi a disposizione e la spinta incessante al popolamento e alla colonizzazione di terre libere (o meglio sottratte, attraverso una spietata lotta, alle popolazioni indigene) favorivano la formazione di comunità di coltivatori indipendenti. I valori sociali più diffusi consistevano in un intreccio strettissimo tra la fede religiosa - cemento fondamentale della comunità - e lo spirito imprenditoriale: ne derivava un'etica del lavoro che, in coerenza con la dominante religiosità calvinista, scorgeva nel successo economico il segno di una predestinazione divina.

Si trattava, è bene notarlo, di una società tutt'altro che egualitaria. Le differenze economiche e sociali erano molto forti , sia nelle colonie meridionali, caratterizzate dal grande latifondo di piantagione, appannaggio di chiuse aristocrazie terriere, sia nelle città mercantili del nord: a Boston, a New York, a Philadelphia la nuova aristocrazia del denaro (circa il 10% della popolazione) possedeva la metà e oltre della ricchezza. Fra le classi superiori (better sort) - composte da grandi proprietari, uomini d'affari e mercanti, professionisti - e il popolino di braccianti, lavoranti e servi a contratto che costituiva il ceto più umile (lower sort), si apriva un vasto ceto medio (middling sort) di agricoltori, negozianti, artigiani, circa la metà della popolazione bianca (che superava di poco il milione nel 1750) apparteneva a questa categoria.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email