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NAPOLEONE: GLI ANNI DELLA STABILIZZAZIONE

Dopo essere salito al potere con il colpo di stato del 18 Brumaio, Napoleone diede vita ad un triumvirato in sostituzione del governo instabile del Direttorio, che già in precedenza aveva intrapreso una linea molto problematica dichiarando nulle le elezioni del 1797 e scatenando non poche polemiche. All’interno di tale triumvirato Napoleone si riserva il ruolo e titolo di Primo Console, il che ci fa immediatamente capire che gli altri due membri del triumvirato, Ducos e Seiyes, non avevano un compito di primo ordine nell’esercizio del potere, ma erano dei veri e propri fantocci nelle mani di Napoleone, il solo a detenere realmente il potere. La scelta di Napoleone di affiancare al governo della Francia tali personaggi, fu molto oculata e ben congeniata: in tal modo agli occhi del popolo il potere era spartito equamente tra tre diversi personaggi mentre in realtà il solo a prendere le decisioni e a promulgare le leggi fu Napoleone. Lo scopo di tale formale suddivisione del potere fu di non far ricadere sulla figura di Napoleone le accuse di essere un nuovo re o peggio tiranno dello stato francese e di far sì che egli avesse tempo a disposizione per valutare la reazione del popolo francese a tale situazione. La politica intrapresa da Napoleone prevedeva quindi di mettere in luce la figura del generale di fronte al popolo e a presentarlo come la migliore soluzione ai problemi che ancora imperversavano nello stato francese: Napoleone doveva divenire agli occhi del popolo il garante dell’ordine e della stabilità dello stato francese, minati da sanguinosi anni di rivoluzione, Terrore e Controterrore, dall’azione dispotica del Direttorio per non parlare del susseguirsi di tante costituzioni inapplicate. Di conseguenza dopo ben 10 anni dallo scoppio della rivoluzione la vera priorità del popolo era avere tranquillità e un potere forte di cui fidarsi e su cui confidare. Durante i suoi primi anni di governo Napoleone prende dei provvedimenti anche per far comprendere al popolo in che direzione sarebbe stato il suo governo e per tastare il polso al popolo: se infatti esso avesse accettato il suo potere e avrebbe accolto favorevolmente le riforme da lui attuate avrebbe potuto in seguito prendere altri provvedimenti che andavano in contro maggiormente alle sue aspettative personali. Nel 1801 stipula con lo stato della Chiesa un concordato per far capire anche al papa che il nuovo governo francese non avrebbe più intrapreso degli atti ostili verso la chiesa cattolica, che era anche la maggiore fede professata in Francia. Attraverso tale concordato avviene il primo passo della legittimazione del potere di Napoleone e si riappacificano i rapporti con la chiesa romana, minati dai precedenti governi che non solo avevano proposto ed approvato la costituzione civile del clero ma avevano anche avviato un processo di scristianizzazione della Francia. La seconda questione di cui decide di occuparsi è altrettanto delicato in quanto egli sancisce la validità del passaggio di proprietà: in effetti, grazie al sequestro dei beni ecclesiastici, comprendenti terre, monasteri, abbazie, ma anche di tutte le tenute dei nobili fuggiti dalla Francia, e che erano stati consegnati al popolo francese vi era stato il timore che ogni nuovo governo dichiarasse nulli i sequestri di tali beni, che di conseguenza sarebbe dovuti ritornare in mano ai nobili e alla chiesa, con un conseguente impoverimento del popolo. Inoltre, poiché la maggior parte di tali beni era stata acquistata dai nobili, nel momento in cui tali fonti della loro ricchezza fossero venuti meno, Napoleone avrebbe anche rischiato di perdere il consenso dei nobili, che era ancora la classe dominante. In seguito decide di organizzare l’apparato amministrativo dello stato in modo tale che vi fosse un controllo capillare delle tasse che dovevano affluire anche dai villaggi più sperduti: infatti da buon generale sapeva che anche se il comandante poteva essere un uomo valido se non c’era l’appoggio dei subalterni, l’esercito non avrebbe di sicuro riportato una vittoria: per ovviare tale problema istituisce la figura dei prefetti, dei funzionari nominati direttamente da lui che dovevano rispondere del loro operato solo a Napoleone, inviati nei dipartimenti per amministrarli. Poi si dedica ad una riforma della scuola in base alla quale vi era una netta suddivisione tra il sapere teorico, quindi i licei, che dovevano formare la nuova classe dirigente, e le scuole tecniche, che avevano il compito far uscire da esse delle persone in grado di far funzionare materialmente lo stato: con tale distinzione però non venivano penalizzate le scuole tecniche, bensì vi era una semplice distinzione delle tipologie scolastiche e della formazione. Altra sua riforma fu l’adozione di un nuovo tipo di moneta metallica, il franco, in quanto non era più proponibile al popolo francese un nuovo tipo di cartamoneta, vista la cattiva esperienza avuta con gli assegnati, ancora in circolazione ma divenuti carta straccia: il popolo sentiva la necessità di una moneta che avesse, a prescindere dal valore attribuitogli, un valore nominale. Il nuovo franco è quindi una moneta che contiene al suo interno una certa quantità di metallo pari al valore impresso. Nel 1804 infine Napoleone propone una riforma del vecchio codice civile, contenente al suo interno una serie di provvedimenti risalenti a diverse epoche storiche, che prevedevano pene ormai cadute in disuso e diverse da regione a regione: il nuovo codice civile, che racchiude leggi sulla compravendita e su ogni aspetto giuridico della vita civile, assicura quindi una maggiore stabilità allo stato francese, proprio il fine ultimo voluto da Napoleone. Nel 1802, visto che non vi erano state grandi opposizioni ai provvedimenti finora attuati, Napoleone decide di proclamarsi primo console a vita e decide che tale carica debba essere ereditaria: si può facilmente paragonare tale atto di Napoleone a quello fatto da Cromwell, il lord protettore inglese negli 11 anni di repubblica. La figura di Napoleone all’interno del triumvirato assume un ruolo di spicco e di primo piano, in quanto mentre tutti gli altri membri sarebbe cambiati, egli sarebbe rimasto sempre. Vedendo che anche di fronte a tale atto costitutivo di una vera dittatura non vi furono proteste, nel 1804 si fece proclamare imperatore, arrivando a concludere il suo itinerario politico con una riaffermazione giuridica ancora più forte del suo potere: egli, alla presenza del papa, si fece incoronare imperatore dei francesi, addirittura arrivando a porgersi da solo la corona, segno questo anche dell’implicita sottomissione del potere papale al re, in quanto testimoniava il fatto che egli non doveva essere incoronato da nessuno se non da lui stesso, visto che non vi era nessuno con un potere superiore al suo.

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