Il governo della dinastia Stuart

Alla morte di Elisabetta I nel 1603 subentrò Giacomo I con la dinastia Stuart, il quale regno portò diverse divisioni, tra cui quella religiosa perché Giacomo I si guadagnò l’ostilità di tutti gli orientamenti religiosi, intervenendo nei dibattiti e aspirando ad essere un re teologo. L’Inghilterra vedeva gli schieramenti di:


    - Chiesa anglicana ufficiale;
    - cattolici in minoranza, guardati con sospetto, soprattutto dopo la scoperta della Congiura delle polveri (polvere da sparo nascosta nel palazzo di Westminster con lo scopo di far saltare in aria il re, la sua famiglia e tutto il Parlamento). Essi erano divisi in dissidenti (in contrasto con la Chiesa anglicana), non comunicanti (si limitavano a frequentare i riti), cismatici (apparentemente appartenenti alla comunità anglicana);
    - puritani che, vicini al calvinismo, volevano eliminare ogni traccia di cattolicesimo all’interno della Chiesa inglese e puntavano a sostituire l’anglicanesimo con un modello calvinista.
    - politiche perché Giacomo I ebbe un atteggiamento ostile nei confronti del Parlamento, che veniva chiamato solo quando c’era bisogno di finanziamenti; inoltre, il re voleva attuare una politica esplicitamente assolutistica.
    - socio-economiche perché fu creata una corte che attirasse e controllasse la nobiltà, separandosi dal Paese; l’aumento della povertà fu la conseguenza del bilancio statale inveito dalle pensioni e corruzioni; malcontento ed errori (diede sua figlia in moglie a Federico V ma non lo aiutò nella prima fase della Guerra dei Trent’anni) nella politica estera non furono d’aiuto; il Parlamento godeva di una buona nomea nel popolo, soprattutto durante lo sviluppo economico (soprattutto per via mare); quest’ultimo causò un forte aumento della popolazione (compresi i mendicanti) e una mobilità sociale (nuovi ricchi e classi sociali emergenti affiancarono la nobiltà);

Nonostante la povera popolazione, l’agricoltura seguì i passi dello sviluppo economico e così furono evitate le carestie.
Ma tra il 1620 e il 1650 si verificò un crisi economica e finanziaria, non attenuata dalla pressione fiscale.
A Giacomo I succedette Carlo I che però avevo una certa simpatia per i cattolici e un carattere autoritario; il Parlamento, più volte chiamato per i finanziamenti, presentò nel 1628 la Petizione dei diritti, nella quale si ribadiva che ogni proposta del re doveva prima essere approvata dal Parlamento (quindi anche le nuove imposte). Il Parlamento divenne così il difensore della malcontenta popolazione. Quando tentò di opporsi alle novità anglicane, perché troppo “cattoliche”, il re lo smembrò. Inoltre impose una tassazione straordinaria e prese una posizione ostile ai più poveri che non ottenevano più alcuna concessione.
Nel frattempo la Scozia si preparava allo scontro militare e Carlo I aveva bisogno di denaro così, nel 1640, convocò il Parlamento.

L’inizio della guerra civile

- il Corto Parlamento fu sciolto perché approfittò della convocazione per opporsi al re, ma la Scozia avanzava;


    - il Lungo Parlamento che durò fino al 1653; esso mise alle strette il re, privandolo di alcuni elementi dell’assolutistici mentre l’unica legge osservata restava la Common Law. Inoltre il Parlamento si spaccò dal punto di vista religioso perché in molti si opposero alla Chiesa anglicana proclamando la separazione di Stato e Chiesa per una maggiore libertà di culto.

Nel 1641 un’altra rivolta scoppiò in Irlanda e costrinse il Parlamento a chiamare il re, il quale fece arrestare tutti i capi dell’opposizione. A tutto ciò, il popolo si ribellò nella prima guerra civile nel 1642:

    - il re affiancato dalla Chiesa anglicana, la nobiltà, i cavalieri e i cattolici;
    - il Parlamento affiancato dai puritani, le teste rotonde, la bassa e alta borghesia e Londra.

