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Ribellione della Vandea

Il 1793 in Francia si era aperto come un anno favorevole alla Rivoluzione, addirittura come il suo apice, in quanto vi era stata la condanna a morte del re Luigi XVI, un chiaro segno dei cambiamenti che si stavano verificando in Francia e un passo decisivo verso il nuovo ordinamento dello stato, ma durante quell’anno i governanti francesi si videro costretti a far fronte ad una rivolta in uno dei dipartimenti più importanti dal punto di vista economico: la Vandea, i cui cittadini insorgono per due motivazioni: la prima era dettata dal fatto che la nuova guerra non soltanto, con la leva di massa, aveva causato la perdita di molti braccianti agricoli che costituivano la fonte di manodopera principale, ma anche la situazione agricola era peggiorata poiché i pochi prodotti coltivati non era più commerciati ma destinati al fronte; la seconda motivazione è dovuta all’atteggiamento anticristiano della rivoluzione, in quanto già erano stati nazionalizzati una gran quantità di beni ecclesiastici e gli esponenti del clero refrattario erano stati considerati come dei traditori ma vi erano anche nell’aria una serie di provvedimenti di stampo spiccatamente anticattolico, con un cambiamento della stessa struttura mentale della chiesa. Le pietre con cui erano costruite le abbazie, tra cui anche la famosa abbazia di Cluny, vennero utilizzate per costruire nuove abitazioni, i nomi dei mesi dell’anno erano stati cambiati con altri che indicavano in particolare le caratteristiche climatiche di tale mese, erano state abolite tutte le festività cristiane sostituite con le celebrazioni in onore dei caduti della rivoluzione ed era stato infine introdotto il culto di un entità suprema: tutto ciò fece inasprire la protesta nella Vandea che si trasformò in rivolta aperte con il conseguente invio dell’esercito che riuscì a far cessare la rivolta.

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