Concetti Chiave

  • Il metodo filologico e storico ha cercato di riscoprire testi giuridici antichi, ma con risultati deludenti, evidenziando l'importanza di opere come le Pauli Sententiae e l'Editto di Teodorico.
  • L'indirizzo critico ha portato i Culti a considerare le fonti del Corpus iuris come monumenti culturali, senza però accettare acriticamente la normativa romana.
  • La Scuola Culta ha integrato un approccio sistematico, valorizzando le scienze umane e la filosofia come strumenti necessari per i giuristi.
  • L'indirizzo teorico della Scuola Culta ha messo in evidenza il legame tra norma giuridica e natura, trattando "persone, cose e azioni" come categorie concettuali.
  • La critica alla normativa giustinianea ha provocato un dibattito sull'unità del sistema del Corpus iuris, ritenendo inadeguate le leggi romane ai tempi moderni.

Indice

  1. Metodi filologici e storici
  2. Indirizzo critico e scetticismo
  3. Indirizzo sistematico e teorico

Metodi filologici e storici

Accanto al metodo filologico e storico si affiancarono: - un indirizzo metodologico e - un indirizzo critico nei confronti del sistema giuridico coevo/corrente. Il primo consistente nella ricerca di nuovi testi giuridici antichi che però fu piuttosto deludente e non portò alla riscoperta di grandi opere come quella delle Istituzioni di Gaio che riemergerà solo nell’800. Tuttavia opere come le Pauli Sententiae o l’Editto di Teodorico, furono riscoperti da Pierre Pithou e altri umanisti. Proprio Quest’ultimo fu uno degli esponenti di massimo rilievo. Inoltre fu molto significativo il fatto che l’impostazione filologica e storicistica dei Culti non rimase confinata solo allo studio critico delle fonti giuridiche dell’antichità , ma si estese ad altre fonti e ad altre fasi della storia.

Indirizzo critico e scetticismo

In merito invece all’indirizzo critico, la cura con la quale i Culti vollero ricostruire il contenuto originario e il significato autentico dei testi giuridici classici, da loro assai ammirati li condusse a considerare le fonti contenute nel Corpus iuris come dei veri e propri monumenti della cultura antica, al pari dei testi letterari, storici e poetici. Ma questo non implicava a priori alcuna convinzione sulla validità reale e universale della normativa romana né alcuna aprioristica adesione ad esse. Gli autori classici infatti non suscitavano in loro alcuna subordinazione acritica (ovvero condivisa passivamente senza esprimere alcun parere, senza discussione), tanto da svilupparsi in tal contesto orientamenti come lo scetticismo (cinismo indifferenza), lo stoicismo (freddezza, distacco), ecc.. Dunque i culti si svincolarono dal principio di autorità non solo nei confronti delle interpretazioni tradizionali, ma anche nei confronti degli stessi autori antichi, ammirati ma non per questo ritenuti indiscutibili nelle loro posizioni. Si spiega allora perché proprio alcuni degli esponenti maggiori della Scuola abbiano espressamente dichiarato inaccettabile il criterio di adottare senza discussione la normativa giustinianea perché si dichiarava assurdo ritenere universalmente valide quelle leggi romane che tante volte si erano modificate nel corso dell’età antica e non più adeguate ai nuovi tempi. Quindi nel momento stesso in cui la compilazione giustinianea veniva scomposta distinguendo la disciplina del diritto classico da quella del diritto postclassico, l’unità del sistema del Corpus iuris veniva messa in discussione, se non addirittura potenzialmente infranta.

Indirizzo sistematico e teorico

Nella Scuola Culta conviveva anche un indirizzo sistematico, collegato alla valorizzazione delle scienze umane diverse dal diritto, a cominciare dalla filosofia, considerata dai Culti non solo utile ma necessaria al giurista. In riferimento al Corpus l’indirizzo sistematico adottato da alcuni esponenti della Scuola Culta intendeva rispondere essenzialmente a finalità di chiarezza analitica ed espositiva per rendere più preciso, sicuro ed agevole l’apprendimento della complessità normativa del Corpus stesso.

Vi fu infine un ulteriore indirizzo, quello teorico che portò chiaramente a sottolineare il legame tra la norma giuridica e la natura, sia delle cose che dell’uomo. Il filone teorizzante della Scuola Culta, come già detto, partiva dalla classificazione classica di “persone, cose e azioni”, ma si fondava su premesse teoriche diverse da quelle dei giuristi classici e se per Gaio le cose e le persone erano anzitutto fatti nell’impostazione dei teorici erano invece categorie e concetti.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza del metodo filologico e storico nella riscoperta dei testi giuridici antichi?
  2. Il metodo filologico e storico ha portato alla ricerca di nuovi testi giuridici antichi, sebbene con risultati deludenti, come nel caso delle Istituzioni di Gaio, riscoperta solo nell'800. Tuttavia, opere come le Pauli Sententiae e l'Editto di Teodorico furono recuperate da umanisti come Pierre Pithou.

  3. Come si è sviluppato l'indirizzo critico nella Scuola Culta?
  4. L'indirizzo critico ha portato i Culti a considerare le fonti del Corpus iuris come monumenti della cultura antica, senza però accettare acriticamente la loro validità. Questo ha favorito orientamenti come lo scetticismo e lo stoicismo, svincolando i giuristi dal principio di autorità.

  5. Qual è il ruolo della filosofia nella Scuola Culta?
  6. Nella Scuola Culta, la filosofia è considerata non solo utile, ma necessaria per il giurista, contribuendo a un indirizzo sistematico che mira a chiarire e semplificare l'apprendimento della complessità normativa del Corpus iuris.

  7. In che modo l'indirizzo teorico della Scuola Culta differisce da quello dei giuristi classici?
  8. L'indirizzo teorico della Scuola Culta sottolinea il legame tra norma giuridica e natura, fondandosi su premesse diverse rispetto ai giuristi classici, che consideravano le cose e le persone come fatti, mentre i teorici le vedono come categorie e concetti.

  9. Qual è la critica principale alla normativa giustinianea espressa dagli esponenti della Scuola Culta?
  10. Gli esponenti della Scuola Culta hanno ritenuto inaccettabile adottare senza discussione la normativa giustinianea, considerando assurdo ritenere universalmente valide leggi romane che si erano modificate nel tempo e non erano più adeguate ai nuovi contesti.

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