Il puritano Oliver Cromwell si mise a capo dell’esercito rivoluzionario che, regolarmente pagato, acquistò un nuovo spirito.
Nel 1644 il re fu sconfitto da un’armata di scozzesi, del Parlamento e di Cromwell.
Sconfitto una seconda volta nel 1645, si rifugiò in Scozia ma fu venduto al Parlamento.
Cromwell cercò un accordo con il re, ma questo fuggì dalla prigione per scatenare una rivolta che, tuttavia, fu placata: Carlo I fu processato e condannato a morte.
Nel 1649 viene istituita la Repubblica unita d’Inghilterra, Irlanda e Scozia.

La dittatura di Cromwell

Il figlio del re, Carlo II, tentò insieme agli scozzesi di restaurare la monarchia ma dovette scappare in Francia e il Parlamento scozzese venne riunito a quello inglese. Cromwell nominò personalmente i nuovi membri del Parlamento, secondo i quali la Chiesa doveva essere una libera “congregazione” di fedeli; tuttavia furono tutti cacciati quando proposero di abolire pagamenti, sciogliere l’esercito e sostituire le corti giudiziarie con giurie popolari.
Nel 1651, promulgò l’Atto di navigazione contro l’Olanda, la quale veniva messa in crisi dai trasporti bloccati:


    - nel 1652 Cromwell vince la prima guerra
    - nel 1665 Cromwell vince nuovamente e ottiene New York

Nel 1653, Oliver Cromwell venne nominato Lord protettore della Repubblica e, rafforzando la propria posizione commerciale, entrò in conflitto con i repubblicani e fu costretto a sciogliere il Parlamento.
Nel 1655 instaurò una dittatura personale, ma dovette di nuovo richiamare il Parlamento per una guerra contro la Spagna.
Inoltre, assunse il titolo di re ma dovette cambiare ordinamento per via delle rivolte: il titolo di protettore divenne ereditario.

Il ritorno della monarchia

Alla morte di Oliver nel 1658, succedette il figlio Richard Cromwell che perse subito il controllo della situazione, aprendo guerra tra Parlamento, esercito, repubblicani e monarchici.
Il figlio di Carlo I, Carlo II, riuscì nel 1660 a restaurare la monarchia, così tornarono i vecchi problemi:
il Parlamento tornò ad essere difensore del popolo e si divise in:


    - whigs a favore delle libertà costituzionali;
    - tories filomonarchici.

Nel 1673 il Parlamento approva l’Atto di prova e di esclusione, secondo il quale i cattolici, compreso il fratello del re, non possono svolgere cariche pubbliche.
Alla morte di Carlo II nel 1685, divenne comunque re il fratello, Giacomo II, che riaccese subito le ostilità: intraprese relazioni amichevoli con il Papa e sciolse la Camera dei Comuni, lasciando dubbi sul possibile ritorno al cattolicesimo.
Alla nascita di suo figlio nel 1688, il Parlamento dichiarò il re decaduto ed offrì la corona a Guglielmo d’Orange, suo genero ma protestante. Il nuovo re emanò nel 1689 la Dichiarazione dei diritti che comportò la seconda rivoluzione inglese (Gloriosa perché priva di vittime), la quale vide

    - una nuova monarchia controllata dal Parlamento, dove il re deve rispettare un contratto;
    - una rete di mercanti e nobiliari pronti a imporre il proprio ordine.

Due rivoluzioni ebbe l’Inghilterra del Seicento:
- la Gloriosa che affermò i diritti della proprietà, abolendo il feudalesimo;
- la possibile ma non scoppiata che costituì una minaccia.
La vincita della prima sancì la vittoria del Parlamento sull’assolutismo, mentre la seconda avrebbe portato all’istituzione di una democrazia e della proprietà comune.

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